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Alla fine il referendum non si farà, ma parliamoci chiaro, la Grecia non sarebbe mai dovuta entrare nell’Euro, i suoi conti erano truccati fin dall’inizio, non ha mai rispettato i patti del trattato di stabilità, ed ha sempre rinviato quelle misure drastiche per ridurre i suoi atavici problemi strutturali interni, in primo luogo la corruzione dilagante e l’evasione fiscale. Passare da un prestito ponte all’altro non fa che posticipare il problema, e cioè che i Greci non sono, non saranno, e forse non vogliono nemmeno diventarlo mai, come i Tedeschi. Questa follia dell’Europa, che vorrebbe uniformare tutte le economie in modo controllato ed artificiale, che vorrebbe commissariare i governi nazionali e che non lascia spazio a chi vuole esaltare le specificità del suo territorio ha qualcosa di diabolico, che ci avvicina molto di più alla Cina capital-comunista che all’America liberale, com’era invece nei progetti di chi, per esempio il nostro Altero Spinelli, sognava gli Stati Uniti d’Europa quando iniziava il percorso di unificazione dell’Europa. Angela Merkel, insieme al suo compagno di merende Sarkozy, ha dichiarato “se muore l’Euro muore l’Europa”, e a me verrebbe voglia di dire, “e facciamola morire quest’Europa dell’Euro!”. Si parla tanto di accanimento terapeutico come un male da estirpare, c’e’ chi rivendica, a mio modo di vedere stupidamente, il diritto dei malati terminali di scegliere il loro destino di morte, e poi ci si ostina a tenere in vita l’Euromostro a 17 teste agonizzante? L’Europa che si è data soltanto l’Euro come collante ha fallito, oggi il Financial Times ha pubblicato le percentuali di gradimento dell’Euro nei vari paesi, e i più ferventi spasimanti delle banconote più brutte della storia dell’umanità, i tedeschi, non superano il 30% delle preferenze, per arrivare a percentuali ridicole di solo il 10/15% in paesi come l’Italia e la Francia. I politici Francesi, le cui banche detengono circa 60 dei 300 e passa miliardi di debiti della Grecia, sono terrorizzati dalla prospettiva di un default incontrollato della Grecia, che li lascerebbe con circa 60 miliardi di Bond greci con i quali si potrebbero immaginare svariati usi, anche eventualmente igienici, ma sicuramente non monetari, il loro valore non supererebbe infatti quello della carta sulla quale sono stampati. La Grecia, che ha sperperato gli aiuti miliardari europei per circa 20 anni adesso si trova ad un bivio importante: scegliere se restare o meno in un club che non si sono mai potuti permettere, un po’ come se un operaio della Fiat facesse debiti su debiti per avere la tessera del Golf club più esclusivo di Torino. Molti, troppi, hanno speculato su questa cuccagna dell’Euro, vivendo al di sopra delle loro possibilità e sperando in una crescita dei consumi di una società sempre più vecchia e disoccupata che non è mai arrivata. E’ vero che il default incontrollato della Grecia probabilmente ammazzerebbe questo concetto di Europa, ma allo stesso tempo costituirebbe un importante precedente che asserisce la reversibilità di questo processo di unificazione economica e non valoriale europea. Gli americani hanno avuto l’11 settembre, I giapponesi lo Tsunami, e adesso tocca a noi subire un trattamento di tipo elettroshock che sicuramente ci farà del male, ma non ci ucciderà, anzi penso potrebbe avere svariati effetti positivi, non ultimo la presa di coscienza da parte della cosiddetta classe dirigente che nella culla della civiltà umana, in cui hanno preso forma i valori universali della dignità umana, sacralità della vita e libertà di scelta, non si può imporre ad un popolo di rinunciare a gran parte della propria libertà in virtù di un semplice ipse dixit, ma bisogna confrontarsi con il parere di chi poi subirà le conseguenze materiali di queste scelte, e cioè il popolo, che in democrazia rimane il vero e unico sovrano dello Stato. |
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