Napolitano, con il plauso di tutto il Centrosinistra che è minoranza nel Paese e in Parlamento, ha proposto al Governo Monti, che è stato venduto a tutti come “governo tecnico”, di agire in ambito assolutamente politico e ideologico: si deve, secondo Napolitano, cambiare la legge sull’attribuzione della cittadinanza, passando dal principio dello jus sanguinis a quello dello jus soli tanto amato da globalizzatori, internazionalisti di origine marxista e mercatisti (è questo argomento uno dei punti di contatto tra liberisti e comunisti, infatti). Ma questo Governo non è stato eletto sulla base di un programma, è “tecnico” appunto, deve agire solo in ambito strettamente economico e per il resto limitarsi all’ordinaria amministrazione. Riforme strutturali di questa portata devono necessariamente venire approvate dal popolo sovrano, attraverso un’elezione su un programma specifico. Già il fatto di non andare a votare subito, visto lo stato attuale, è una cosa abominevole per la democrazia; se addirittura si comincia a paventare una politica di marca progressista quando il popolo ha votato, con maggioranza larga, per forze conservatrici, allora il colpo di Stato diventa palese.
In tutta questa situazione emerge chiara una verità: i partiti politici presenti in Parlamento hanno completamente fallito la loro missione di rappresentanza delle istanze popolari, dimostrandosi incapaci di attuare un programma nonostante un successo elettorale netto, per quanto riguarda PdL e Lega Nord; dimostrandosi incapaci di costruire un’alternativa credibile, per quanto riguarda tutti gli altri partiti d’opposizione. La politica è di fatto commissariata e le nuove energie espresse dalla società civile hanno il dovere di mettere in rilievo questo fallimento, proponendosi come nuova alternativa.
I partiti presenti in Parlamento non meritano ulteriore credito, poiché hanno dimostrato di essere autoreferenziali e interessati solo a logiche di gestione del potere conquistato attraverso un esercizio del voto ormai ridotto a mera competizione elettorale tra lobbies concorrenti.
Per restituire speranza di democrazia al popolo sovrano è necessaria una battaglia per imporre ai media – almeno quelli pubblici – di concedere spazio di propaganda anche a movimenti e formazioni politiche nuove, per le quali c’è una fortissima domanda politica nell’elettorato sebbene manchi completamente l’accesso all’informazione. Su questo argomento è quanto mai urgente e opportuna una riflessione.
“Quando le ombre dei nani si allungano, il tramonto è vicino”. Questa massima di cui non ricordavo la fonte mi ronzava nelle orecchie uscendo di casa ieri mattina, sospeso come don Abbondio alle prese con la reminescenza filosofica di Carneade. Con animo inquieto, come sempre mi capita quando una curiosità rimane insoddisfatta, guidando nel traffico, la mente in ricerca individuava un periodo storico di qualche secolo antecedente la nascita di Cristo. Sarà stato un greco? E così davanti agli occhi scorrevano le pagine della “Repubblica” di Platone e della “Politica” di Aristotele, mentre sostavo al bar per una rapida colazione e per la lettura del quotidiano. … continua
L’islam, come è noto, dal punto di vista sociopolitico è un fenomeno a vocazione universale, una prassi politica ammantata e permeata da una religione di conquista che mira alla sottomissione dei non musulmani alla sharìa. Ora questa sharìa, legge civile e morale, è radicalmente opposta alla mentalità europea, precisamente per l’assenza della distinzione tra sfera temporale e sfera spirituale, vale a dire fra politica e religione. Inoltre, lo statuto riservato alla donna dal Corano è incompatibile con la tradizione europea dove le donne sono state in ogni tempo dee, sante, eroine, combattenti e sovrane.
Tutte cose arcinote che tuttavia si fatica a far capire nell’agone del dibattito politico, a causa dell’imperante atteggiamento “islamicamente corretto” imposto soprattutto, ma non solo, dalla cultura di Sinistra.
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In prossimità del suo 75° compleanno (29 settembre) l’on. Berlusconi ha ricevuto un velato, ma non troppo, discorso di “benservito” anche dalla CEI per bocca del Card. Bagnasco.
Essendo inutile in questa sede discutere sugli effetti positivi o negativi che l’azione del Cavaliere ha lasciato nei 20 anni in cui si è compiuta la sua vicenda politica, vorrei sottoporre ai lettori alcune riflessioni politiche che mi sembrano attuali.
Innanzitutto è impensabile un futuro da Presidente del Consiglio per Berlusconi, se non altro per ragioni anagrafiche, a meno di non voler sottoporre a eutanasia politica l’Italia intera, estenuata da 20 anni di avvitamento del dibattito attorno alla sua persona.
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