Buon fallimento, Grecia

Tanti, tanti sinceri auguri alla Grecia ed al suo popolo di un sereno fallimento. E, lo devo ammettere, sono francamente un po’ invidioso.

Nonostante l’evidenza della mentalità fallimentare del Fondo Monetario Internazionale e della stessa UE, che con le misure imposte alla Grecia, hanno di fatto peggiorato la situazione, esse non demordono. La nuova strabiliante idea di FMI e UE per risolvere finalmente i problemi della Grecia è la seguente: ridurre subito tutti i salari del 15%.

Si deve sapere che già oggi il 30% dei greci fa la fila per la razione di pane e di latte (fonte GR1). Il debito pubblico per effetto delle misure imposte dall’Europa è passato dal 120 al 160% del PIL. Il tasso di disoccupazione è salito, nel solo 2011, del 27%. Il PIL greco è al -4,2%.

Insomma, l’Europa pur di non far fallire la Grecia l’ha strangolata e ridotta ad un filo di fiato. Ora, sempre l’Europa, per stimolare la crescita ed attirare investitori stranieri vuole abbassare il costo del lavoro dei greci tagliando i salari del 15%.

L’Europa conferma la sua mostruosità. Conferma di essere un’ entità deforme alla esclusiva ricerca dell’interesse economico ad ogni costo. Anche a costo di ridurre un intero popolo alla fame.

Dunque l’augurio che faccio al popolo greco è di un fallimento totale del loro Paese. Fuori dall’Europa e dall’Euro. Nella certezza che così potranno tornare ad essere un popolo libero e ricco.

E nella speranza che quanto prima possa toccare anche a noi.

Lettera di un taxista cattolico: ‘Perché sono contro le liberalizzazioni di Monti’

Foto di cat-o'

Dal blog “Non Possumus” un appello ed una richiesta di un taxista cattolico. Una delle tante vittime di Monti.

A tutti coloro che credono ancora nella giustizia e nella dignità dell’uomo.

Amici cattolici, è un’ora grave e difficilissima per decine di migliaia di taxisti e per le loro famiglie che domani non avranno più un futuro, non più un lavoro, non più un sostentamento economico e saranno ridotte sul lastrico, se sarà data via libera alla cosi detta liberalizzazione del settore.
Dovete sapere che la maggior parte di noi, per ottenere una licenza taxi che costa dai 100 mila ai 200 mila euro, si è indebitata con le banche in mutui ventennali ed impegnata in una vita di duri sacrifici confidando nella sola prospettiva di poterla un giorno rivendere per garantirsi una piccola pensione da affiancare a quella minima dell’Inps; lavoriamo dieci ore al giorno, 70 ore la settimana, 365 giorni l’anno, in mezzo alla strada, al traffico, allo smog, al pericolo. E’ un lavoro duro e usurante, sì, ma onesto e adesso ce lo vogliono togliere, annullando il valore delle licenze, rendendo vani i nostri sacrifici, condannando le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri cari ad una vita miserabile piena di debiti e di angoscia.

La stampa ci infama, la televisione ci accusa, l’opinione pubblica sembra godere nel vederci alla gogna, ma quasi nessuno ha capito che questa non è una battaglia sociale di un piccolo gruppo contro un sistema empio ed immorale, ma una vera e propria guerra contro un nemico ancora più subdolo, un nemico vile e spietato che oggi tenta di annientare migliaia di coraggiosi lavoratori insieme alle loro famiglie e che domani si avventerà contro altre categorie, altri lavoratori, altre famiglie, cercando di ucciderne la dignità e il rispetto.

Soffiano venti infernali in questo mondo dimentico di Dio, ma noi cattolici abbiamo delle armi invincibili per vincere il maligno ed è a queste che io vi incito a ricorrere, per il bene comune di tutti e non di una sola parte: uniamoci nella preghiera, uniamoci nella recita devota del Santo Rosario, uniamoci in suppliche e pie devozioni.

Amici, combattete al fianco di noi taxisti cattolici con le armi che il Cielo mette a nostra disposizione, sosteneteci nella lotta contro l’ingiustizia e la prevaricazione, che non appartiene solo a noi, ma a tutti quanti e unitevi alla Crociata del Santo Rosario che indiciamo fin da questo momento, affinchè la Beata Vergine Maria possa intercedere presso Nostro Signore Gesù Cristo e le nostre preghiere siano esaudite.

Pregate per noi e con noi e che il Signore ve ne renda merito al centuplo.

Ghergon Locatelli

L’Ungheria ci salverà?

Il 21 dicembre scorso, il ministro degli esteri ungherese Janos Martonyi, dichiarava con fermezza alla stampa che il governo di cui fa parte non avrebbe mai modificato la nuova legge che regola la Banca centrale ungherese, frutto della nuova Costituzione.

L’ 11 gennaio lo stesso ministro dichiarava in una lettera inviata a FMI e UE che, laddove questi due “enti” lo ritenessero necessario, il governo ungherese è disposto a modificare tutte le leggi da poco entrate in vigore. Ivi compresa quella sulla Banca Centrale Ungherese. Il ministro è stato poi contraddetto dal suo collega del ministero delle finanze Gyorgy Matolcsy, che ritiene le leggi nate dalla nuova costituzione pienamente in linea con le norme dell’UE.

Prime crepe, quindi. Ma cosa avrà fatto cambiare idea così repentinamente al ministro Martonyi?

Olli Rehn, commissario Europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato che, se l’Ungheria non metterà in ordine i propri conti pubblici entro il 2012, dal gennaio 2013 i fondi comunitari per la coesione destinati ai magiari saranno bloccati. Non basta, se il governo ungherese non modificherà le sue leggi in materia di giustizia e authority sulla privacy scatteranno altre sanzioni.

Riguardo le sanzioni minacciate in riferimento alla campagna pro-life portata avanti dal governo Orban, ho già scritto nel pezzo intitolato “Europa pro-death”.

Dunque l’attacco a testa bassa dell’Europa nei confronti dell’Ungheria prosegue senza sosta. Il problema però è che ora la struttura governativa ungherese pare aver accusato i colpi inferti e inizia a manifestare segnali di resa. Vanno in tal senso le dichiarazioni del ministro Martonyi, ma anche quelle del ministro delle finanze che ha dichiarato << Il governo ungherese è pronto a collaborare con la Commissione europea per migliorare i conti pubblici, ACCETTANDO OGNI PROPOSTA utile a tale scopo>>.

Insomma, l’Ungheria sta chinando il capo davanti alla potenza micidiale dell’Euro-dittatura.

Dispiace, ma non poteva essere altrimenti, data l’immobilità di tutta la comunità internazionale di fronte allo schiacciamento della democrazia portato avanti dalla UE.

L’ Unione Europea è un mostro. Un mostro creato proprio da quegli Stati che ora ne fanno parte e che vorrebbero uscirne ma non possono o sarebbero divorati. Dunque si sta con l’Europa e contro l’Ungheria, non perché sia giusto, ma perché si deve. O Europa o morte!

Un po’ come avviene in ambiti malavitosi, dove il picciotto è servile ed obbediente nei confronto del boss, non per amore, ma per timore. E chi è contro il boss, è contro il picciotto.

L’Ungheria ha osato citare Dio nella sua costituzione, ed ecco che la costituzione ungherese è il nemico da annientare per l’Europa e per i suoi stati-picciotti. Come? Sanzionando l’Ungheria e di conseguenza il suo popolo, reo di aver democraticamente eletto un governo fuori dalla sinistra laicista e nichilista. Governo che con le sue leggi << non è conforme al diritto europeo ed ai suoi valori cardini >>. Così parlò Olli Rehn.

A dimostrare che il diritto europeo, altro non è che il capovolgimento del diritto naturale.

L’auspicio è che il governo ungherese, ed in primis il presidente Viktor Orban, non si lascino intimidire e non inizino a vacillare anche su argomenti come la tutela della vita o il riferimento a Dio posti nella loro nuova costituzione. Quanto alla vicinanza che dobbiamo dimostrare al popolo ungherese, essa potrà essere certamente un segnale di solidarietà fra popoli, ma non potrà avere alcun effetto pratico.

Se gli ungheresi avranno la forza ed il coraggio di sostenere il loro governo nella lotta contro la dittatura europea, ed il loro governo non li tradirà, allora forse potrà partire quell’auspicabile contagio che potrebbe risvegliare le coscienze dei popoli martoriati dall’Euro-mostro.

Se il popolo ungherese ce la farà, forse darà anche a noi la forza di provarci.

 

Euro-dittatura

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