Grazie all’Ungheria di Orban che antepone l’interesse popolare a quello delle plutocrazie europee

Tempo fa in un mio articolo dal titolo “Servire! Non Servirsi!” abbracciai la teoria secondo la quale i politici sono i camerieri dei banchieri.

Non è che abbia cambiato idea, di questi tempi sarebbe anche difficile farlo, però sono doverose alcune precisazioni, come si suol dire, non possiamo fare di tutta l’erba un fascio.

Dopo Nigel Farage, che considero una delle poche voci adibite al controcanto all’interno del lobotomizzato coro formato dalla stragrande maggioranza dei parlamentari europei, c’è un’altra figura politica che inizia a godere della mia stima, si tratta del premier ungherese Viktor Orban.

L’Ungheria di Orban, approvando il testo della nuova Costituzione, ha dato il via ad un processo mirato a riqualificare il ruolo delle proprie istituzioni mettendo al centro Dio,la persona e la profonda identità del suo popolo legata alla tradizione cristiana che si identifica con la figura del Re Stefano, la cui sacra corona rappresenta l’unità della nazione. Viene stabilito in modo inequivocabile che il matrimonio è da intendersi solo ed esclusivamente come l’unione tra uomo e donna, che la vita dell’embrione deve essere protetta fin dal suo concepimento e che il cristianesimo è elemento fondante della nazione.

Oltre a ciò sono stati limitati i margini di manovra della BCE attraverso il controllo di istituzioni statali democraticamente elette, sono state poste in essere misure finalizzate alla statalizzazione dei fondi pensione e sono nate nuove tasse nei confronti di grandi gruppi stranieri che operano in settori chiave come alimentare, telecomunicazioni e credito.

Tutte regole basate su principi che fanno rima con “autodeterminazione” e che per questo motivo debbono essere banditi, censurati, considerati “junk” (il declassamento ad orologeria da parte delle agenzie di rating è puntualmente arrivato) da ogni persona amante di questo grosso contenitore di persone ma non di valori, nonché super-stato, chiamato UE.

Quelli sopra elencati sono provvedimenti presi da uno stato sovrano, il cui parlamento è stato democraticamente eletto che sente il bisogno di vedere riaffermati all’interno dei propri confini quei principi e quei valori fondanti la nostra società che per millenni hanno rappresentato al di là di valori morali, valori tradizionali e culturali dai quali nessuna agenzia di rating potrà mai separarci.

Pensare che oggi, nella nostra Europa nata da interessi economici, che perirà per interessi economici, vi siano governanti disposti a mettere la propria faccia contro i poteri forti in difesa dell’identità del proprio popolo mi rincuora e mi fa pensare che qualcuno ancora non si sia arreso a questo modello per cui uno stato è democratico e responsabile solo ed esclusivamente se d’accordo con la burocrazia bancaria che comanda l’Europa serva di Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s.

Mi dicono che Budapest sia una città bellissima, chissà che presto non vi faccia visita per rendere onore a chi ha anteposto l’interesse del proprio popolo a quello delle plutocrazie europee.

Servire! Non servirsi!

Ezra Pound sosteneva che i politici sono i camerieri dei banchieri… Beh oggi siamo arrivati al self-service, ma andiamo con ordine…

La sinistra non sembra disdegnare patti con il “diavolo” contro l’interesse nazionale pur di abbattere il satrapo di turno, ne fu un esempio persino in nostro Presidente Napolitano che, seppur in un lontano passato, dichiarò pubblicamente di aver “tifato” per una disfatta italiana nel secondo conflitto mondiale, con tutto ciò che ne consegue, pur di vedere la sconfitta di Mussolini.

Il popolo del “10-100-1000 Nassiriya” si ritrova nuovamente in piazza il 12 novembre (data per loro particolarmente fortunata) per salutare, stavolta, la caduta del neo-duce Berlusconi festeggiando con cartelli rievocanti il 25 aprile, la Liberazione e cantando “Bella Ciao”.

Una sbornia collettiva, una sinistra in evidente stato di ebrezza che, guidata dal coppiere Bersani in cerca disperata di una parvenza di vittoria politica, saluta, con tutti gli onori del caso, l’avvento di un governo di banchieri espressione dell’alta finanza che niente ha da condividere con la massa proletaria, cose da far rivoltare nella tomba Karl Marx.

Questo governo benedetto da enti espressione di interessi privati come la BCE e il FMI e condito da una presenza militare che contribuisce a darne un tocco “tropicale” ha in pratica commissariato la politica e il parlamento, non promette niente di buono per quanto concerne l’economia reale, non ha a cuore il benessere dei meno abbienti e arriverà a resettare lo status sociale, frutto di anni di conquiste e battaglie in tale direzione, immolandolo all’altare di quella divinità pagana chiamata “Spread” di cui noi tutti siamo oramai esperti.

Se nella nazionale di calcio si parla di “blocco juventino” in questa squadra di ministri possiamo parlare di “blocco Banca Intesa”, difatti due ministeri chiave per l’economia sono stati affidati a persone che provengono dalla stessa banca (alla faccia del conflitto di interessi), mi riferisco a Fornero e Passera. La prima ha già annunciato “in guanti bianchi” che riceveremo, alla giovanissima età di 70 anni, “pensioni più basse ma più eque”, provvedimento questo che si presenta come l’ennesima mazzata sul futuro oramai inesistente dei giovani della “generazione 1000 euro”. Provvedimento questo che, se annunciato dal premier uscente, avrebbe fomentato scioperi generali e manifestazioni di massa, ma se a parlare è il governo tecnico si ha la sensazione, anche leggendo i quotidiani, che aleggi nell’aria una nube di collaborazionismo generalizzato. Il secondo invece sembra aver rinunciato ai circa 6 milioni/anno percepiti fino ad oggi in cambio di miseri 150mila euro quale compenso per il suo nuovo ruolo… Beneficenza? Senso dello Stato? Non saprei, ma nasce il dubbio che dietro le quinte gli attori si stiano preparando per recitare in una soap opera stile “Beautiful” composta di innumerevoli puntate e della durata maggiore di un singolo anno.

Viene veramente da pensare che la speculazione cui è stata sottoposta l’Italia in questi mesi sia stata opera di una regia occulta, avente come obiettivo quello di controllare il Paese dall’esterno, o addirittura quello di candidarsi a “male minore” in un momento di massima crisi come quello attuale. Un po’ come se una casa farmaceutica cercasse di venderti il vaccino per un virus creato all’interno dei propri laboratori…

Il valore della Storia

E’ risaputo che, in epoca medioevale, la “riscoperta” dei classici, del diritto romano e delle conoscenze architettoniche salvatesi dalla distruzione grazie ai monasteri fu il volano che permise di entrare, agli stati della penisola italiana, in quel periodo storico da tutti conosciuto con il nome di Rinascimento.

Oggi più che mai sembra giunto il momento di riscoprire, oltre che valori morali e spirituali, una scienza che mai come negli ultimi decenni sembra essere caduta in disgrazia, conosciuta da tutti con il nome di Storia. Tutti la citano ma pochi la conoscono, facendone un utilizzo distorto e a proprio uso e consumo tralasciando obiettività ed esattezza dei particolari, mistificando spesso date e luoghi e, quello che appare essere ancora più grave, dimenticando di curare alcuni periodi storici in particolare (vedi il nostro Risorgimento) creando veri e propri vuoti nella memoria delle giovani generazioni. In molti sono tutt’oggi convinti che sia stato Garibaldi ad aprire la breccia a Porta Pia…

Da questo fenomeno sembra esserne afflitta anche una fetta della classe giornalistica e al riguardo desidero citare un esempio palese.

In data 12 agosto 2011 su “Il Venerdì” di Repubblica (non sul giornaletto parrocchiale) esce un altisonante articolo di tal Giuseppe Dierna in merito alla guerra in Libia dal titolo roboante; “Cento anni fa l’Italia Fascista aggrediva il paese nordafricano”. Anche i bambini sanno che la marcia su Roma è avvenuta il 28 ottobre del ’22 e che per giunta, nel 1911, Mussolini era un pacifista/socialista di tutt’altre idee…

Non può così stupire che articoli come questo, farciti di palesi e grossolani errori, corrano il rischio di diventare nozioni da cui i più impreparati traggono convincimenti e opinioni fuorvianti.

La via che porta alla riscoperta della storia non è certamente resa più facile dall’appartenenza a questa Europa materialista che dubita ancora delle proprie radici Giudaico-Cristiane e dove paesi moderni come la Francia decidono di abolire, attraverso una circolare del Ministero dell’Educazione del settembre 2010, il termine “shoah” sostituendolo all’occorrenza con “genocido” o “annientamento” al fine di “francesizzare” il più possibile i propri libri di storia relativizzando, non senza gravità, il significato del termine stesso. Argomento di cui nessuno parla ma cosa sarebbe accaduto se tale provvedimento fosse stato preso nell’Austria di Jorg Haider?

Ecco una via per il nostro Rinascimento; riscoprire le nostre radici attraverso una lettura più attenta dei testi, non dando mai niente per scontato e non stancandosi mai di fare paragoni con fonti diverse meglio se appartenenti alle opposte fazioni, correndo così meno rischi di cadere nella demagogia di quei soloni che la storia la raccontano solo in funzione dei loro scopi.

Come possiamo amare l’Italia o addirittura l’Europa se non sappiamo di cosa stiamo parlando?

Salviamo il Tibet!

La Repubblica Turca di Cipro del Nord

A 74 anni dal bombardamento di Guernica alcuni “misteri” sul famoso quadro restano irrisolti

La rappresentatività del parlamento

No alla Turchia del “Mein Kampf”