Magdi Cristiano Allam

Lettera aperta alla regina Rania di Giordania: “Io condanno l'islam ma non sono razzista”

verità e rivoluzione

La bellissima regina Rania di Giordania ha lasciato un bel po' di video su YouTube per spiegare com’è bello l’islam, carino e simpatico, un gioiellino dell’umana intelligenza. La bellissima regina Rania di Giordania spiega su YouTube che l’islam è democrazia, e chi lo nega è un povero idiota, razzista e sciocco, superato dalla storia. Quindi noi che riteniamo l’islam la negazione della dignità delle donne e della libertà umana siamo solo dei poveri beceri malati di razzismo e pieni di pregiudizi. Che siamo un po’ cretini, maestà può anche darsi, è una di quelle cose, la propria cretinaggine e la sua eventuale assenza, su cui è sempre meglio non nutrire certezze assolute. Che i nostri siano pregiudizi, maestà, questa è una sciocchezzuola, perché maestà, il pregiudizio è un giudizio dato prima, pre-giudizio, pre, vuol dire prima. Noi  il Corano ce lo siamo letto, maestà, con una fatica boia perché è proprio brutto, dal punto di vista letterario è di una bruttezza rivoltante oltre che essere un ammasso di contraddizioni fastidiose, però tra una contraddizione e l'altra, maestà, tenendo presente che il successivo annulla il precedente, che quella roba lì contenga una violenza assoluta e inestinguibile, maestà è innegabile. Ci siamo  letti la vita di Maometto, ce la siamo letti con i capelli dritti sulla testa: vede maestà, quando stermina gli ebrei della Penisola Arabica e quando sposa una bambina di 8 anni, scusi maestà, ma abbiamo sussultato. Sa, con Gesù Cristo eravamo abituati in un'altra maniera e a noi tutte questa somiglianza tra Cristo e Maometto che dice lei, per cui è evidente che il primo è il preannunciatore dell'altro, scusi sa, ma a noi ci sembra una negazione del principio di realtà, che è una maniera colta per dire che è una vera idiozia. Ci siamo anche studiati  tutta la vostra storia, il nostro non è un pregiudizio, maestà, persino noi ormai sappiamo che vuol dire sunnita, sciita e sufita, sappiamo anche che vuol dire salafita, avete una passione per la S vero?, possiamo tenere conferenze su che cos’è lo wahhabismo, Il nostro non è un pregiudizio, ma un giudizio, e nessuno ci può venire a dire che non abbiamo il diritto di esprimere un giudizio, perché altrimenti la libertà verrà calpestata. Libertà, maestà, è insieme a democrazia, una parola di cui lei non ha nessuna idea. Le pronuncia perché non le capisce, non le ama, sono parole per cui lei non morirebbe mai. Noi sì, maestà. Noi moriremmo per la dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, della Donna e del Cittadino e lei, maestà di cosa sia quella dichiarazione, non ha la più pallida idea.

Democrazia vuol dire tre cose:

diritto di voto

uguale dignità per tutti i cittadini

libera stampa per gli oppositori.

In alcuni paesi arabi si vota, maestà, ma mancano gli altri due componenti, quindi non si tratta di democrazie.

Il Corano sancisce l'inferiorità degli infedeli rispetto ai credenti, l’inferiorità degli schiavi rispetto ai padroni e l’inferiorità delle donne rispetto agli uomini. A proposito di schiavi: in realtà l’insulto al presidente USA Obama non è "negro filoisraeliano", ma "schiavo negro filoisraeliano", perchè in arabo negro e schiavo si dicono con la stessa parola. Hirsi Alì ne L'Infedele ci racconta di come lei, somala, quando viveva in Arabia Saudita, veniva normalmente apostrofata con le normali parole "schiava negra".

In Egitto, vede, per esempio, ai cristiani non è permessa nessuna carica pubblica, nemmeno quella di preside, Algeria, Tunisia e tutte le nazioni che nel 1967 hanno espulso le minoranze israelite non hanno rispettato i diritti delle minoranze e quindi non sono democrazie. Lei ha una qualche idea di cosa voglia dire fare il cristiano in Pakistan?  Sicuramente no, altrimenti non scriverebbe cialtronate sulla libertà e la democrazia. In alcune delle sedicenti democrazie islamiche qualche donna è stata eletta, anche in Pakistan, per esempio, però lo stesso sparano alle ragazzine che vanno a scuola, bruciano la facce con l'acido a quelle che non portano il velo e seppelliscono vive quelle che si vogliono sposare contro il parere degli anziani. Anche se capo di Stato un femmina nell'islam può essere sempre picchiata dal marito come sancisce il Corano e ce lo ricorda la Televisione di stato della laica Tunisia. lei lo sa che il paese suo produce un tale quantitativo di delitti d'onore che potreste esportarli?

Lei è la sovrana di una nazione che ha condannato un poveraccio a tre anni di galera per aver inserito tre versi del Corano in una poesia. Non se lo ricorda più?

Lei è la sovrana di un paese che condanna a tre anni di galera un poeta che ha inserito due versi del Corano in una poesia e osa pronunciare la parola democrazia? Lei osa pronunciare le parole “l’islam è democrazia” ?

Se invece di parlare su YouTube lei si desse da fare a tirar fuori il disgraziato di galera, noi magari un "cicin" (piemontesismo vuol dire un grammo, una stilla) di sforzo per rinunciare alla nostra cretinaggine potremmo anche farlo. Così come stanno le cose, scusi maestà, la cretinaggine di essere anti islamici ce la teniamo stretta come l'orsacchiotto con cui andavamo a letto da bambini.

Lei potrebbe far sentire la sua voce per parlare contro la follia delle corti islamiche somale, lei potrebbe far sentire la sua voce per parlare contro la situazione dell'Arabia Saudita dove preferiscono che le figlie brucino vive piuttosto che saperle con il viso scoperto o convertite, lei potrebbe far sentire la sua voce per i cristiani che patiscono nelle terre dell'islam, e invece si mette a fare il piagnisteo su quanto noi siamo cattivi a considerare l'islam una religione liberticida.

Islam vuol dire sottomissione. Nel Santo Corano la parola libertà non è contenuta nemmeno una volta.

Le ricordo l'ordine contenuto nell'islam ai suoi sudditi di conquistare il mondo. Ma lei lo conosce già, vero? Perché non dovremmo preoccuparci di una religione che dichiara ufficialmente di volerci asservire?

Per la paura di essere accusati di razzismo.

Le armi dell'islam sono la violenza, la minaccia e il vittimismo. Lei maestà è una delle voci del vittimismo.

Le ricordo i versetti  V, 33 del Corano: «In verità la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il Suo Messaggero e si danno a corrompere la terra, è che essi saranno massacrati, o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra: questo sarà per loro ignominia in questo mondo e nel mondo a venire avranno immenso tormento».

La democrazia è la libertà di parola, maestà, una cosa di cui lei, essendo islamica, non ha idea, la libertà di parola non è compatibile con un sistema che condanna a morte e alla tortura gli oppositori.

Credo che sia il momento di spiegare i fondamentali divieti dell’islam.

Nell’islam è vietata la musica. La musica, come il vino, sarà riservata al paradiso (dei maschi, in quello delle femmine solo fichi e uva). L’ayatollah Khomeini, sempre sia santificato il suo santo  nome (sono già stata accusata di islamofobia e stavo cercando di ripulirmi la reputazione) ha specificato quanto la musica, tutta la musica, sia contraria all’islam e che Allah il misericordioso verserà piombo fuso nelle orecchie di coloro che hanno ascoltato musica. Questo è il motivo per cui i veri islamici, Talebani e Corti islamiche somale, vietano la musica e la puniscono con la morte. Certo: gli uomini non possono vivere senza la musica. La musica è un mezzo di comunicazione ancora più antico della parola. Quindi c’è un mucchio di musica che si forma spontaneamente, tollerata, certo, ma mai incoraggiata. Nel caso dell’integralismo vietata. Scusate: avete mai sentito parlare di musica sinfonica islamica? Certamente no. I somali sono dovuti scappare dalla loro disperata terra per evitare la condanna a morte.

"Per la verità nel Corano non c'è un divieto esplicito della musica e del canto. L'interdizione fa piuttosto riferimento a delle fatwe emesse da teologi wahhabiti, come il defunto mufti dell'Arabia Saudita, Abdelaziz Bin Baz, che disse: «La parola ma'azif si riferisce al canto e agli strumenti musicali. Il Profeta ci ha detto che alla fine dei tempi arriverà un popolo che permetterà queste cose così come permetterà l’alcol, l’adulterio e la seta. Questo è uno dei segni della profezia, tutto ciò è accaduto. Il hadith (il detto) indica che gli strumenti musicali sono haram (proibiti) e condanna coloro che dicono che sono halal (leciti), così come condanna coloro che ritengono che l’alcol e l'adulterio sono leciti. Chiunque ritenga che il canto e gli strumenti musicali siano leciti mente e commette un peccato grave». ( Magdi Cristiano Allam)

L’islam vieta le immagini: ecco il motivo per cui Michelangelo non nasce mai in Arabia.

L’islam vieta il teatro, che è menzogna: non è mai esistito nella tradizione islamica. Qualcuno di voi ha mai sentito parlare di commediografi islamici? Di un’opera lirica islamica? Di un teatro tradizionale? Secondo voi come mai?

Per le stesse ragioni è stata vietato qualsiasi tipo di narrazione. Come la musica le narrazioni si formano da sole, e nei periodi migliori sono tollerate, mai incoraggiate. Le pochissime narrazioni esistenti nell’islam, Le mille e una Notte e poco altro, sono in realtà frutto di dissidenti. Le Mille e una notte sono attualmente vietate in tutti i paesi islamici integralisti.

La filosofia nell’islam è vietata, infatti non c’è. Tutto quello che non è nel Corano è sbagliato e quindi non va considerato, non va neanche stampato. Nel suo bellissimo libro L’Infedele, la scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali  racconta la sua emozione, la sua passione,  quando ha scoperto Spinoza e Kant, che descrive quasi da un punto di vista architettonico: la filosofia è un’architettura di pensiero. L'uomo non può vivere senza filosofia. La filosofia, come la musica, si forma dappertutto, e quindi ci sono stati nell'islam grandissimi scienziati e grandissimi filosofi, nel primo periodo della sua esistenza, fino al 1300, in quel periodo fu straordinaria la fioritura scientifica, certo, perché gli uomini dell'islam, come tutti gli uomini, sono istintivamente portati verso la conoscenza, e misero insieme filosofia e scienza delle civiltà che stavano conquistando con le armi per creare un'esplosione di pensiero. Basti pensare all’importanza della diffusione dello zero, intuizione indiana, nel mondo occidentale, basti pensare agli strumenti astronomici. Ma quei filosofi, tutti, erano dissidenti. Furono tollerati in alcuni periodi e in alcuni luoghi e furono straordinari, fino a quando L’islam restò vincente. Con la prima seria sconfitta islamica, la riconquiste della Spagna, i mullah anticiparono lo wahhabismo, dichiarando che i guai dell’islam erano causati dalla non applicazione integrale del Corano e chiusero i battenti alla scienza e alla filosofia.

Non esistono né possono esistere filosofi nell’islam, tra i veri credenti, filosofo islamico è una contraddizione in termini. Spesso Tariq Ramadan, viene definito un filosofo. Tariq Ramadan è un laureato in filosofia che insegna filosofia in un liceo di Ginevra, e non so come possa insegnarla perché nei suoi libri si vede come non solo non abbia mai avuto un’idea filosofica in vita sua, ma che non ha neanche ancora capito la filosofia che cosa sia in realtà.

La filosofia non può esistere perché è vietata la filologia e questa è la differenza fondamentale, quella da cui tutto deriva.

Non è possibile studiare la Bibbia senza sviluppare un altissimo livello di filologia, letteralmente amore per la parola, per il verbo. Gli studiosi della Torà sono abituati dall’età di 5 anni a spaccare il capello in quattro. L’ultimo premio Nobel israeliano per l’economia è uno che ha perfezionato la teoria del caos e c’è riuscito grazie allo studio della Torà. Dove c’è filologia, e solo dove c’è filologia, prima o poi si sviluppa il pensiero filosofico. Dove c’è il pensiero filosofico si sviluppa il pensiero scientifico e solo se c’è il pensiero scientifico può svilupparsi quello tecnologico.

Gli Ebrei sono in totale 14 milioni di persone, contro un miliardo e qualcosa di cristiani e un miliardo e qualcosa di Musulmani, però la loro percentuale di premi Nobel è impressionante. (126) O concludiamo che gli Ebrei sono geneticamente superiori a tutti gli altri, o concludiamo che lo studio della Bibbia  dona un formidabile sviluppo delle facoltà cognitive.

La Bibbia è anche una formidabile raccolta di storie. Adamo, Eva, Lot e consorte, Giuseppe e i suoi fratelli, Isacco, Sara, Mosè eccetera, eccetera. Storie. Una montagna di storie. Le storie sviluppano la nostra intelligenza e grazie al meccanismo dell’identificazione con il protagonista fanno da ammortizzatore alle emozioni . Le storie e il pensiero scientifico e matematico vanno di pari passo. Dove non ci sono storie non c’è pensiero matematico. Ci sono persone che hanno una straordinaria capacità si raccontare e ascoltare storie e magari non capiscono un fico di matematica, ed altri che adorano la matematica e detestano le storie, come Nash, per esempio, il matematico autore della prima teoria del caos. Però in una cultura ci devono essere sia il pensiero narrativo che quello scientifico matematico, esattamente come nel passo di una persona ci sono il piede destro e quello sinistro. Come diceva la buonanima del dottor Einstein: se volete dei figli intelligenti raccontate loro le fiabe e se volete dei figli molto intelligenti raccontate loro molte fiabe. Gli Ebrei sono dannatamente intelligenti perché gli raccontano la Bibbia.

Gesù Cristo non ha scritto nulla. I 400 vangeli che parlano di lui sono in contraddizione gli uni con gli altri ci spingono alla filologia. In più i vangeli sono un tripudio di storie, tra il racconto della vita di Gesù e le parabole. Anche noi con la filologia siamo bravini. In più il Vangelo, come la Bibbia è una formidabile ricchezza di Storie, la straordinaria storia di Gesù Cristo, le parabole. Una ricchezza straordinaria. Non è un caso che i seguaci di questa religione siano diventati una ricchezza di architettura, arte, musica, teatro letteratura, astrofisica, astronomia senza la fisica, fisica senza l'astronomia, chimica, matematica e qualche altra cosa che adesso non elenco perché altrimenti non mi bastano tre pagine.

Il Corano è dettato. Il Corano è dettato, non ispirato: il Corano è il pensiero di Dio, il Corano è Dio, esiste da sempre, da molto prima che Maometto lo sentisse e lo raccontasse, esiste dalla notte dei tempi, esisteva prima del mondo. Non può essere elaborato. Può solo essere imparato a memoria, nelle terribile scuole coraniche dove chi sbaglia viene picchiato a sangue e a volte anche a morte, come è successo in Pakistan a un bimbo cieco di 8 anni, due mesi fa.

Chi esce dalle scuole rabbiniche ha imparato a pensare. I monaci del medio evo hanno salvato il sapere del mondo latino e rifondato la scienza. Nell’islam la filologia è vietata. Questo è il punto fondamentale. Chi esce dalle scuole coraniche ha avuto il pensiero distrutto con la violenza e una micidiale, brutale ma efficace tecnica di lavaggio del cervello.

Quando Gutemberg inventò la stampa, il costo dei libri si abbatté e il loro numero di moltiplicò, ma solo in ambiente cristiano. La stampa fu vietata nei paesi islamici: visto che l’unico libro che serve è il Corano, perché stamparne altri? La stampa fu introdotta in quei paesi solo con l’Impero Britannico, ma oramai era tardi: il gap scientifico e narrativo tra i due mondi, cristiano e islamico era incolmabile. In questo momento ogni anno in tutto il mondo islamico, un miliardo e duecento milioni di persone,  vengono stampati 30.000 libri, 30.000 nuovi titoli, l’anno, tra libri tradotti e produzione locale, tra narrativa, saggistica e testi scientifici per le università. 30.000 nuovi titoli in un anno sono la quota della piccola Grecia. Il minuscolo stato (6 milioni di persone) di Israele stampa ogni anno 35.000 libri, oltre ad avere una circolazione stratosferica di libri in inglese, francese e russo, tedesco e spagnolo.

Poi c’è il problema della scienza. Sia il Giudaismo che il Cristianesimo affermano che Dio è coerente. Ha fatto le regole che regolano l’universo e queste regole sono sempre le stesse. Lo spiega anche San Tommaso.

“Poiché i principi di certe discipline, come la logica, la geometria e l’aritmetica, sono desunti dai soli principi  formali delle cose , dai quali dipende la loro essenza, ne segue che Dio non può fare cose contrarie a questi principi, non può fare ad esempio che le linee che passano dal centro della circonferenza non siano uguali…”

Dato che Dio ha fatto regole immutabili, vale la pena di studiarle. Ebrei e Cristiani possono essere scienziati.

Nell’islam invece Allah il Misericordioso, sempre sia santificato il suo nome, è assolutamente libero. Può decidere di far girare i pianeti in un senso o nell’altro a seconda di come gli gira. Studiare le leggi della natura è blasfemo perché vuol dire ritenere che Allah abbia il dovere di fare sempre le stesse cose. Nel mondo islamico Allah il Misericordioso non permette la scienza.

Ci sono in compenso numerose cose vietate nella religione giudaico cristiana e invece permesse nell’islam.

La legge di Mosè è incisa sulla pietra ed è uguale per tutti.

La legge di Mosè è uguale per tutti: re, pezzenti, profeti, liberi e schiavi. È una legge dura quella di Mosè. Non uccidere. Mai. Non rubare mai, Non dire falsa testimonianza, mai a nessuno. La legge del Dio degli Israeliti non distingue tra esterno e interno della tribù. Non si può mentire a nessuno, non si può rubare a nessuno, nemmeno ai non Ebrei. Le leggi dell’islam, al contrario distinguono tra musulmani e non musulmani e sono valide solo per i musulmani. Lo stesso Maometto ufficializza il concetto della “doppia verità”, come la chiama: ai nemici di Allah è giusto mentire (è un concetto molto caro a tutti i capi islamici e particolarmente ed Arafat, che la usava continuamente e ufficialmente). I nemici di Allah possono essere uccisi, derubati, ingannati  nessuna legge difende le loro donne e i loro ragazzini.

Le donne e i ragazzini degli infedeli, nell'islam possono essere ufficialmente stuprati.

Quando per il favore divino la fortezza fu espugnata, il nemico perdette ogni forza e fu incapace di reagire. Il popolo fedele non incontrò più ostacoli e pose mano al saccheggio in piena sicurezza. Si potrebbe dire che la vista della possibilità di poter fare bottino di ragazzi e belle donne devastasse i loro cuori e i loro animi. Trassero fuori da tutti i palazzi, che uguagliavano il palazzo di Salomone e si avvicinavano alla sfera del cielo, trassero nelle strade strappandole dai letti d’oro, dalle tende tempestate di pietre preziose, le beltà greche, franche, russe, ungheresi, cinesi khotanesi, cioè in breve le belle dai morbidi capelli, uguali alle chiome degli idoli, appartenenti alle razze più diverse, e i giovinetti che suscitavano turbamento, incontri paradisiaci.

Questa è la descrizione della presa di Costantinopoli da parte di Maometto II. Il brano è preso da “Storia del signore della conquista” di Tarsun Beg Kemal, vale a dire è il racconto ufficiale, quello su cui i bambini turchi studiano la storia.

Sicuramente anche i Crociati hanno commesso atti del genere, però hanno dovuto farlo di nascosto: era vietato, almeno in teoria era vietato. E punito. C'era la castrazione e il taglio del naso per un crociato che si facesse pescare con le mani su una donna araba. Lo hanno fatto, ma poi non lo hanno scritto e sicuramente dove è vietato viene fatto parecchio di meno.

Non commettere atti impuri è Non commettere atti impuri. Mai. Non commettere atti impuri blocca anche lo stupro etnico. Tu non desidererai la roba d’altri. Tu non desidererai la donna d’altri. Gli altri sono i forestieri, gli stranieri. Vuol dire che anche fantasticarci sopra, al depredare altri popoli e a violentargli le donne, è un peccato mortale, perché spinge alle guerre di rapina. Quando Maometto sterminò gli Ebrei dell’Arabia rei di non averlo riconosciuto come Messia, uccise solo i maschi: le donne e le bambine furono fatte schiave, cioè stuprate. Stesso schema in Turchia nel 1915. Nel genocidio degli Armeni i maschi sono stati uccisi subito, le femmine sono state sterminate con delle infernali marce della morte per spingerle a convertirsi, cioè a diventare donne dei musulmani.  Le donne armene hanno preferito crepare in maniera atroce che convertirsi.

Il villaggio era pieno di cadaveri. In un cortile c’erano un gruppo di donne (armene) ancora vive. I soldati (turchi) si divertivano a frustarle. Poi uno ebbe l’idea di prendere un tamburo e farle danzare. « Danzate, donne, danzate quando sentite il tamburo». Urlavano i soldati mentre le fruste schioccavano sulle schiene di quelle poverette, lacerandole. «Scoprite il seno e danzate.  Danzate finché siete vive». Urlavano i soldati. Uno di loro  è andato a prendere una tanica di cherosene e l’ha versato addosso alle ragazze. «Danzate urlavano tutti, danzate fino a che siete vive e sentite questo aroma più dolce di ogni profumo.» Poi hanno appiccato il fuoco. I poveri corpi si sono contorti fino alla morte. E io, ora, io che sto raccontando questo, come potrò mai, ditemi, levarmi quei poveri corpi dagli occhi?

Racconto di una testimone tedesca, Isola di Hectamar, Turchia, 1915.

Più del 10% del mezzo milione di donne armene sono morte bruciate vive. Il cherosene era la punizione per le ribelli: chi cercava di fuggire, chi resisteva allo stupro.

Nell’islam non è vietato uccidere i non credenti. Non uccidere vale solo se l’ucciso è un musulmano. Lo stesso vale per la violenza sulle donne e i bambini. Nel santo corano è specificato che donne e bambini possono essere uccisi “ se si oppongono all’islam”. Ecco perché in Israele non ci sono civili e tutti possono essere uccisi. Spesso vengono riportati brani del corano dove si condanna l’uccisione di innocenti per dimostrare che l’islam è una religione di pace e compassione: attenzione, stiamo parlando di una regola che vale solo tra i credenti. Un musulmano deve rispettare “i suoi pari”, cioè i musulmani. I non musulmani sono carne da macello ed è giusto che sia così perché solo dopo il loro annientamento l’islam potrà regnare su tutto il mondo e quindi ci sarà la pace del mondo e Allah il Misericordioso sarà contento.

Allah il misericordioso potrebbe conquistarsi lui da solo il mondo con le armi, ma vuole che lo facciano i suoi servi perché così li mette alla prova. Nell’islam giustamente i terroristi, tutti, anche quelli di Beslan, sono eroi. Chiunque sia morto (cito sempre l’ayatollah Komeini) mentre terrorizzava e sterminava gli infedeli invece delle 40 vergini al giorno canoniche ne avrà 60, che fa una quota di due vergini virgola sei periodico l’ora, per l’eternità (mi auguro che nel paradiso degli islamici abbiano una borsa del ghiaccio). Non solo, ma lo stesso trattamento l’avranno 60 maschi che lui indicherà. (Il concetto di responsabilità personale nell’islam è un po' nebuloso.) Quindi anche il padre, il nonno, il cugino, il cognato della portinaia del kamikaze e il prozio del pizzicagnolo di fronte sono beatificati.

Ritorniamo al Santo Corano.

L’islam non vieta di sposare una donna contro la sua volontà. Neanche una bambina. Anzi. L’ayatollah Khomeini spiega come sia meglio che una bambina venga data in sposa a otto anni, massimo dieci, come la terza moglie del Profeta.

Ci sono obblighi nell’islam:

la sura numero 8 raccomanda di terrorizzare i nemici di Allah, la sura numero 9 e 10 di ucciderli.

Chi si oppone all’islam deve essere ucciso e gli vengano tagliati mani e piedi, deve essere crocifisso, bruciato.

Scusi maestà, io mi appongo all'islam con tutte le mie forze: dice che sono razzista a essere un po' preoccupata?

Khomeini spiegò come ogni maschio nell’islam sia impegnato sempre alla conquista militare del mondo non islamico, con tutti i mezzi, perché il fine, il regno di Allah su tutto il mondo è talmente alto che giustifica ogni mezzo. Uccidere derubare e ingannare i nemici dell’islam è un dovere di ogni credente. Un credente che non faccia queste cose è in difetto e difficilmente potrà essere perdonato.

È vietato fare l’elemosina a un infedele. Vorrebbe dire rinforzare i nemici di Allah.

Quanti soldi abbiamo mandato noi e gli USA per lo tsunami, solo per fare un esempio? Metri cubi, vero? Anche Israele ha mandato un bel po’ di aiuti.

Qualcuno ricorda di un centesimo, una briciola, un ravanello, un cappero, una porzione di escrementi di cammello (ottimo fertilizzante) arrivati dalla ricchissima Arabia Saudita in occasione di un nostro terremoto, inondazione o altro?

Certamente no.

A proposito di terrorismo: ho una notizia per tutti gli amuli e i seguaci Osama Bin Laden e tutti i suoi, quelli che sono venuto a terrorizzarci.

Dovevate farci paura? Sciocchini!

Non abbiamo paura di niente e siamo ogni giorno più pronti a morire, a dare la nostra vita per proteggere la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, della Donna e del Cittadino!

Quello che avete scambiato per viltà era solo un eccesso di buona educazione.

Non volevamo dirvelo quello che pensavamo della religione dei vostri padri solo perché  pare brutto dire a uno che quello che gli ha insegnato mamma su Dio e la morte è un ammasso di crudeli e feroci falsità. Ma se venite a minacciarci, be' allora ve lo diciamo.

L’islam è un nemico mortale del pensiero e della libertà umani.  Un nemico crudele e mortale.

La regina Rania di Giordania che spiega che l’islam è democrazia vive lieta e sicura e riceverà anche un premio per la sua presenza su YouTube.

Robert Redeker che afferma che l’islam è violenza, vive alla macchia.

Non vi confondete su chi sono i paladini della libertà e chi i cialtroni.

Riporto ancora una volta l’articolo di Robert Redeker. Lo so, non è la prima volta, ma qust'uomo ha pagato con la sua vita distrutta questo articolo.

“Le reazioni suscitate dall’analisi di Benedetto XVI sull’islam e la violenza fanno parte dell’obiettivo che lo stesso islam si pone: spazzare via la cosa più preziosa che possiede l’occidente e che non esiste in alcun paese musulmano, ovvero la libertà di pensiero e di espressione. L’islam sta cercando di imporre all’Europa le proprie regole: apertura delle piscine solo per le donne a determinati orari, divieto di satira della religione, pretesa di avere un certo tipo di alimentazione per i bambini musulmani nelle mense scolastiche, lotta per imporre il velo nelle scuole, accusa di islamofobia contro gli spiriti liberi. Come si spiega il divieto dell’estate scorsa di portare il tanga a Paris-Plage? La spiegazione addotta è quantomeno strana: c’era il rischio, si dice, di “turbare l’ordine pubblico”. Cosa significa? Che bande di giovani frustrati avrebbero rischiato di diventare violenti di fronte alla bellezza che faceva mostra di sé? Oppure si temevano manifestazioni islamiche, nelle vesti di brigate della virtù, nella zona di Paris-Plage? In realtà, il fatto che portare il velo in pubblico non sia vietato è qualcosa che può “turbare l’ordine pubblico” molto più del tanga, a causa della condanna che suscita questo strumento per l’oppressione delle donne. Non è fuori luogo pensare che tale divieto rappresenti una certa islamizzazione della mentalità francese, la sottomissione più o meno conscia ai dettami dell’islam. O quantomeno che questo sia il risultato dell’insidiosa pressione musulmana sulla mentalità della gente: le stesse persone che sono insorte contro l’inaugurazione di un sagrato dedicato a Giovanni Paolo II a Parigi non fiatano quando si costruiscono le moschee. L’islam sta cercando di obbligare l’Europa ad adeguarsi alla sua visione dell’uomo. Come già accadde con il comunismo, l’occidente è ora sotto sorveglianza ideologica. L’islam si presenta, esattamente come il defunto comunismo, come alternativa al mondo occidentale. E come il comunismo di altri tempi, l’islam, per conquistare gli animi, gioca su fattori emotivi. Ostenta una legittimità, turba la coscienza occidentale, attenta al prossimo: il fatto di porsi come la voce dei poveri di tutto il mondo. Ieri la voce dei poveri proveniva da Mosca; oggi viene dalla Mecca. Oggi degli intellettuali si fanno portatori dello sguardo del Corano, come ieri avevano fatto con lo sguardo di Mosca. Ora la scomunica è per l’islamofobia, come lo era stata in passato per l’anticomunismo. Nell’apertura agli altri, che è propria dell’Occidente, si manifesta una secolarizzazione del cristianesimo che può essere riassunta in questi termini: l’altro deve sempre venire prima di me. L’occidentale, erede del cristianesimo, è colui che mette a nudo la propria anima, assumendosi il rischio di passare per debole. Come il defunto comunismo, l’islam considera la generosità, l’apertura mentale, la tolleranza, la dolcezza, la libertà delle donne e dei costumi e i valori democratici come segni di decadenza. Sono debolezze che sfrutta volutamente grazie a degli “utili idioti”, buone coscienze imbevute di buoni sentimenti, per imporre l’ordine coranico nel mondo occidentale. Il Corano è un libro di una violenza inaudita. Maxime Rodinson sostiene, nell’Encyclopedia Universalis, alcune verità importanti che in Francia sono considerate tabù. Infatti, da una parte, “Maometto rivelò a Medina delle insospettate qualità di dirigente politico e capo militare (…). Ricorse alla guerra privata, istituzione comune in Arabia, Maometto inviò subito manipoli di suoi sostenitori ad attaccare le carovane della Mecca, punendo così i suoi connazionali increduli e, al contempo, ottenendo un ricco bottino”. Dall’altra, “Maometto approfittò di questo successo per eliminare da Medina, facendola massacrare, l’ultima tribù ebrea ancora esistente, quella dei Qurayza, con l’accusa di comportamento sospetto”. Poi, “dopo la morte di Khadidja, sposò una vedova, brava donna di casa di nome Sawda, e anche la piccola Aisha, che aveva appena dieci anni. Le sue tendenze erotiche, a lungo represse, lo avrebbero portato a contrarre contemporaneamente una decina di matrimoni”. C’è un’esaltazione della violenza, perché il Corano mostra Maometto sotto questa luce: guerrafondaio senza pietà, predatore, massacratore di ebrei e poligamo. Ovviamente anche la chiesa cattolica ha le sue colpe. La sua storia è costellata di pagine nere, delle quali ha fatto ammenda: l’inquisizione, la caccia alle streghe, l’esecuzione dei filosofi Bruno e Vanini, la condanna degli epicurei, quella del cavaliere de La Barre, accusato di empietà in pieno XVIII secolo, non depongono a suo favore. Però c’è una differenza fondamentale tra il cristianesimo e l’islam: è sempre possibile tornare ai valori evangelici, alla dolce personalità di Gesù Cristo, riscattandosi dagli errori della chiesa. Pochi. Nessun errore della chiesa è stato ispirato dal Vangelo. Gesù è per la non violenza, e il ritorno al Cristo rappresenta la salvezza nei confronti di certi eccessi dell’istituzione ecclesiale. Il ricorso a Maometto, invece, rafforza l’odio e la violenza. Gesù è il maestro dell’amore, Maometto, il maestro dell’odio. La lapidazione di Satana che si ripete ogni anno alla Mecca non è solo un fenomeno superstizioso: non si riduce infatti allo spettacolo di una folla isterica che flirta con la barbarie, ma ha una portata antropologica. Si tratta invero di un rito che ogni musulmano è invitato ad accettare, radicando la violenza come dovere sacro nel cuore del credente. Questa lapidazione, che ogni anno provoca la morte di fedeli calpestati dalla folla (a volte anche centinaia), è un rituale che ingloba la violenza arcaica. Anziché eliminare questa violenza arcaica neutralizzandola, sulla scia dell’ebraismo e del cristianesimo (l’ebraismo inizia con il rifiuto del sacrificio umano, che è l’ingresso nella civiltà, mentre il cristianesimo trasformerà il sacrificio in eucarestia), l’islam le crea un bel nido per crescere al caldo. Mentre l’ebraismo e il cristianesimo sono religioni i cui riti sono rivolti contro la violenza e la delegittimano, l’islam è una religione che esalta la violenza e l’odio, sia nel suo testo sacro che in alcuni riti comuni. Odio e violenza pervadono il testo sul quale si formano tutti i musulmani: il Corano. Come ai tempi della Guerra fredda, la violenza e l’intimidazione vengono utilizzate al servizio di un’ideologia che si vuole egemone: l’islam, che mira a mettere la sua cappa di piombo sul mondo intero. Benedetto XVI sta soffrendo la crudeltà di tale esperienza. Come in altri tempi, è necessario dire a chiare lettere che l’occidente è “il mondo libero” nei confronti di quello musulmano, e, come in quei tempi, gli avversari di questo “mondo libero”, funzionari zelanti del Corano, pullulano al suo interno”.

Robert Redeker (traduzione Studio Brindani)

Se sua maestà Rania di Giordania avesse parlato per la libertà e la vita di Robert Redeker e degli altri condannati a morte della Jiad islamica, contro le ragazzine cristiane rapite e violentate a Betlemme e a Mosul, contro le 2000 chiese bruciate a Giacarta, contro le chiese bruciate in Kenia e in Nigeria, sarebbe stata una grande donna, il Gandy islamico, la speranza, il futuro.

Ma non lo ha fatto altro che il solito piagnisteo: puro distillato di cialtronaggine.

Noi non siamo orchi.

Noi non bruciamo le moschee e se qualcuno lo fa lo fermiamo.

Noi non manchiamo di rispetto alle persone che portano nel vestiario i segni dell’islam, noi non profaniamo il Corano e se qualcuno lo facesse noi saremmo i primi a fermarlo e a punirlo.

Ma noi rivendichiamo il diritto alla libertà di parola.

Quindi propagandiamo l’articolo di Robert Redeker, lo appendiamo nella scuole, nella fabbriche, negli uffici, lo mandiamo via internet a tutti quelli che conosciamo. Ne facciamo un manifesto e lo appendiamo davanti alle moschee, perché la libertà appartiene a tutti gli uomini e le donne della terra.

E le religioni che negano questa liberà meritano di essere combattute fino alla morte.

Fino alla nostra morte, perché  forse ci ammazzeranno, faremo la fine di Theo Van Gogh, certo, oppure fino alla morte delle religioni che negano la libertà, che si disfaranno nel nulla.

di Silvana De Mari 08/01/2013 08:21:04