Il doppio schiaffo di Moody’s all’ex (ex?) consulente Monti

Con quello di ieri sera da parte di Moody’s, che declassa il debito pubblico italiano da A2 ad A3 e si va ad aggiungere al doppio taglio di Standard & Poor’s e Fitch, sempre con “outlook” negativo, il governo Monti, a meno di 3 mesi dall’insediamento, ha collezionato una serie di downgrade dalle agenzie di rating quale nemmeno il vituperatissimo governo Berlusconi, nonostante l’impegno profuso, era riuscito a sommare in 8 anni di premierato (2001-2006 e 2008-2011). La stessa Moody’s, qualche settimana fa, aveva calcolato un impatto recessivo sul Pil dei primi provvedimenti adottati dal Governo Monti stimato in - 1% (un’enormità in termini reali).

D’accordo, nessuno può addebitare a questo Governo l’entità astronomica del debito pubblico accumulato negli ultimi 35 anni (su cui ha inciso fortemente, ed in misura assai maggiore degli sperperi della classe politica, il trasferimento alla Banca d’Italia e poi alla Banca Centrale Europea del potere esclusivo di battere moneta prestandola agli Stati al valore nominale più interessi) e non si può neanche pensare di risolvere tutto in pochi mesi, ammesso che il Governo in carica ne abbia veramente le possibilità e le capacità. Ma almeno Moody’s non dovrebbe essere un pò più tranquilla all’idea di avere un suo (ex?) senior advisor a capo del Governo italiano? Perché ne boccia in modo così drastico l’operato? A che gioco stanno giocando tutti quanti?

A mio (e non solo mio) parere, è in corso un gioco molto sporco, che assomiglia sempre più ad una vera e propria guerra. Una guerra combattuta non con le armi militari convenzionali, perché tra alleati non si può e perché, se accadesse, il paese attaccato individuerebbe facilmente l’aggressore e si compatterebbe immediatamente contro di esso. Piuttosto, una guerra combattuta a suon di spread, downgrade e vendite massicce di titoli del debito pubblico, in cui gli aggressori non sono faiclmente individuabili, agiscono nell’ombra, si nascondono dietro le grandi banche, le loro controllate e gli hedge funds come i cecchini dietro ai cespugli, si appostano, rimangono nascosti, mirano alla vittima, che si aggira ignara fischiettando e guardando il paesaggio, e all’improvviso la colpiscono. Infatti, l’aumento dello spread, complice una classe politica priva di personaggi di spessore e ormai quasi totalmente al servizio dei banchieri, si traduce automaticamente in aumento delle tasse, ed il downgrade impedisce ai fondi di investimento stranieri, soprattutto quelli stanziati in America e Inghilterra, di portare capitali nel paese che viene declassato (si aprono prospettive interessanti per la finanza islamica nell’area Euro?). Insomma, non solo non possiamo più stampare moneta, ma ne riceviamo sempre meno dagli investitori privati proprio mentre dobbiamo pagare interessi sempre più alti alle grandi banche internazionali. Un vero e proprio gioco al massacro.

E’ una guerra che, ormai mi sembra evidente, mira ad ottenere anche un nuovo disegno della mappa del potere mondiale, mettendo in ginocchio gli Stati nazionali affinché, per salvarsi, accettino di trasferire sempre più poteri sovrani ad organi sovranazionali dominati da tecnici e funzionari non eletti, graditi ai detentori del potere economico, che la gente comune neppure conosce per nome e comunque non può controllare. Molti dei nostri connazionali ancora non si sono resi conto di tutto ciò, continuano a vivere nel mondo illusorio “panem et circenses” creato dalle tv, da internet, da facebook, dai reality show, dalle discoteche…si sveglieranno, forse, se e quando il “panem” vero comincerà a scarseggiare, come sta accadendo nella Grecia sottoposta alle cure della troika.

In genere nelle guerre, affinché vadano a buon fine è necessario poter contare su delle quinte colonne che si trovano all’interno nei paesi presi di mira e che sono pronte a prendere il comando logistico delle operazioni. Berlusconi, troppo vicino a Putin e Gheddafi e troppo battitore libero, era l’ostacolo da abbattere. De sempre inviso alle oligarchie finanziarie, che mal sopportano i leader troppo popolari e indipendenti, riottosi a farsi controllare, alla fine, dopo una lunga e durissima lotta senza esclusione di colpi, ha dovuto capitolare e farsi da parte sotto il peso dei suoi errori, delle campagne scandalistiche sui giornali e delle inchieste “ad personam” condotte dalla Magistratura.

Al contrario, Mario Monti sembra perfetto per il ruolo richiesto dai vincitori della guerra finanziaria globale: da sempre europeista convinto, legato alle oligarchie sovranazionali, non muove un dito se non dopo essersi accordato con Merkel e Sarkozy o consultato con altre congreghe, ha il contegno british e un’aria sobria e cattedratica, è anche visivamente l’antitesi di Berlusconi. Un vero e proprio uomo di fiducia dei poteri forti, totalmente organico alle logiche mondialiste e all’apparato bancario, incaricato di firmare l’armistizio e negoziare (se non addirittura scrivere sotto dettatura) i termini della resa. Un personaggio, peraltro, che continua a contare sul sostegno incondizionato dei media, che lo ritraggono sorridente accanto ai grandi della Terra, indicandolo come l’uomo che può salvare il mondo. Nessuno si faccia illusioni: il “mondo” che Mario Monti dovrebbe salvare non è il mondo reale delle famiglie, delle imprese, dei giovani…è il mondo virtuale delle grandi istituzioni finanziarie che creano masse enormi di denaro premendo dei tasti al computer e che vogliono perpetuare un sistema dal quale ricavano enormi benefici. E’ un mondo che si sta rivelando un inferno per milioni, se non miliardi di persone. Quand’anche vi fossero, nelle misure adottate dal Governo, alcune in grado di aiutare la crescita economica, quali ad es. le semplificazioni per aprire imprese o la riduzione dei costi per avvalersi di determinati servizi professionali, il loro impatto viene ampiamente vanificato dall’aumento record della benzina e del gas, dall’introduzione dell’Imu, dalla stretta creditizia delle banche che non prestano più denaro e così via…Se io bevo due o tre dita di vino assoluto e il vino è buono, probabilmente riuscirò a gustarne il sapore e forse mi metterà un pò di buon umore, ma se il vino è diluito in un bicchiere d’acqua né sentirò più il sapore né mi farà più alcun effetto.

I governi tecnocratici non sono venuti a risanare (anche volendo non sarebbero in grado di farlo nel sistema del debito pubblico che si autogenera ed autoalimenta), ma a rastrellare tutto il possibile per garantire il pagamento di capitale e interessi alle grandi banche d’affari, scongiurando il rischio che governi politici, non foss’altro sotto l’incalzare di proteste e rivolte delle popolazioni, si determinino ad adottare decisioni che vadano in direzione opposta a quella auspicata dalle oligarchie finanziarie (basta vedere cosa è accaduto a Papandreu, costretto a dimettersi per aver annunciato un referendum sull’adesione sulle misure lacrime e sangue chieste ai greci, e cosa sta accadendo a Victor Orban, vittima di una campagna di denigrazione mediatica e politica per aver fatto approvare una Costituzione che richiama le radici cristiane dell’Ungheria e mira al recupero della sovranità nazionale). Di questo dobbiamo essere consapevoli e tenerlo come punto fermo.

Solo dopo aver individuato il problema possiamo chiederci cosa fare per risolverlo.

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