Porporedde rationem

Coppo di Marcovaldo -Hell

Redde rationem…

La resa dei conti sembra imminente: non sarà la battaglia finale, ma una bella rissa certamente.

Non l’Apocalisse, ma da esorcismo sì.
“Adiuro te, Satan, hostis humanae salutis…”.

Il demonio sarà pure un gran cornuto, ma certo si avvantaggia dall’averlo troppo descritto come “mostrignaccolo” zoccoluto, con codino a punta di lancia, alette da pipistrello, naso a rampino, barbetta caprina, tempie bitorzolute e cotenna rosso fiammante.
Il voler credere trasformato il vecchio satanasso, da arcangelo “il più bello degli angeli, Spirito perfetto inferiore a Dio soltanto”, a bruttura simile ai bernoccoluti Klingon, della serie televisiva di Star Trek è stato errore madornale.
Pensarlo così riconoscibile, solo a veder sbucare il classico codino, è azzardo.
Men che meno le corna che, con i tempi che corrono, il portarle non vuol dire essere arbitri di calcio o in trasferta dall’Inferno.
Le alucce sotto la giacca poi potrebbero dare impressione di avere di fronte il classico gobbetto, cui toccarne gibbosità porterebbe addirittura fortuna.

No, è stato proprio la più grande minchionata pensarlo con la logica che muoveva il Marco Ezechia Lombroso, poi divenuto Cesare, che credeva possibile leggere animaccia nera solo nei tratti – guarda caso, sempre grossolani – del bipede di turno che gli stava sotto la lente.

Troppo semplice.
Piacerebbe vincere facile, ma il prossimo che viene a fotterci è spesso, all’opposto: accattivante, rassicurante, radioso, luminoso e bello.
Insomma: si presenta bene.

Quel che ai tempi bui figurava spaventoso, come l’inferno che lo accompagnava, oggi sembra una macchietta da avanspettacolo, ridicola caricatura e infantile spauracchio di antenati un poco trogloditi.
Un Belzebù così buffo e muffo, la sicumera di essere evoluti rispetto a cavernicoli avi, porta a sottovalutare la minaccia, a credere sempre che l’Uomo Nero non esista e quanto si era ingenui, da piccoli.

E il mefistofelico, luciferino, malefico e maligno ci va a nozze: se il nemico non esiste, perché portare lo scudo?

Alfine, anche tanti porporati pare siano a ingrossare le fila di quelli che no, siamo adulti, non scriviamo più la letterina a Gesù Bambino, né a Babbo Natale, la calza per metterci regali o carbone per la Befana e simili amenità.
I primi a non dover abbassare la guardia sono proprio a irridere di tanto timore reverenziale per “Sua Malignità”, quasi questi fosse stato solo un ragazzaccio discolo, invidioso dei fratellini e di tanta attenzione verso quelli, così imperfetti e brutti.
Insomma, un … povero diavolo, abbrutito dalla gelosia verso quella fragile creaturina venuta male, dall’impasto di fango e argilla.
Un Satana da compatire, magari neppure vero che, se la Bibbia fosse a fumetti, parrebbe come la prorompente e prosperosa Jessica Rabbit, personaggio dei cartoni animati, che giustificava la sua forte carica erotica con un “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”.

Un mucchio di gente sorride pensando che no, la vita è sì un susseguirsi di disgrazie e alfine pure si muore, ma sono eventi casuali o “naturali”, nell’ordine delle cose e della legge del caos.

Tanti san Tommaso, a credere solo il tatto fonte di verità: toccare per credere!

Poi, gli “sboroni” del nuovo millennio sono a sbirciare la pagina dell’oroscopo, alla “non ci credo ma…”.
Non sapremo mai quanti scaramantici sono a governare intere comunità e a deciderne destini;

non con piedi per terra, ma con la testa tra nuvole e le costellazioni, a interpretare e indovinare destino da tanti allineamenti di luminarie celesti.
Guardando stelle che magari non sono più o un universo indietro di milioni d’anni, tanto è il tempo che la luce impiega ad arrivare a noi.
Stelle morte in spazi lontani, forse vuoti, come le orbite di un teschio: con queste pagine bianche e vuote siamo a voler santificare gli indovini, ma a negare il diavolo tra e contro di noi.

Padre Gabriele Amorth, uno tra i più vecchi e battaglieri “cacciatore di demoni”, esorcista da sempre e ancora in prima linea, è ad ammonire e predicare, ma ormai voce che grida nel deserto.

Non ci sono zone franche: il demonio abita anche in uomini di chiesa. L’odore di zolfo e di sterco si sente anche in Vaticano.
Non bisogna andare lontano, per crederlo: il gioco dei soldi, lo “sterco del diavolo”, lo si riconobbe ai tempi di Paul Casimir Marcinkus,

«You can’t run the Church on Hail Marys» non si può governare la Chiesa con le Ave Maria, diceva.

Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989, fu coerente con il suo motto.
L’”abito che non fa il monaco” dimostrò quanto nella chiesa di Pietro ci fosse di sulfureo, impastando per bene quel “letame diavolino” per poi restarne – e con lui l’immagine di Pietro – insozzato, quando scoperti gli altarini.
Senza contare la quantità di casi di pedofilia, del come sotto le toghe ancora il serpente opera nel corrompere mondo materiale.
E non entriamo nel caso della povera Emanuela Orlandi, pecorella innocente entrata negli ingranaggi di una lotta al calor bianco, tra l’incenso e lo zolfo: rapita per ricatto, per deviare attenzione sulla responsabilità del regime comunista nel fallito ammazzamento del Papa.
Figlia di un funzionario del Vaticano, fu carne da cannone, in una guerra sotterranea dove anche “toghe sporche” erano a servire l’altra sponda.

Di questi giorni è subbuglio e intenso movimento ventresco tra le porpore, a voler sgambettare il Papa:
momento in cui la Curia è attraversata da conflitti tra cordate, combattuti a suon di documenti segreti passati ai mezzi d’informazione, a farne cuneo per scardinare e scassinare nella casa di Dio.

Cose da uomini: il diavolo non centra, saranno tanti a rispondere.
E quello ringrazia per tanta dabbenaggine: se non lo conosci non lo eviti.

Porporedde rationem…

«Adiuro te, Satan, hostis humanae salutis…“ io ti esorcizzo, Satana, nemico dell’umana salvezza.

«Io non sono cattivo: mi disegnano così!» risponde il cornutaccio.

Ah, già: non esiste…

parliamo di cose serie: vediamo cosa dice l’oroscopo di oggi.

ISLAM-S NEWSLETTER A cura di Valentina Colombo
FEBBRAIO 2012 Numero 10

La presente è un’Islam-s Newsletter particolare e importante. E’ un appello a favore del giornalista saudita Hamzah Kashghari condannato a morte dalle autorità saudite con l’accusa di avere oltraggiato Allah e il Profeta. Qui di seguito un mio commento, la mia traduzione della fatwa, la fatwa originale e l’originale del testo di appoggio alla fatwa. Infine il link per sottoscrivere l’appello di Amnesty International a favore del giovane ventitreenne. Più che mai vi chiedo di fare circolare questa newsletter affinché sia preservata la libertà di Hamzah e di tanti giovani come lui.
 

SMASCHERARE L’IPOCRISIA SAUDITA PER SALVARE HAMZAH KASHGHARI
Di Valentina Colombo
 
 
“Nel tuo compleanno, dirò che ho amato il ribelle che è in te, che sei sempre stato una fonte di ispirazione per me, e che non amo l’alone di divinità intorno a te. Non pregherò per te.” “Nel tuo compleanno, non m’inchinerò davanti a te. Non ti bacerò la mano. Piuttosto, te la stringerò, come si fa fra eguali e ti sorriderò mentre tu mi sorridi. Ti parlerò come a un amico, niente di più. Ho amato alcuni tuoi aspetti, odiato altri, e altri non li ho capiti”. Questi alcuni dei tweet che incriminano e condannano a morte, secondo il governo e le autorità religiose saudite, il ventitreenne giornalista Hamzah Kashghari. Dalle parole di Kashghari si evince il desiderio di capire, di potere giudicare Maometto che secondo la religione islamica è un uomo, non è una divinità. E’ la proposta di considerarlo un pari, un amico. Altri tweet riportati dall’atto di accusa, ovvero dalla fatwa emessa dalla Direzione generale per la ricerca  e la fatwa, indicano invece la volontà di comprendere e l’incapacità di cogliere la divinità suprema, Allah: “La dimostrazione dell’esistenza della divinità sarebbe limitata se non fosse per l’esistenza degli stolti”, “Tutte le immense divinità che adoriamo, tutte le immani paure che ci assalgono, tutti i desideri che attendiamo si realizzino con ansia, non sono altro che la creazione delle nostre menti”, “Ci sono esperimenti scientifici che possono durare tutta una vita, si accerterebbero dell’eternità se riuscissero a trasportare la mente umana alla divinità” , “Qualora stabilissimo l’esistenza di Dio, saremmo eterni come lui per sempre”. La filosofia di Kashghari pare portare alle estreme conseguenze l’interpretazione wahhabita della divinità, laddove dice che chi coglie Dio diventa Dio significa che chi lo coglie diventa pari a Lui e quindi Dio stesso. Ma evitando di soffermarsi troppo su questioni teologico-filosofiche il giovane giornalista ha semplicemente espresso liberamente le proprie idee in un luogo, Twitter, considerato finora uno spazio libero per gli abitanti di quei paesi soffocati dalla censura, islamica o non. Purtroppo se Twitter, al pari di Facebook, è stato di enorme ausilio alle rivolte popolari da un anno a questa parte nel mondo arabo, ora chi è al potere ha compreso quanto possa essere efficace e pericoloso. Per cui in Egitto Naguib Sawiris è già stato portato in tribunale per avere pubblicato su Twitter l’immagine di Topolino e Minnie, l’uno con la barba da salafita, l’altra con il velo integrale. E ora Hamzah. Il suo caso è decisamente più grave perché il re ha apposto la firma sulla sua condanna a morte. Non è bastata al giovane la fuga in Malaysia che lo ha subito estradato nella consapevolezza della sorte che lo attendeva. Perché? Perché la Malaysia come l’Arabia Saudita sono membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI), che è il principale sostenitore della  lotta contro l’islamofobia e che vorrebbe fare introdurre anche in Occidente leggi anti-blasfemia. Ebbene in base ai criteri di giudizio dell’OCI anche Hamzah, un musulmano, è un islamofobo, quindi non sorprende la connivenza tra Malaysia e il regno saudita nel caso di una condanna di apostasia.
Si rammenti altresì che la Carta universale dei Diritti umani del 1948, non sottoscritta dall’Arabia Saudita e dalla maggior parte dei paesi islamici, recita:
Articolo 18. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.
 
Articolo 19. Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Mentre il documento corrispondente redatto dal mondo islamico, sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, ovvero la Dichiarazione del Cairo dei diritti dell’uomo nell’islam (1990), è molto vago sulla questione della libertà di opinione, ma molto chiaro su quella di religione. All’articolo 10 si legge: “L’islam è la religione naturale dell’uomo. Non è lecito sottoporre quest’ultimo a una qualsivoglia forma di pressione o approfittare della sua eventuale povertà o ignoranza per convertirlo a un’altra religione o all’ateismo”. Quindi l’uomo è naturalmente musulmano, nasce musulmano e quindi non lo si deve distogliere dalla vera e unica religione. All’articolo 22 si parla di libertà di opinione, ma limitatamente ai limiti della sharia: “a) Ogni individuo ha diritto di esprimere liberamente la sua opinione, in modo non contrario ai princìpi della Legge islamica;
b)            Ogni individuo ha diritto di invitare al bene, ordinare ciò che è giusto e vietare il male, conformemente alle norme della Legge islamica;
c)             L’informazione è una necessità vitale per la società. E’ vietato sfruttarla, abusarne o offendere le cose sacre e la dignità dei Profeti. E’ ugualmente vietato adottare comportamenti che rechino oltraggio ai valori morali o che provochino disgregazione e corruzione nella società, danneggiandola o scalzando la religione;
d)            È vietato incitare all’odio su base etnica o religiosa, così come a qualunque forma di discriminazione razziale”.
 
Quindi il giornalista saudita ha “abusato” della libertà prevista dalla sharia e l’autorità saudita compie semplicemente il proprio “dovere”, quello di ordinare ciò che è giusto e vietare il male. Credo che il caso di Hamzah Kashghari debba servire da esempio per fare comprendere che fino a quando blasfemia e apostasia in ambito islamico continueranno a essere punite con la pena capitale, così come si evince dalla fatwa contro Kashghari, non dovranno essere varate leggi che difendano né la cosiddetta islamofobia né la blasfemia.
La fatwa emessa in Arabia Saudita e qui sotto tradotta per esteso parla chiaro, molto chiaro, troppo chiaro. E’ curioso altresì osservare che in un punto pare che il Comitato permanente non abbia avuto il coraggio di scrivere la parola “ucciso”, quindi di esplicitare la vera condanna a morte: nel testo in calce nella citazione del qadi Iyad c’è un omissis segnalato da punti di sospensione nell’originale, laddove si afferma chiaramente “costui va ucciso come abbiamo spiegato” (si veda l’originale del testo citato). Quindi non servirà alcun processo, la sentenza è già stata emessa e solo la mobilitazione internazionale potrà salvare un giovane, e molte alte persone come lui, che ha commesso l’unico “reato” di pensare liberamente.

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TESTO DELLA FATWA

Sia lodato Allah l’Unico, la preghiera e la pace su Colui dopo il quale non v’è alcun profeta
Il Comitato permanente per la ricerca scientifica e la fatwa ha esaminato gli insulti contro Allah – Egli è l’Altissimo – pubblicati dallo scrittore, giornalista del giornale saudita Al-Bilad Hamza Kashghri su Twitter, mettendo in dubbio l’esistenza di Allah – Egli sia lodato – e la necessità di adorarlo. A seguito dell’analisi è stato riscontrato un comportamento scorretto nei confronti del Profeta – su di lui il saluto e la benedizione di Allah – espressioni di odio nei confronti dell’Inviato di Allah – su di lui il saluto e la benedizione di Allah. Tra quanto scritto c’è quanto segue: “La dimostrazione dell’esistenza della divinità sarebbe limitata se non fosse per l’esistenza degli stolti”, “Tutte le immense divinità che adoriamo, tutte le immani paure che ci assalgono, tutti i desideri che attendiamo si realizzino con ansia, non sono altro che la creazione delle nostre menti”, Leggi tutto…

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PER FIRMARE L’APPELLO
A FAVORE DI HAMZAH KASHGHARI
Firma l’appello
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I preti e la pedofilia

Prima parte: il coraggio di un’analisi

Se c’è un peccato orrendo, per il quale Cristo stesso non ha risparmiato condanne gravissime, tipo quella di invitare i colpevoli addirittura a scomparire in fondo al mare con una grossa pietra al collo piuttosto che essere di scandalo a uno di “questi piccoli che credono in me”, è proprio quello della pedofilia, perché è come “uccidere” un innocente dentro l’anima con traumi e conseguenze irreversibili per tutto il resto della sua vita. Se queste sono le gravissime parole di Cristo, com’è possibile, ci si chiede, che tali peccati vengano commessi addirittura da certi suoi ministri, sacerdoti o religiosi, che sono le persone che più di tutte devono difendere e prendersi cura della gioventù, dei deboli e degli indifesi?

Vista la gravità della situazione ci sembra doveroso tentare almeno un’analisi per non cadere, da una parte, nella tentazione di unirci al solito coro scatenato di chi inveisce con rabbia contro il clero scagliando pietre alla cieca su tutti, e dall’altra, alla voce rassegnata di chi sostiene che queste faccende biasimevoli sono sempre esistite e che solo adesso se ne parla. Siccome non condividiamo né l’una né l’altra versione, abbiamo pensato di interrogare la storia, soprattutto di questi ultimi vent’anni o poco più perché purtroppo vediamo che, proprio da quella data, 1985/90, i ragazzi sono stati sottoposti a una specie di lavaggio del cervello che aveva lo scopo essenziale di presentare la libertà sessuale senza limiti come principio educativo per risolvere i problemi del crescente “disagio giovanile” e per combattere l’atteggiamento discriminatorio nei confronti degli omosessuali, considerati i “nuovi martiri” da canonizzare perché non godono ancora degli stessi “diritti” degli altri, a iniziare dalla possibilità di contrarre matrimonio, di adottare figli ecc.

Infatti da quella data in poi la scuola si è sentita chiamata in causa, anche a seguito di un atteggiamento sempre più assenteista della famiglia che aveva subito il suo primo, progressivo tracollo con la perversa legge sul divorzio del 1975, offrendo dei progetti che erano per lo più mirati a promuovere lo sviluppo dell’adolescente, non nel suo processo di crescita globale, ma nella sua sessualità in evoluzione che doveva essere opportunamente “educata”.

Gestire la propria sessualità in maniera libera, autonoma e responsabile” è il motto con il quale le varie ASL, Aziende Sanitarie Locali, hanno risposto da molti anni all’incarico avuto dalla scuola italiana per realizzare tali lezioni, nonostante le proteste di molti genitori che vedevano i loro bambini-ragazzini traumatizzati, a tal punto che le ASL della Lombardia hanno dovuto sospendere le lezioni con circolare 18 giugno 2009 per le forti pressioni ricevute. Ma come si spiega il silenzio di tutti gli altri Enti, famiglie in testa, per così tanti anni, davanti a questo autentico scempio delle coscienze dei nostri ragazzi, addirittura a livello europeo? La stessa Gran Bretagna che, dopo essere stata all’avanguardia di queste novità, ha pubblicamente confessato il proprio fallimento riconoscendo un numero sempre più alto di ragazzine-bambine incinte, di aborti di minorenni in numero preoccupante, come risposta ha consigliato i preservativi gratuiti da inserire come materiale didattico e l’invio di sms alle ragazzine per ricordare loro di prendere precauzioni!

Questa nuova forma di “educazione sessuale” accettata all’inizio trionfalmente e anche in buona fede da tutti gli Istituti scolastici, pubblici, privati, di ispirazione cattolica o altro, in particolare dai genitori che si sono sentiti come sollevati da un gravoso compito, da docenti, presidi, educatori, religiosi, sacerdoti ecc. come fosse il rimedio di tutti i mali, purtroppo lungo il percorso si è rivelata negativa, anzi deleteria, un autentico veleno per la coscienza dei ragazzini, in quanto si è voluto prescindere dall’aspetto psicologico, etico e morale, che prevede anche il controllo dei propri istinti in vista di una vera educazione all’affettività, alla responsabilità e all’amore, ecc., per focalizzare l’attenzione degli alunni solo sulla conoscenza del nudo rapporto sessuale nelle sue varie manifestazioni, etero, omo e trans sessuale, dandolo per scontato a qualunque età, anzi incentivandone, in molti casi, l’esperienza precoce come un bene, e premurandosi di mettere in guardia i ragazzini dagli unici, veri pericoli che, secondo gli esperti, si possono trovare su questo percorso: l’Aids e le gravidanze indesiderate, per le quali, comunque, esistono i contraccettivi e, per mal che vada, si può sempre ricorrere all’aborto statale libero e gratuito anche attraverso pillole.

Questa impostazione esistenziale all’insegna del libertinaggio più sfrenato non ha fatto altro che creare negli adolescenti in formazione una grande sofferenza interiore che cercherà sfogo in devianze trasgressive, a tal punto che diventerà quasi inevitabile collegare l’uso e abuso del sesso a quello di droga e alcool, con un aumento spaventoso di fenomeni abnormi anche all’insegna di violenza e crimine. Al contrario, si è riscontrato che i ragazzi si illuminano di gioia quando si prospettano loro nuovi orizzonti di una vita pulita e casta, preludio del vero amore per sempre. [1]

Purtroppo, stiamo adesso assistendo, pressoché impotenti, a un progressivo bombardamento non solo mediatico ma legislativo, cosa assai più grave, da parte di tutta l’Unione Europea che, dopo aver promosso e raccomandato il matrimonio omosessuale con possibilità di adozioni sin dal suo primo anno di insediamento, febbraio 1994, – come se non ci fossero problemi più urgenti, quali la disoccupazione, il mutuo casa, il tracollo economico ecc. – vuole imporre alle singole Nazioni leggi contro natura che vanno ben al di là della questione omosessuale perché si vogliono abolire addirittura i due sessi “maschile e femminile” per dare spazio all’ideologia di “genere”, fenomeno inventato a tavolino come ci spiega la dott.ssa Dale O’Leary, medico, membro della “Catholic Medical Association”: “La questione del “genere” è la chiave intorno a cui da vent’anni, gira tutto il tentativo di buttare all’aria l’ordine naturale del mondo, senza darlo a vedere. (…) Adottare una simile prospettiva comporta rifiutare l’idea che l’identità sessuale sia iscritta nella natura, nei cromosomi, e affermare che ciascuno si costruisce il proprio “genere” fluttuando liberamente tra il maschile e il femminile, transitando per tutte le possibilità intermedie, come scelta mobile e revocabile, anche più volte nel corso della vita di una stessa persona.”[2]

A conferma di tutto ciò, l’assemblea del Consiglio d’Europa di Strasburgo ha approvato mercoledì 27 gennaio 2010 un allarmante documento della britannica Christine Mc Cafferty la quale propone una sorta di “raccomandazione”, che sarà la base del programma per la prossima conferenza ONU su popolazione e sviluppo, destinata ai 47 paesi membri, sulla salute sessuale e riproduttiva, che prevede l’accesso anche ai minori, senza informare i genitori, a: contraccezione, aborto gratuito e sicuro, sterilizzazione, fecondazione artificiale e libero “orientamento sessuale” nel quale è larvatamente previsto anche l’accoppiamento con minori, dal momento che non si accenna affatto all’età per avere, secondo il loro nobile e autorevole parere, il primo rapporto.

Non va certo meglio in Germania dove il nuovo ministro della famiglia, la sedicente cristiana democratica Ursula Von Der Leyen, nata a Bruxelles, coniugata e madre di sette figli, sta procedendo celermente alla creazione di un nuovo uomo, sessualmente variabile! Per ottenere ciò, lo Stato deve impossessarsi dei bambini, “sessualizzandoli” il prima possibile attraverso la BZgA, la Centrale federale per l’istruzione sanitaria.[3] Qui è previsto di tutto, pedofilia, incesto e altro, senza mai nominarli, progetto duramente contestato sia dal Vescovo di Augsburg Mons. Walgter Mixa, sia dal card. Meisner di Colonia e perfino dai protestanti! Tra i Verdi, ancora nel 1985 vi fu la richiesta di decriminalizzare il sesso con i bambini, e nel 1989 la celebre casa editrice Deutscher Artzteverlag pubblicò un libro che chiedeva apertamente che venissero permessi i contatti pedosessuali. Questa ondata di lassismo, dove accettata, dove invece combattuta, soprattutto dalla Chiesa cattolica, sta un po’ alla volta creando una mentalità, una sorta di costume o di assuefazione al male a tal punto che si arriva a confondere la verità con l’errore.

  • Da queste allarmanti premesse, dopo che è stato insegnato a questi nostri giovani a pretendere “tutto e subito” sin dai primi anni dell’infanzia, dopo che è stato insegnato loro a considerare l’uomo come povero automa telecomandato dai propri istinti più bassi, dopo che abbiamo depauperato la nostra gioventù di tutto un entroterra etico, morale, culturale e spirituale, che da’ luce all’intelletto e gioia al cuore anche al momento di dare un significato alla rinuncia e al sacrificio, dopo questa disastrosa semina, con quale bagaglio di virtù e di regole costoro sono stati o saranno in grado di vivere l’autocontrollo assumendosi le loro responsabilità davanti a Dio e alla società? I padri e le madri di queste nostre famiglie così disastrate, i sacerdoti e religiosi di questi ultimi anni con tutte le loro debolezze altro non sono che i figli di questa società del vuoto, del nulla e del sesso, figli di quei laicisti ipocriti che, dopo aver imposto certi costumi alle nuove generazioni, adesso le mettono alla gogna gridando allo scandalo e pretendendo perfino i risarcimenti!
  • Insomma, come già detto all’inizio, dopo interi decenni di questo lavaggio del cervello compiuto sia dalla scuola che dai media sui nostri bambini e adolescenti, dove trionfa innanzitutto l’ipocrisia, perché da una parte si incentiva qualunque forma di rapporto sessuale, e dall’altra si penalizza chi li compie, soprattutto se sacerdoti, è accaduto che anche nei vari seminari sparsi un po’ ovunque, come in tutti gli altri settori della vita associativa pubblica o privata, siano entrati degli omosessuali e si siano comportati come tali – e non come pedofili come si vuole far intendere per gettare ancor più discredito contro la Chiesa cattolica. Con la scandalosa differenza che, secondo la mentalità dominante, un eterosessuale è tenuto a vivere la castità, mentre un omosessuale si può concedere di tutto, altrimenti si è tacciati di omofobia. Il peccato impuro in genere, a maggior ragione quello dell’omosessualità che è contro natura, la Chiesa lo ha sempre condannato, che sia commesso dai laici o dai consacrati, cosa che dà molto fastidio soprattutto a certe lobby massoniche che si vendicano proprio attraverso le stesse debolezze dei preti spesso irretiti da scaltri ragazzotti che attentano alla loro fedeltà sacerdotale per poi incastrarli e accusarli davanti al mondo creando scandalo. Il danno più grande lo hanno fatto quei responsabili di seminari americani e di altre nazioni d’Europa che sull’onda delle idee dominanti hanno creduto di non dover “discriminare” gli omosessuali, lasciandoli entrare in seminario, ad insaputa della Santa Sede.

E’ proprio in forza di questo insieme di motivazioni che crediamo assai inopportuno da parte dei Vescovi di continuare a insistere con infondati “mea-culpa” a motivo dei loro sacerdoti che si sono macchiati di questi peccati, quando invece giustizia vuole che si punti il dito contro questa società della perversione e dell’ipocrisia per pronunciare tutti insieme, con forza, un doveroso “J’ACCUSE!” contro tutti quei politici, docenti, autorità e responsabili che hanno rovinato i nostri giovani, riducendoli a poveri idioti senza cervello per ragionare, e senza cuore per amare ed essere amati.  

Quando mai si è sentito un doveroso “mea culpa” da parte dei responsabili della politica, della scuola e dei media, insomma di tutti quei “laicisti” che hanno forgiato e imposto una cultura “pansessualista” dominante nella società dei nostri giorni?

E’ ora di guardarsi da quei falsi accusatori che, dopo aver creato volutamente lo scandalo, pretendono anche le scuse mentre si rivoltano contro Voi, Vescovi e contro la Chiesa spesso allo scopo di spillarvi quattrini frutto della loro perversa e luciferina iniquità!

 

Seconda parte: la responsabilità delle autorità religiose

 

Le stesse potenti lobby massoniche che ormai si sono diabolicamente e occultamente insediate nei luoghi più potenti di questo mondo, tipo parlamenti, governi, magistrature ecc. imperversando e imponendosi con una violenza e successo davvero inauditi, riescono ad influenzare anche le strutture della Chiesa cattolica: seminari, parrocchie, vicariati, curie, centri e strutture di formazione varia, recando un gravissimo danno alla Chiesa e alla società, spesso col tacito consenso di Vescovi e Cardinali, molti dei quali si sono ormai adagiati o rassegnati all’avanzata di tanto male a tal punto da non trovare più nemmeno la forza di mettere in guardia il loro gregge dai lupi rapaci. Tutto questo rientra nelle profezie del Terzo millennio che si stanno avverando e ci spronano a pregare molto per la Chiesa e a rimanere fedeli al Papa, sempre e comunque perché solo nel Vicario di Cristo troveremo la strada sicura anche in mezzo alle tempeste.

Infatti la situazione dentro la Chiesa è a dir poco, drammatica: dopo che per decenni è stato offerto ai bambini e ai giovani un catechismo pieno di “vuoto” amministrando i sacramenti ai ragazzi nella più totale ignoranza della nostra fede, a tal punto che non si insegnano più i Dieci Comandamenti, né l’esistenza dell’inferno e del Paradiso, della Grazia e del peccato, dopo che il catechismo è stato sostituito da incontri occasionali in parrocchia tra genitori e figli dove si parla solo di buone norme di comportamento civile, dopo questa semina del “nulla”, si potrà pretendere che sboccino fiori di santità? Quando al posto delle virtù, dell’amore, della spiritualità e delle norme etiche e religiose che dovrebbero costituire “l’ossatura” della personalità del giovane si offre il “nulla esistenziale”, i nostri ragazzi sono indotti a riempirlo con quello che offre il mercato: sesso, droga e alcool, come male minore!

In alcuni seminari la situazione non è certo migliore perché si trascura l’aspetto ascetico e contemplativo per privilegiare una dottrina equivoca che lascia spazio a mille varie interpretazioni personali. Quando la “fede e la ragione” non camminano in sintonia nella conoscenza dell’unica Verità, viene a mancare la luce all’Intelletto e la gioia al cuore e questa oscurità intellettuale e morale provoca di conseguenza una grande incertezza nel cammino dell’anima e nella pratica di tutte le virtù, umane e soprannaturali.

La Chiesa ha sempre avuto i suoi martiri, molti dei quali massacrati barbaramente, come recentemente i 500 cristiani in Nigeria, i ragazzini crocifissi in Sudan, centinaia di morti trucidati con case e chiese distrutte in Medio Oriente e Africa in prossimità delle feste natalizie e ogni anno migliaia di martiri in tutto il mondo ma adesso, col nuovo millennio, si può affermare che esiste una nuova persecuzione, ancora più insidiosa, perchè a forza di battere e ribattere con ossessione maniacale sullo stesso tasto della pedofilia che invece è quasi sempre omosessualità, si finisce con l’uccidere il popolo di Dio distaccandolo dalla fede e lasciandolo in balìa del più totale disorientamento dottrinale, morale e religioso.

E poi quell’abuso della richiesta pubblica di perdono con insistenza ossessiva da parte della Chiesa è diventata ormai una mania, una fissazione che porterà un danno irreversibile a tutta la cristianità: “C’è qualcuno che, nell’arco della sua vita, ha subito un torto da un prete, anche fosse deceduto?  Si faccia avanti e ci batteremo il petto anche per lui, che non potrà neppure difendersi da eventuali calunnie!”.  Questo atteggiamento superficiale e gratuito, che non ha mai fatto parte della vita della Chiesa perché è sempre stata garante nei secoli del rispetto della coscienza del singolo peccatore, e che viene rigettato perfino dalle leggi civili perché illegale, può aprire una pericolosa strada di delazioni e di calunnie su fatti non dimostrati e su persone che non si possono più difendere perché decedute. La Chiesa non può più accettare di subire passivamente queste strumentalizzazioni diaboliche, studiate appositamente per distruggerla da dentro.

Se togliamo dalla Chiesa la dimensione sacra, visibile soprattutto nel sacerdozio ministeriale con il suo potere di consacrare e di perdonare i peccati, per lasciare solo quella sociale, umanitaria, per giunta aggravata da fatti del genere, è l’inizio della fine perché in questo caso lo stesso Dio, lo stesso Cristo, non più invocato, non più considerato, lascia l’uomo in balia di sé stesso con tutto il suo povero bagaglio di debolezze e di miserie. La perdurante crisi del sacramento della penitenza lascia ciascuno ai suoi poveri sforzi, senza l’appoggio e il dono del perdono divino attraverso la Chiesa.

Grave è la responsabilità dei Vescovi al momento di operare il discernimento sulle vocazioni sacerdotali per condurle con mano affabile e forte nelle vie del Signore. Per questo occorre molta preghiera anche da parte nostra perché lo Spirito Santo illumini l’operato dei Vescovi, difenda la Chiesa dal Maligno e la conservi guida sicura per le future generazioni che hanno estremo bisogno di Verità e di Grazia.

patrizia@patriziastella.com  – www.patriziastella.com

 


[1] Ugo Borghello, Il Sogno dell’amore per sempre, Ed. Ares, pag. 209

[2] Dale O’Leary, La guerra del genere”, Ed. Rubettino.

[3] Rivista “Tempi”, n. 35 del 30.8.2007

Polvere di stalle

Dicono di noi, il nostro essere polvere di stelle.

Hamza Kashgari, scrittore e giornalista un tempo sarà stato d’accordo su questa verità scientifica, anche se oggi qualche dubbio gli sarà venuto.

L’universo si creò come pare dal compattarsi di particelle, come quelle matassine negli angoli delle nostre case, quando il riscaldamento agita le particelle nell’aria e le fa aggregare in morbide palline ovattate.

 

Quel che siamo oggi è prodotto di riciclo, come da raccolta differenziata: componendo, scomponendo e rimontando i mattoncini, sempre a riformare architetture diverse.

No, rispondono gli indignati: non si può banalizzare così il prodotto della creazione divina, il partire dalla luce per arrivare al pari di una lampadina fulminata.

Polvere di stelle è, non quella da nascondere sotto il tappeto.

Forse che no, ma non sempre il botto e il rimbombare di quella bombarda di miliardi d’anni fa è riuscita a compiere miracolo;

l’energia è riuscita a condensare e sublimare bellezza nell’opera sua; pure a creare la scala dei grigi, dove al bianco si oppone il nero, al brillare, le tenebre.

Al pari abbiamo oggi polvere d’oro come di merda di gallina.

Polvere di stelle sarà pure partenza, ma all’arrivo qualcosa ha mutato.

In polvere di stalla.

Da quel lontano “Big-Bang”, dallo sfogo liberatorio di tanta massa concentrata e poi rilasciata in un respiro liberatorio, non solo fiato è stato espulso, ma anche il prodotto di fagioli cotti in pentola, peto più che petardo dell’inizio di quel che portò poi al fenomeno “vita” e poi al bipede che si fregia oggi della medaglia di “Homo”.

Giusto poi che non vi è contraddittorio, a cospargersi d’incenso e dire di sé d’esser pure “Sapiens Sapiens”.

Visto nell’insieme, in parte vero, parte no: come ogni ammasso cellulare, non sempre c’è bisogno di cervello, quanto sempre di un estrusore, perché di materia grigia si può anche fare a meno, ma di un intestino no, e quando questo è pigro, è tragico come quando la diga cede.

L’ameba umana esiste, nonostante il bel castello che la racchiude spesso abbia apparenza e classificazione di “Umano” e il termine “Primate” fa a pugni con la derivazione latina primus, “il migliore”, di cui andiamo fieri, spartendo e spandendo bauscia – anche se con aristocratico distacco e disprezzo – con i “parenti poveri”: gorilla scimmie e altri con pelo, dalla schiena allo stomaco.

Diciamocelo, che non è vero esser tutti uguali: sotto la carrozzeria spesso il motore è diverso.

E se nella meccanica, per quel che si muove su ruote, la potenza si misura in cavalli, per altri, ancora in … cammelli, passando dallo spunto allo sputo, in termini di risposta evolutiva.

Sprangare l’entrata della caverna può essere difesa o prigione.

Come le creature che vivono nelle cavità, alla fine perdono quel che in quei luoghi non serve e si diventa ciechi.

Se si esce, subito si ricrea il muro e si scherma la luce, credendo che solo nell’oscurità unica scelta e opportunità di vita;

non credendo a chi invece ci porta testimonianza che al di là, fuori, c’è un mondo alternativo.

Né meglio né peggio: solo diverso, come “diversità” è parola magica, che difende e dispone la vita alle aggressioni di un continuo in perenne divenire, in movimento e mutazione, cui presentarsi con adeguate rettifiche ed aggiustamenti.

 

Giusto che il coccodrillo o lo squalo siano a magnificare proprie credenziali e crediti: l’esserci ancora a prova e misura che il proprio è eccellente garanzia di carta vincente, visto la durata e il lungo affitto di nicchia, ma non pretendere e presentare presunzione che sia unica soluzione al mondo.

 

Dio forse non giocherà a dadi, ma neppure ebbe a costruire con catena di montaggio;

non a omologare ma, sin da subito, a sparpagliare e sparigliare le cose, in un mosaico che poi ricomponga il disegno, ma non che presuntuosa particella possa essere – da sola – misura di tutte le cose.

Saremo concerto, ma solo in orchestra e non in assolo.

La musica del creato è corale e, come la luce, può risplendere solo dal giusto taglio, nelle sfaccettature del diamante.

Un trombone o la grancassa, che fa voce grossa, copre ma non è armonia: solo prepotente suono che soffoca e nasconde la giusta sinfonia.

Il libero arbitrio sarà pure fonte di stonatura e stecca, ma unico modo per imparare dagli errori e migliorare.

Insistere nel dire che la terra è piatta non la cambierà da palla in frittata.

E il calpestare chi lo dovesse dire non permetterà quadratura di nessun cerchio.

 

Detto quanto, la perfezione non sarà mai di questo mondo, come neppure di chi ci abita.

Certo non i tanti Abdullah o Abdel Aziz alSheikh, re o mufti che siano, nel volere la testa di Hamza Kashgari.

 

La verità non è mai sul filo di una lama ma estenuante ricerca, su quello della parola.

 

Giusto chiedere rispetto del proprio, ma anche a darne.

E il tagliar corto non si applica come in ricetta da cucina, nel voler prendere per la gola il prossimo.

Ammazzare chi non è d’accordo non permetterà mai all’asino di volare o alle mosche di fare il latte.

 

La testimonianza si porta e supporta con l’esempio;

la conversione, con il convincere, non con la costrizione o applicando la legge del più forte.

 

Hamza Kashgari ha semplicemente espresso giusto libero arbitrio e pensiero: accusato di apostasia da Riad, ora rischia di essere decapitato.

 

Di Maometto disse per l’anniversario della sua nascita, il 4 febbraio:

“Per il tuo compleanno, non m’inchino davanti a te (…) Mi piacciono alcune cose di te, ma altre le odio, e non ne capisco molte altre ancora. Per il tuo compleanno non bacerò la tua mano, la stringerò come a un essere umano; ti sorriderò come tu sorridi a me e ti parlerò come a un amico, nulla di più”.

 

Di che si ha paura: che basti il dubbio o il verbo a cambiare l’ordine delle cose?

 

Preso nel senso più ampio, se Dio è, resta;

se i suoi profeti sono, tali rimangono.

Le opinioni non bastano a cambiare nulla, sempre che sia il nulla a essere per primo!

 

Giusto che una comunità che si riconosca in un credo chieda rispetto, ma non che debba manifestare solo prepotenza e presunzione solo per il numero o le armi.

Impari a usare la ragione, per confutare, se pensa d’essere nel vero e altri a torto.

Altrimenti si seppellisca sotto la sabbia del deserto, come si fa con un cadavere.

 

Non ci si fa amare da una donna solo nel violentarla e neppure ritorna adorazione con la frusta.

Se si hanno doti e meriti, si usino, altrimenti non si cerchi di arrivare alla luna volando su ali di carta.

 

E, per quanto si cerchi di alzare i piedistalli, la misura di un uomo non potrà mai essere da gigante;

solo il suo agire e l’amore lo potranno far grande, altrimenti sarà solo alto da zeppa sotto il calcagno, illuminato dai roghi, osannato dai lamenti dei torturati e profeta di cimiteri.

E si smetta di offendere Dio e la sua intelligenza.

Avesse voluto delle marionette, da subito le avrebbe create tali e ne avrebbe di suo potere, nel cancellare di venuto male;

senza per questo dover delegare “sbianchetti” a fare quel che gli verrebbe facile da solo.

 

Se dal cielo nessuna saetta è arrivata a incenerire Hamza Kashgari, una ragione ci sarà.

O forse Allah e Maometto non ce la fanno senza Abdullah o Abdel Aziz alSheikh?

Della serie: Dio è Padre, non padrone e per questo non accoppa i propri figli.

Gli Abdullah bin Abdul Aziz, re dell’Arabia Saudita e Abdel Aziz alSheikh, sì.

Ma questa è solo polvere di stalle.

Da par mio, anch’io, nella mia fragilità, sono al cospetto del mio Signore:

«Mi piacciono alcune cose di te, ma altre – del come hanno scritto di te – le odio, e non ne capisco molte altre ancora […] non bacerò la tua mano, la stringerò come a un essere umano; ti sorriderò come tu sorridi a me e ti parlerò come a un amico.»

Però, Padre: io ti amo.

L’Europa sdogana la dittatura finanziaria
Europe cleared through customs the financial dictatorship

Vuoti a rendere

“Pinco Pallino svuota tutto!”

Vuoi per cessata attività, vuoi per rinnovo locali, cambi di stagione o altro e di più, spesso capita di imbattersi nel cartello, ammaliante canto di sirena, che promette orgasmici acquisti a prezzi stracciati;

«Venghino, siore e siori: non siamo qui per vendere, ma per regalare!»

Non ce la fò a tenere sta roba: ve la cedo per un tozzo di pane.

Ecco il sistema “Svuotaciofeche”, dove anche ci si libera e si mollano fondi di magazzino, imbellettati alla bella meglio.

Un bel gioco di prestigio, come il gioco delle tre campanelle, dove conta la velocità con cui si “rimbambisce” il pollo, cui non si deve dare tempo di riflettere;
messa la pallina sotto una delle tre campanelle, questa è trascinata da un punto all’altra del piano di gioco e scambiata di posto con le altre due.
Abracadabra… nel momento in cui la campanella è spostata in avanti, finisce tra le dita del prestigiatore e il fessacchiotto di turno col cavolo che mai indovinerà come l’hanno gabbato.

Nonostante resiste il “Burian”, il vento siberiano e irrompe il “Blizzard”, la tormenta di neve fine e gelata, in arrivo dai paesi baltici, dopo la tempesta, il sereno: alla fine arriverà primavera e bisogna assolutamente far posto negli spazi dedicati allo stoccaggio.
Occorre far uscire le sardine dalla scatola, per metterci del fresco.
Nel nostro caso… al fresco, giacché il gioco delle tre campanelle si vorrebbe applicato alle patrie galere;
si chiama decreto “svuota carceri”, quello che dovrebbe “svecchiare” il parco galeotto.
Serve far posto alla collezione “Primavera-estate”.
Consumato il pieno, ora urge disfarsi del vuoto, assolutamente “a rendere”.

Come per matti e mignotte, cancellati manicomi e “Case chiuse”: tutti fuori, quasi fosse l’ambiente” a farti diventare e non tu a essere!

Il ministro della Giustizia, Paola Severino “chiagn’e fotte” il popol bue:
“La situazione richiede un intervento tempestivo […] necessario e urgente”.

«Un due tre, liberi tutti!»

E il gioco del nascondino potrà riprendere da capo, dopo che i graziati ritorneranno a far di specialità virtù.
Fino al prossimo “Liberi tutti!”.
Perché periodi così si presentano a cicli regolari… si raccoglie, si ammucchia, si pigia, poi arrivano gli sconti, i saldi e lo svuota tutto.
Le prigioni come il pensionato: presi d’inverno, si passa nel tepore e con pasti caldi, per poi “sbocciare” in primavera;
l’unica fregatura sarebbe che sia fatta grazia nel periodo sbagliato: del “Burian” e del “Blizzard”.

Tolto questo, è una pacchia, che il peggio lo vive – e muore – il barbone all’addiaccio, sotto coperte di cartone, o il vecchio dimenticato nel congelatore della sua stanzetta solitaria, senza luce e gas.

Tanto poi per non aggiungere di nuovo, ecco a togliere altri sassolini dalla scarpa, per camminare spediti.

Fuori Oleg Fedchenko, il pugile che, nell’agosto del 2010, massacrò a pugni e calci una passante, in viale Abruzzi a Milano;
Così, tanto per scaricare i nervi: a chi tuca taca, a chi tocca tocca.
Una lotteria: chiunque di noi avesse avuto sfortuna di incontrarlo, sarebbe finito pestato come carne trita.
Che culo: come vincere la lotteria di Capodanno!

«Quel lì l’è matt!» quello è matto, decide il giudice.

E ancora: se non lui, Giovanni Antonio Rasero, chi ha ucciso il piccolo Alessandro Mathas, otto mesi, in una notte del marzo 2010, spiaccicandogli il cervello contro un muro?
Assolto, “per non aver commesso il fatto”, il tipo fa marameo, facendosi beffe della sentenza di primo grado, dove invece altri lo avevano condannato a ventisei anni di gattabuia, ai ceppi.

Ccà nisciuno è fesso?
Visto che tutti e due non possono avere ragione, chi è giudice cannarolo, leguleio di sgabuzzino?
Non importa… ci sarà comunque spurgo delle condotte.

Tanti casi simili sono a dimostrare che abbiamo a che fare con “Dilettanti allo sbaraglio”, titolati “Espertoni” e “Tuttologhi” da Bar Sport, risolutori da settimana enigmistica, ma quella che riporta le soluzioni, altrimenti s’incasinano.
Premiata “Fighetteria” da palcoscenico, che si presenta in branchi a spiegarci l’accaduto, senza per questo capirci ‘na mazza di chi ha provocato il casino, ma prodighi nel pontificare che “Se si sa come leggere i segnali, gli accadimenti sono prevedibili”.

Avessero pensato a consultarli prima…

Dal delitto di via Poma, di Simonetta Cesaroni a Yara, comprendendo Sara Scazzi – dove neppure dal gruppo di associati a delinquere si cava ragno dal buco, a pescare esecutore materiale – siamo ad assistere a topiche clamorose, a manifestate inettitudini e incapacità, dove poi si condanna o no con il “sistema spannometrico”: a lume di naso.

Una scala mobile da grandi magazzini, dove si entra e si esce quando orario di chiusura; come a scuola e al cimitero, al suono della campanella.

Davanti a tanta ”guitteria”, a scempio della ragione, a sciatteria investigativa e giudiziaria, il “Si svuota tutto!”, è una… liberazione.

Come la dolce Euchessina per lo stitico: efficace purgante d’intestino pigro.

Perché a questo siamo e, come osò Fantozzi, all’ennesima tortura nel dover rivedere ” La Corazzata Potemkin”, di Sergej Ejzenstejn, anch’io sono al “sfogatoio”:

«Questo vuoto a rendere è una cagata pazzesca!!»

D’Halemas

Massimino, stanco di bighellonare in patria, dove la delega del sollevamento della patata bollente è stata data a un governicchio tecnico, in attesa di rientrare in gioco, quando più pericolo di scottarsi, ha cercato cazzeggio in un bel viaggetto in Cisgiordania;
come sempre, l’iperbole del bauscia parla di “missione”, per quello che invece sarebbe un incolore gita fuori porta, non fosse che, per attirare attenzione, il nostro applica il classico “Si parli bene che male, l’importante è che se ne parli”.
L’ormai collaudato sistema del riconoscere che sempre farà notizia l’uomo che morde il cane e di chi butta la vecchia sotto l’autobus invece che aiutarla ad attraversare la strada.
Mancandogli il braccio di Hezbollah, per la passeggiata, cerca quello di Hamas, giusto per restare tra “amici” e non perdere abitudini barbicate.

“Al fin della fera”, finita la festa, l’anima e le radici sue ben sono a vibrare su stesse frequenze e toni, di chi del terrore ha fatto dogma e dottrina, indispensabile per la lotta: da Hezbollah ad Hamas.

Il motivetto canticchiato è sempre quello, alla Pol Pot: meglio sempre piallare tutto e ripartire da zero.

Lasciamo per un attimo Max D’Alema, “truciolo” di tanta lavorazione e andiamo a fare un breve riassunto dell’insegnato, ricevuto in eredità dai maestri: Lenin e Stalin, nella cui bottega moscovita il nostro Maxbaffino è stato apprendista, studiandone e assimilando storia e applicato raccomandazione dei vecchi: il mestiere si ruba.

Vladimir Ilyich Lenin fu e resta la peggior figura di criminale che la terra abbia mai partorito, anche se lo sgravo suo lo seguì a ruota: il “Beppe” Vissarionoviec Dezugaesvili: Stalin, ossia “acciaio”, per dar subito idea della freddezza e della durezza cui era capace.
A questi figuri si rifecero tanti “nipotini”, entusiasti ed efficaci promotori di loro idee e vocabolario, che rifiuta e rigetta ogni riferimento al termine “umano”, “umanità” e “umanitario”.

L’uomo come individuo cessa di essere.

«Dell’uomo si può fare quel che si vuole! Io voglio che nel pensare e nel reagire le masse russe seguano uno schema comunista!»

Parola di nonno Ilyich: c’era bisogno di mandrie di vacche da pascolo e latte, ma di pochi e selezionati torelli.

Per essere sicuro di partire con il piede giusto, si appellò a un luminare dell’epoca: al fisiologo russo Ivan Pavlov, per chiedergli se il suo lavoro di scienziato, sui riflessi condizionati del cervello, potesse aiutare il Partito a “controllare il comportamento umano”.
Voleva “addomesticare” le sue bestie, “raddrizzare il legno storto dell’umanità”.

«Costringeremo il genere umano a essere felice, costi quel che costi!

Costi quel che costi… e così fu: ecco il “Terrore rosso di massa”, per “raddrizzare” il legno storto e “costringere” il genere umano a essere felice.

Per il suo bene, beninteso: massacrarne milioni per salvare il resto…se ne restava.
Ma questo era parte degli “effetti collaterali” che, come spesso recitano i bugiardini delle medicine, in alcuni casi “potevano essere mortali”.
Solo che per il bastardo pelato, la cosa si ribaltava: sempre mortali, in alcuni casi qualcuno la scampava!
Contabilità per difetto: tredici milioni accoppati, fra il 1918 e il 1921… in soli tre anni!

«Tutto è lecito, lavoriamo per la Storia, per la dittatura del proletariato!»

Ciumbia!

Ubi maior minor cessat: dove vi è il maggiore, il minore decade;
nello specifico, si tradusse in: di fronte al più forte il debole si fa da parte… peggio: cessa di esistere.
Per la Storia, s’intende.

Da qui, completa licenza di saccheggio, rappresaglia e sterminio dei nemici di classe.

«Vamos a matar, compañeros!»

Ma con metodo, sistema, costanza, pignoleria, quantità piuttosto che qualità.
Se il partito era la spina dorsale, la Commissione era muscolatura;
la polizia, “meravigliosa macchina per distruggere l’essere umano”: braccio armato, con licenza e arbitrio assoluto; salutare “purga” per intestini pigri.
Un capolavoro fu poi la mostruosità giuridica;
fusione, in una sola struttura: tra organi che conducevano l’istruttoria, emettevano verdetti ed eseguivano condanne, che di morte andavano a nozze!

Dell’uomo si può fare quel che si vuole… tutto è lecito per “raddrizzare il legno storto”… Ubi maior minor cessat.

Furia rivoluzionaria, scientemente “gioiosa macchina da guerra”, dove “[…] imperativo era cancellare qualsiasi traccia della cultura preesistente, fosse essa iconografica, ideografica o semplicemente letteraria, a voler marcare col fuoco un «prima» e un «dopo»”.

“[…] sparare sugli orologi del tempo alienato per costituire il nuovo calendario della civiltà futura”.

Non per nulla, come da un documento ufficiale, si indicava che “[…] in nome del nostro domani, metteremo al rogo Raffaello, distruggeremo i musei, schiacceremo i fiori dell’Arte”.

Guarda caso, lo stesso concetto di sterminio e di distruzione dei Talebani: nel marzo 2001 distrussero due statue del Buddha, scolpite sulle pareti di roccia nella valle di Bamiyan, una di 1800 anni e l’altra di 1500, quando i padri di questi pirletti ancora erano a portare le pecore a cagare al pascolo.

L’idea di scheggiare la storia incisa nella pietra, per scrivere il tema della propria passeggiata domenicale, persiste in tante demenze.

Si legge che “ […] il Partito comunista e i suoi «ingegneri delle anime umane» non si sarebbero più fermati, fino a quando gli individui […] non si fossero finalmente trasformati in «rotelle»”;
della serie: impersonali e sostituibili ingranaggi tecnici.

Insomma: il “Take away” seguito dall’usa e getta, senza neppure l’obbligo del “Vuoto a rendere”.

Vladimir, escrescenza maledetta ordinava mattanze: «Impiccate, in modo che la gente veda e temi!»
Ma al peggio non ci fu mai fine che, alle disgrazie frutto di tanta incompetenza di gestione, per sopperire alla carestia e alle vacche magre, il macellaio volle che:

«Con la gente affamata che si nutre di carne umana, con le strade coperte di centinaia, addirittura di migliaia di cadaveri, adesso e soltanto adesso noi possiamo e dobbiamo confiscare i beni della Chiesa […] appropriarci di questo tesoro, costi quel che costi!»

Col cazzo che la religione era l’oppio dei popoli;
per la cicala era la formica cui sgraffignare il sudato raccolto, dopo aver passato bella stagione a minchionare, mentre altri sudavano.

Non basterebbe una vita, a raccontare storie di questi assassini, delle peggiori bestie che hanno impestato storia umana.
La contabilità dei morti ne ha tratteggiato crudeltà e potenza mortifera, seguendo “filiera” e “indotto”.

Da tanta spremuta, riconosco oggi succo;
capisco simpatie, empatie, accordo di vibrazione e sinfonia di concerto.

«Parlare con Hamas? Inevitabilmente […] non parlarci non è la scelta più brillante. Rimuovere questo movimento con un esorcismo, mi sembra strampalato […] Hamas non è più un movimento isolato.»

Nel 2006 a braccetto con Hezbollah, oggi attributo gemello… il lupo, in mezzo, perde il pelo ma non il vizio.

Nero su bianco, Hamas ha scritto nel suo Statuto, la volontà di “cancellare” Israele: imballo e contenuto.
Baffino come Arthur Neville Chamberlain, il fessacchiotto inglese convinto che con Hitler si sarebbe potuto addivenire a miti consigli, nonostante che, nel Mein Kampf, questi avesse bel messo in evidenza propositi e obiettivi, che abbisognavano di fuoco, fiamma e fucina, per forgiare l’acciaio delle armi.

Ma Arturo, se vogliamo, era un ingenuo, con spesse fette di salame al posto delle lenti degli occhiali.
Baffin D’Alema no: la sua scuola ha solida… ossatura.

Furbo e attento, come una faina vicino al pollaio.
Pilatesco quanto basta, abile equilibrista nel mettere piede in più scarpe.

D’Alema, a mezzo tra il buon Samaritano e un missionario Comboniano, vorrebbe portare, ai “poveri terroristelli “[…] la posizione dell’Italia, un Paese che è amico degli uni e degli altri”;
“Equivicinanza” tra le due, che ha portato l’Italia ha dare il suo contributo decisivo per la stabilizzazione della frontiera israelo-libanese con la missione Unifil.

Peccato che, mentre i soldati davano il culo al Libano, dietro loro Hezbollah si è armato, con tanti missili da farne indigestione.

Così attento alla “Equivicinanza” da tacere quando Hamas sparava quotidianamente missili sulla testa degli israeliani ed essersi sbattuto i coglioni, quando Hamas rapì il soldato Shalit, tenendolo in ostaggio per anni per poi restituirlo, ridotto a larva umana, differentemente dai suoi grassi scagnozzi, dati in cambio del povero ragazzo.

Al Max riconosciamo pure le attenuanti generiche e genetiche… Talis pater, talis filius.

Per il resto: «Barbis D’Halemas: và da via i ciapp, ti e la tò “equivicinanza”!»

Che, tradotto dal dialetto meneghino, è invito a metterci altro, oltre che la faccia.

Buon fallimento, Grecia

Tanti, tanti sinceri auguri alla Grecia ed al suo popolo di un sereno fallimento. E, lo devo ammettere, sono francamente un po’ invidioso.

Nonostante l’evidenza della mentalità fallimentare del Fondo Monetario Internazionale e della stessa UE, che con le misure imposte alla Grecia, hanno di fatto peggiorato la situazione, esse non demordono. La nuova strabiliante idea di FMI e UE per risolvere finalmente i problemi della Grecia è la seguente: ridurre subito tutti i salari del 15%.

Si deve sapere che già oggi il 30% dei greci fa la fila per la razione di pane e di latte (fonte GR1). Il debito pubblico per effetto delle misure imposte dall’Europa è passato dal 120 al 160% del PIL. Il tasso di disoccupazione è salito, nel solo 2011, del 27%. Il PIL greco è al -4,2%.

Insomma, l’Europa pur di non far fallire la Grecia l’ha strangolata e ridotta ad un filo di fiato. Ora, sempre l’Europa, per stimolare la crescita ed attirare investitori stranieri vuole abbassare il costo del lavoro dei greci tagliando i salari del 15%.

L’Europa conferma la sua mostruosità. Conferma di essere un’ entità deforme alla esclusiva ricerca dell’interesse economico ad ogni costo. Anche a costo di ridurre un intero popolo alla fame.

Dunque l’augurio che faccio al popolo greco è di un fallimento totale del loro Paese. Fuori dall’Europa e dall’Euro. Nella certezza che così potranno tornare ad essere un popolo libero e ricco.

E nella speranza che quanto prima possa toccare anche a noi.

L’Api Magna

“Si sveglia il mondo, lo accarezza il sole;
si sveglia l’ape Maia dentro un fiore… ”

Sara di sicuro una margherita.

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

“…apre i suoi occhi sorridenti
vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia […] tanto gaia
vola sopra un monte, sfiora il cielo”.

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Che bel quadretto: proprio il ritratto del bel bamboccione, il “Cesco” Rutelli;
è lui spiaccicato; un farfallone, bello come i palloncini del Luna Park: colorati, leggeri e pieni di nulla.

“[…] per rubare il nettare da un melo”.

Ahi, ahi, ahi…qui casca… l’asino.
Fin che si parla di fare il fighetto, passi: il Ceschino ci sta a fagiolo, ma rubare no;
per farlo bene ci vuole macina di materia grigia: non basta la faccia da ciuccio.

Anzi, il Cecco è proprio Pinocchio giusto per il Gatto e la Volpe.
Via di mezzo tra il micione e il volpone, è stato “Gigetto” Lusi, custode del barattolo della Nutella.
Se anche si presentava con la barbetta grigia sporca di cioccolato, “Ruty” pensava se la fosse tinta.

“Franky” Rutelli come i piccioni, ai giardini;
butti della mollica e quelli si avvicinavano ondeggiando, come la Costa Concordia dopo la “scoglionata”; ti arrivava al volo il passerotto e – Zac! – fregati: tanti imbranati a guardarsi e interrogarsi, per capire dove finite le briciole!

Ecco il Franceschino, mentre rispondeva all’intervistatore, del come non si fosse accorto dello scippo di milioni e non di bruscolini: stesso sguardo da pesce lesso, stessi occhi spenti;
se veramente fossero specchio dell’anima, viene da chiedersi se il Rutellino non facesse parte del “Vuoto a rendere”.

Tredici, dicasi tre-di-ci milioni, di eurini, svaporati dal bilancio della Margherita: briciola dopo briciola, senza che il bambolone se ne accorgesse.
E lui, svegliato dai campanacci, chiude la stalla a buoi scappati: «Sono incazzato!»

Lui, Franceschiello, si dice incazzato.
E noi: come minchia possiamo dar delega a uno così, di sedere e decidere per noi, in qualsivoglia consesso politico: un ciula del genere, si può immaginare come tanti più svegli se lo incarterebbero.
Se il Gigi Luci l’ha fregato in casa sua, immaginiamo come più facile fuori dal nido.
Peggio della nonna paralitica: è lui ad avere bisogno di una badante!

Sto babbione è passato dalla Margherita all’Api, Alleanza per l’Italia.
In origine il simbolo del partito era un tondo con due api tricolori, che volano intorno a un fiore d’arancio, su sfondo azzurro chiaro;
poi il ritocco: la scomparsa delle api e l’ingrandimento del nome, il tutto su uno sfondo blu.

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

“Vola vola vola l’Api Magna”…
e Luigino Lusi s’invola con il barattolo del miele.

Qualcosa va storto alla fine, e la sgraffignata si rivela;

“Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia […] tanto gaia
Finché il ragno tesse la sua tela
mentre il vento la sua trama svela”.

Cesco ancora dorme: lo scrollano e s’incazza.

“Il grillo canterino s’è svegliato
fa la serenata a tutto il prato
In quel prato verde come il mare
l’importante è un fiore da trovare”.

Ovvio che all’assonnato gli è fatto cazziatone, di tanta cappella.
E lui si offende.

“C’è una cultura di partiti in cui il capo del partito è anche quello che ha la cassa, mentre la mia è una cultura fatta di passione e quando succedono queste cose è evidente che sei stato fregato, che siamo stati ingannati”.

“SIAMO” stati ingannati?
Uè, babbeo: tu sei stato trombato!
Persino nel cervello del povero nonnino con l’Alzheimer sarebbe scaturito sospetto dell’uso delle sue sostanze, nel vedere la famiglia comprare a destra e manca, casa e palazzotti.

Ken-Rutelli – meglio tardi che mai – arriva da buona maglia nera al traguardo:

” […] Voci evidentemente false e poi inserite in bilancio […] che è un furto, è EVIDENTE”.
Evidente…evidente…e già…adesso: bravo, ci sei arrivato!

“Un caso orribile, terribile che ci colpisce e ferisce in modo drammatico e colpisce chi ha avuto responsabilità in anni passati e chi ci ha votato”.

Orco can!
Sta uscendo dal letargo: comincia a rendersi conto del buco, della falla della nave, che imbarca acqua; parla di responsabilità… da dividere con altri, come tenta difesa Schettino dopo l’affondo del barcone all’isola del Giglio.

«Quanto ci… Costa la Concordia» si chiederà ora il bell’addormentato, nel cercare galleggiante per salvare, se non la faccia, almeno il recuperabile.

Difficile però, visto che lo sveglione ancora dimostra quanto sia bamba;
Alla domanda se leggeva i bilanci, risponde:

Come TUTTI coloro che approvavano i bilanci in assemblea, mi fidavo ciecamente e mi sentivo come assolutamente garantito […] ci fosse stato uno dei nostri dirigenti che […] ci avesse detto di andare a controllare, secondo voi non lo avrei fatto?”.

-ecco la vigliaccata finale, la “Ponziopilatite”;
la colpa è sempre di altri… TUTTI coloro…
Lui normalmente mangia, evacua e dorme;
altri devono vegliare e dare l’allarme.

Si vorrebbe che la legge fosse uguale per tutti; dura lex, sed lex… dura legge, ma legge.
E non ammette ignoranza.

Giudici smaniosi di fottere il Berlusca, sono arrivati a formulare il famoso: poteva non sapere?
L’ignoranza non è ammessa.
Neppure per Bersani allora, con il suo sottopancia, il Penati, procacciatore di finanziamenti occulti e occultati;
nemmeno con D’Alema, dell’operare dell’amico Tarantino, con cui si trovò a pasteggiare;
men che meno il Vendola, del suo passacarte Tedesco, che lucrava e faceva cresta sulla sanità e sui malati pugliesi;
e che dire dei vari porporati, riguardo ai preti pedofili e via andare.

Non potevano non sapere.

Ken-Rutelli… neppure lui.
Se sì, Berlusconi è…e Bersani e D’Alema e Vendola e… e…

Ammazzate oh: quanti ignoranti c’abbiamo a comando!
A confronto, pure “Titanic” Schettino, naufrago dell’anno, è un dilettante;
Lui ha mandato a fondo solo una nave.
I nostri, un…Transatlantico: Italia.

“Vola, vola, vola vola, vola l’ape Francesco […] tanto gaio”.

Ignaro volteggia, mentre dall’altra parte si canta:

“Vola vola vola l’Api Magna”…e i Gigetti ringraziano Dio, di aver creato tanti pirla;
beninteso, nel significare del dialetto milanese di “pirlare”: il gironzolare, senza scopo, di voltolante trottola.

“Pirla, pirla, pirla l’ape Maia…. ”.

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

I filosofi del menga

Iniziò” Tommasino” Padoa-Schioppa, ministro dell’economia “Ai temp del Carlo Cudega e del Toni Tegula”, ovvero, nel Giurassico preistorico, dello scomparso dinosauro:

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa!»

Ci riprova il “Fighetto” dell’anno, Il viceministro del Lavoro Michel Martone, collocato per forza e non per amore:

«Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato.»

La ciliegina sulla torta ce la mette Marietto, il Monti, Presidente di Consiglio per estrusione e non per acclamazione.

«I giovani si abituino all’idea di non avere più il posto fisso a vita. Che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide.»

Uè, Supermario, guarda che per i comuni mortali il lavoro non è come salire e scendere da una giostra.
Mica moriamo di noia, come te.
In tempi di carestia, la protezione della famiglia, il prendere laurea quando il mercato ti richiede e il tenere stretto il poco che si ha, è prudenza, talvolta, sopravvivenza.

Te i e tuoi “Onorevoli” compagni di merende la fate facile, che avete utilizzato il classico richiamo dell’“Armiamoci e partite” e le chiappe vostre atterrano sempre su cuscini, mai per terra.
E, con pancia piena e intestino regolare è comodo andar di cazzeggio.

Da qui, il “Bambosfigato” rispondere:

«È facile fare il finocchio con il didietro degli altri!»

Tommasino, Michelino e Marietto sono parte della corrente filosofica del Menga, altrimenti detta del Buco Nero, che di leggi ne comporta solo tre; succinte, volgarotte, ma di una verità disarmante:

La prima: Chi ce l’ha nel *** se lo tenga.

La seconda: Una volta preso, non ti muovere: faresti il gioco del tuo nemico.

L’ultima: quel che ne uscirà è materia malefica: non va schiacciata ma evitata, senza commentarla.

Della serie: fattene una ragione, che la vita è fatta a scale e c’è chi scende e chi sale e tu stai in cantina.

Tom (ei fu, siccome ora immobile), Micky e Mario filosofeggiano così, visto anche che il primo giace e gli altri si dan pace.
Dalle loro torri d’avorio possono ben pontificare perché, come disse il Marchese del Grillo, nel film, impersonato dal grande e compianto “Albertone” Sordi:

«Me dispiace, ma io sò io, e voi nun sete un cazzo!»

Michel & Mariotto se la possono tirare, tenendo il manico e non la lama, e sfottere, da lupi, il pecorame.
Per legge di natura.

“HOMO HOMINI LUPUS: l’uomo è lupo per l’altro uomo”.
“MORS TUA VITA MEA”: la tua morte è la mia vita”.

Bamboccioni e sfigati sono sottomessi a queste semplici e crude realtà.

Dove non è che chi sta sopra è più grande: spesso sono nani su trampoli.
Classe Schettino, inetti e vigliacchetti, ma abili intrallazzatori e ammanicati con quello giusto, che nella vita ti fa prendere l’ascensore e le scale agli altri.

Gli sfigati.

Quelli che non si trovano la casa o vacanze pagate, da oscuri “fantasmini” e benefattori; al massimo, sperare che risponda Gesù Bambino, alla letterina di Natale e magari arriva solo carbone;

quelli che non riescono a cuccarsi un bene senza scucire palanca, salvo subito passarla al pollo di turno e farci cresta su abbondante differenza;

quelli che non gli riesce, non dico il sistemino del Totocalcio, ma neppure il sistema “Sesto” o “Penati”: La Provincia di Milano spese 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro ad azione. Solo 18 mesi prima, Gavio le aveva pagate 2,9: dunque realizza una plusvalenza di ben 176 milioni di euro.

Giocando con soldi pubblici, ecco il modo per trovare differenziale su cui far mazzetta; per sé o parrocchia d’appartenenza;
sfigati che non hanno tempo per sfogliar margherite, fare “finanza creativa”, stornare fondi dalla cassa e comprarsi con tanto, lussuose proprietà e casette.
Più che ragion di Stato, ladron di Stato, che quei denari già erano da furto legalizzato: prodotto di “rimborsi” a partitelli che, spendendo uno, ne hanno quattro di ritorno, financo da estinti.

Quelli che…
La legge del lupo, le leggi del menga: il mondo è dei furbi.

Tom, Micky e Mario e pari loro: filosofi del menga.
Dalla tana dei lupi, al basso la merda.
Donne e Champagne per loro, seghe e gazzosa per noi.

E prendono pure (Legge numero uno) per il culo… e attenti a non agitarsi, che tre rimangono le regole dello sfigato.

Quelle del menga.