E’ di qualche tempo fa lo sconcerto dovuto alla scoperta che in Danimarca esistono locali in cui è possibile avere rapporti sessuali a pagamento con gli animali. La notizia ha subito scatenato le proteste a favore di una norma che ne proibisca la legalità. Il problema però è a monte: perché unirsi agli animali? Ci troviamo di fronte a un isolato caso di perversione o ad una delle tante espressioni della libertà sessuale?
La psicoanalisi ha dimostrato che la sessualità ha un peso fortissimo sulla psiche e sulla capacità relazionale e affettiva dell’individuo. Anche il rapporto con i genitori (complesso edipico) può condizionare le tendenze sessuali e le capacità relazionali – pensiero in linea con la dottrina della Chiesa. Come non pensare che la riduzione della sessualità a mero soddisfacimento fisico – spesso privo di ogni implicazione sentimentale – non abbia conseguenze?
E’ risaputo che la sessualità fine a se stessa può lasciare delle ferite profonde. Questo è dovuto al fatto che, al contrario di quanto spesso si pensa, si tratta della più alta espressione dell’amore, perché mette in gioco tutta la persona. Non esiste altra forma che possa esprimere con la stessa intensità la nostra capacità di donarci e amare. Rafforza la relazione e lega profondamente chi si unisce. Permette di partecipare alla creazione: perché attraverso di essa si può dare la vita. Ma se questo atto si “abbassa” a un’unione qualsiasi – con o senza amore – in nome della libertà, siamo sicuri di saperne controllare le possibili conseguenze affettivo-relazionali?
Molti ricorrono al paragone con gli animali che si uniscono sulla base dell’istinto; se la nostra sensibilità si può paragonare alla loro, la prima istituzione a dover crollare sarebbe proprio la psicoanalisi!
Preoccupante la delega che le famiglie lasciano sempre più alle scuole di preparare i propri figli. In una società erotizzata (pubblicità, film, canzoni, sketch, moda, linguaggio… tutto parla di sesso), dove si è convinti di aver rotto i tabù legati alla sessualità, di fatto se ne parla solo in termini di semplici battute/doppi sensi o di controllo/prevenzione. Si offrono corsi sul sesso sicuro a volte già alle elementari, ma nulla sulla sana sessualità, intesa come rispetto di sé e degli altri.
I giovani sono fortemente spronati – spesso dagli stessi genitori - ad avere rapporti sessuali; alcuni si preoccupano (laddove non ne avessero ancora avuti) di parlargliene o di mandarli dallo psicologo, senza interrogarsi sulle conseguenze che questa pressione può avere.
Siamo tanto liberi nel mettere in scena il nudo quanto incapaci di esprimere ed educare ai sentimenti. Contemporaneamente siamo però “scandalizzati” da certi comportamenti “devianti” dei giovani.
Spesso si sente parlare di “sesso senza amore” come di una vittoria sui tabù e sul maschilismo; in realtà la sessualità non è mai libera da legami. Non a caso molte relazioni in cui è intervenuto il sesso faticano a rompersi. Allo stesso modo chi “passa da una persona all’altra”, difficilmente è in grado di amare profondamente o di legarsi in modo duraturo a qualcuno, anche laddove ne senta il desiderio. Di contro, l’educazione in questo senso è vista come qualcosa che castra e non aiuta; ci si legge dietro del bigottismo, del moralismo e una limitazione alla libertà dell’uomo. Quando invece la vera libertà passa dalla conoscenza, dal rispetto e dal controllo di sé.
Si stanno raccogliendo i frutti di questo squilibrato bombardamento erotico non accompagnato da alcuna “istruzione per l’uso”. Sarebbe facile fare un sondaggio e scoprire che – escluse le indicazioni anticoncezionali – quasi nessuno ha affrontato il discorso sessualità con i propri genitori.
Il tabù del sesso è sempre esistito, ma fino a qualche decennio fa era più difficile scontrarsi in modo precoce con tale realtà; oggi basta un clic sul PC. Un’indagine condotta in Spagna ha rivelato che l’età media in cui si inizia ad accedere ai siti pornografici è 11,3 anni. I bambini sono esposti alle immagini ancora prima che gli venga spiegato come avviene il concepimento. Si eccede nel far vedere e si tace nell’educare.
Episodi come quello della Danimarca non dovrebbero quindi stupire né scandalizzare una società che favorisce in modo democratico e tollerante l’abbandono dell’educazione sessuale. Spesso le prime informazioni sul sesso si ricevono dai coetanei che, ovviamente, non sono “maestri di vita”.
Bisogna interrogarsi e preoccuparsi a prescindere dalla difesa degli animali. La grandezza della sessualità si sta abbassando al semplice godimento da dover appagare con qualunque mezzo. Alla radice sta un’insoddisfazione e una distorta concezione di sé, del proprio corpo e degli altri. Ci si dovrebbe preoccupare anche della persona che si unisce all’animale, perché sicuramente ha delle ferite profonde, legate all’affettività, che devono essere rimarginate. Non sarà infatti la legge a impedire che episodi simili avvengano con il proprio animale domestico.
Il problema è quindi molto più difficile da sradicare che ricorrendo all’approvazione di una semplice norma. La sessualità tocca la persona, è un atto intimo che comporta una donazione totale – anche quando si è convinti di non essere coinvolti emotivamente. Non può essere ridotta a mero istinto.

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