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Farage vuole l'allontanamento di Borghezio dall'Eld: lui per ora si auto-sospende

di Magdi Cristiano Allam

21/05/2013 20:41:15

Nigel Farage, leader dell'Ukip (United Kingdom Independence Party), che ha recentemente ottenuto il 25% dei consensi alle elezioni...

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In Spagna appello intellettuali di sinistra propone di uscire dall'Euro

di www.controlacrisi.org /
21/05/2013 19:42:22
In Spagna appello intellettuali di sinistra propone di uscire dall'Euro

Dalla Spagna un manifesto sottoscritto da dirigenti politici, intellettuali e personalità della sinistra dichiara la necessità della rottura con la gabbia della moneta unica europea. Queste  personalità politiche della sinistra come Julio Anguita e Manuele Monereo, intellettuali marxisti come Miguel Riera, Joan Tafalla, Joaquim Miras  hanno sottoscritto un manifesto politico che chiede esplicitamente l'uscita della Spagna dall'euro.

Manifesto per il recupero della sovranità economica, monetaria e cittadina

USCIRE DALL’EURO

La drammatica situazione sociale ed economica in cui è sprofondata la nostra società esige una politica capace di creare le condizioni per uscire dalla crisi. È una necessità urgente. Il tempo è un dato primario per i rischi di aggravamento e degradazione che esistono, per l’enorme sofferenza sociale provocata dal persistere delle politiche di tagli, austerità e privatizzazione del pubblico.

La rete in cui siamo presi è fatta da un livello di disoccupazione catastrofico, da un indebitamento del paese con l’estero impossibile da affrontare e da un’evoluzione dei conti pubblici che porta al fallimento economico dello Stato. Oltre 6 milioni di disoccupati, oltre 2,3 miliardi di euro di passivo lordi con l’estero, e un debito pubblico di quasi un miliardo di euro, crescente e che si avvicina al 100% del PIL, sono dati che definiscono un disastro inimmaginabile, mettono in pericolo la convivenza e distruggono diritti sociali fondamentali.

Una crisi di questa portata ha cause complesse e multiple, dalla crisi generale del capitalismo finanziario agli sprechi e alla corruzione, passando per un sistema fiscale tanto regressivo quanto ingiustamente applicato, ma, anche a rischio di semplificare l’analisi per scoprire le soluzioni, bisogna attribuire all’entrata del nostro paese nella moneta unica la principale ragione di questa desolante situazione.

Come ora si riconosce, non c’erano le condizioni per stabilire una moneta unica tra paesi tanto disuguali economicamente senza accompagnarle con una fiscalità comune. La sua creazione implicava, d’altra parte, un quadro propizio all’instaurazione di politiche regressive e antisociali di tutti i tipi secondo i dettami della dottrina neoliberista, che ha avuto nella costruzione dell’Europa di Maastricht la sua massima espressione. Come si è valutato a suo tempo, lo Stato del welfare non è compatibile con l’Europa di Maastricht.

Con l’entrata nell’euro, il nostro paese ha perso uno strumento essenziale per competere e mantenere un ragionevole equilibrio negli scambi economici con l’estero, quale era il controllo e la gestione del tipo di cambio rispetto al resto delle monete. D’altra parte, c’è stata una cessione di sovranità a favore della BCE in quanto a liquidità e applicazione della politica monetaria, un’istituzione dominata fin dalle origini dagli interessi del capitalismo tedesco.

Come non poteva essere diversamente, l’arretratezza e la debolezza dell’economia spagnola rispetto ad altri paesi e la rigidità assoluta imposta dall’euro hanno condotto durante gli anni 2000 a un deficit della bilancia dei pagamenti a causa di una spesa corrente opprimente. Si sono registrati squilibri insostenibili, come pure è accaduto ad altri paesi come la Grecia e il Portogallo, catturati nella stessa trappola. Nei 14 anni trascorsi dalla creazione dell’euro nel 1999 fino alla fine del 2012, il deficit estero accumulato è stato di quasi 700 mila milioni di euro, che si è dovuto finanziare indebitandosi con l’estero. Gli enti creditizi e le imprese spagnole hanno chiesto più di un altro miliardo di euro di risorse per i propri piani d’investimento all’estero, specie in America Latina.

Fino all’anno 2008, in cui si è manifestata la crisi finanziaria internazionale, a causa delle agevolazioni straordinarie dei finanziamenti, il paese ha vissuto un sogno, come drogato, alimentando la bolla immobiliare e estraneo ai problemi che si erano generati. In quell’anno, tutto è cambiato radicalmente, i mercati finanziari di sono chiusi, dai canali non fluiva liquidità e la situazione di ciascun debitore è stata esaminata con rigore. Con il brusco cambiamento nella posizione debitoria della nostra economia nei confronti dell’estero, i passivi lordi sono passati da 540 mila milioni a fine del 1998 a 2,2 miliardi nel 2008, il paese è entrato in fallimento ed è sopravvenuta una profonda recessione che a tutti gli effetti è ancora vigente.

Il settore pubblico ne ha risentito profondamente da allora, incorrendo in un deficit esorbitante a causa della drastica caduta delle entrate, rafforzata dall’esplosione della bolla immobiliare. Lo Stato, sul quale finiscono per scaricarsi tutte le tensioni delle amministrazioni pubbliche, ha avuto necessità di centinaia di milioni di euro, ottenuti con l’emissione di debito pubblico nei mercati interni ed esterni, di fronte all’impossibilità di finanziare direttamente per mezzo delle propria autorità monetaria. Alla fine del 2007, il debito circolante dello Stato era di 307.000 milioni di euro, il 37% del PIL. Alla fine del 2012 era salito a 688,000 milioni, il 65% del PIL, e continua ad aumentare in corrispondenza dell’evoluzione deficitaria dei conti pubblici.

Da quando è stata ammessa la crisi, la politica economica ha mantenuto alcuni tratti di base inamovibili. La perdita di competitività dell’economia spagnola è servita come scusa per applicare rigorosamente le ricette neoliberiste e si è cercato di compensare con il cosiddetto “aggiustamento interno”, un processo diretto a diminuire i salari e favorire i licenziamenti per diminuire il prezzo delle merci e dei servizi spagnoli, dal momento che la via naturale e storica della svalutazione della moneta è impedita dall’euro. Restrizioni, controriforme del lavoro e tagli continui marcano la politica degli ultimi anni. D’altro canto, la cosiddetta austerità si è imposta brutalmente nella politica fiscale, come esigenza dei poteri economici, facendo della lotta contro il deficit pubblico il talismano ingannevole della soluzione alla crisi.

Questa politica ha prodotto una retrocessione sociale molto dolorosa, ha dato un impulso incontenibile alla crescita della disoccupazione e, cosa fondamentale, è inutile. Il paese scivola senza freni e precipita in un baratro profondo. Gli agenti determinanti della crisi continuano intatti, quando non peggiorano. I passivi esteri non possono diminuire senza che si registri un eccedente nella bilancia di pagamento, cosa praticamente irraggiungibile per un’economia abbastanza demolita e scarsamente competitiva, e il pesante carico di debito pubblico non smetterà di crescere fino a quando non si diluisca il deficit pubblico, cosa che lo stesso governo non riesce a scorgere. La sfiducia è generale.

La società è ad un crocevia.

Come superare il disastro? L’alternativa alla crisi difesa dalla Troika e apertamente dal PP passa per l’inasprimento dei tagli, per l’austerità e la distruzione del pubblico. L’economia spagnola, come è già successo in Grecia e Portogallo, cade nel precipizio e sprofonderà nell’abisso, con conseguenze sociali drammatiche e rischi politici di ogni segno.

Il PSOE, compartecipe attivo nell’attuale disegno economico e sociale, finge ora un disaccordo con il PP e critica la sua politica suicida, ma continua ad essere legato al criterio che l’euro è irreversibile.

Le direttive dei sindacati maggioritari, una volta appurato l’errore di calcolo commesso con il consenso critico a Maastricht, denunciano ora l’attuale stato di cose, ma non sono in condizione di proporre misure anticrisi realmente efficaci dal momento che non mettono in discussione con coerenza l’Europa costruita.

Altre forze, organizzazioni e autori di sinistra criticano l’Europa attuale e propongono cambiamenti abbastanza utopistici e progetti senza fondamento, dato il carattere non riformabile dell’Europa sorta, soprattutto dopo l’ampliamento della zona euro all’Est. Alle carenze originali della moneta unica si aggiunge il peso che esige la Germania come paese egemone e la realtà di una scomposizione dell’Europa, imprigionando alcuni paesi con debiti impagabili. L’imprescindibile e urgente necessità di rompere i vincoli dei Trattati europei non può paralizzarsi né nascondersi dietro progetti di altra natura. Per desiderabile che sia un’altra Europa, per ora non è percorribile, richiede basi molto diverse su cui fondarsi e la sovranità perduta di ciascuno Stato.

Il fallimento del progetto di costruzione dell’Europa è inoccultabile, e non è possibile determinare quando e come rovinerà l’insostenibile situazione esistente.

A noi firmatari di questo manifesto sembra chiaro che l’Europa di Maastricht non potrà sopravvivere con la sua attuale configurazione, dopo i disastri e le sofferenze che ha causato, oltre ad aver svuotato di contenuto la democrazia ed aver sottratto la sovranità popolare.

Affermiamo pure che il nostro paese non può uscire dalla crisi nel quadro dell’euro. Senza moneta propria e senza autonomia monetaria è impossibile far fronte al dramma sociale ed economico, tanto più che pure la politica fiscale è stata annullata dal Patto di Stabilità, proditoriamente costituzionalizzato.

È necessaria una moneta propria per competere e una politica monetaria sovrana per somministrare liquidità al sistema e stimolare una domanda ragionevole. E questo come prima condizione ineludibile, però non sufficiente, per poter sviluppare una politica avanzata di controllo pubblico dei settori strategici dell’economia, di nazionalizzazione delle banche, di ricostruzione del tessuto industriale e agricolo, di difesa e potenziamento dei servizi pubblici fondamentali con un potente e progressivo sistema fiscale, di ammortizzamento delle disuguaglianze e distribuzione della ricchezza, di ripartizione del lavoro per combattere la disoccupazione, di deroga delle controriforme del lavoro e delle pensioni, di rispetto vero verso l’ambiente, ecc…, e di affrontare un processo costituente che permetta di recuperare e approfondire la democrazia. Per tutto ciò bisogna lasciare da parte transitoriamente il deficit pubblico, dimenticarsi di fare proposte impossibili alla BCE e smetterla di avere nostalgia della Riserva Federale o della Banca d’Inghilterra quando si può disporre della Banca di Spagna come istituzione equivalente.

L’ammontare del debito estero è insolvibile. La maggior parte è debito del settore privato, e tocca a chi l’ha contratto risolvere i problemi che si presentino, incluso il settore finanziario, molto compromesso. Perciò rifiutiamo qualsiasi operazione di “riscatto” del nostro paese e per la stessa ragione consideriamo come debito completamente illegittimo quello contratto dallo Stato per distribuire fondi di salvezza per gli enti creditizi che non siano stati nazionalizzati.

Rispetto al debito pubblico, lo Stato deve fare una profonda ristrutturazione dello stesso (abbandono, moratoria, conversione in moneta nazionale) che allevi la pressione schiacciante che subiscono i conti pubblici. Agendo diversamente, può considerarsi come irrimediabile il fallimento del Settore pubblico.

Non ci sfuggono i problemi e la complessità dei passi che proponiamo, tra gli altri limitare la libera circolazione di capitali. E la nostra analisi non ci impedisce nemmeno di collaborare con azioni, proposte e mobilitazioni con quella parte della cittadinanza e le sue organizzazioni che, sotto effetto del bombardamento mediatico cui siamo sottoposti o per altri motivi, ancora non condivide la nostra opzione di fronte al crocevia in cui ci troviamo e la necessità di rompere il nodo gordiano dell’euro. Senza dubbio, di fronte al disastro che ci coinvolge e di fronte alle cause profonde che lo promuovono ed acutizzano, non possiamo restare zitti né evasivi. A nostro modo d’intendere, oggi la società spagnola, che è entrata in una agonia prolungata e senza speranza, non dispone di altra scelta che uscire dall’euro per impedire lo sprofondamento definitivo del paese.

Recuperare la sovranità perduta, rendere effettiva la sovranità popolare, richiede di venire fuori dai capestri che ci paralizzano, affrontare la dura realtà e dotarsi dei mezzi per tracciare un progetto di sopravvivenza che, con tutte le difficoltà, può rappresentare anche una grande opportunità per creare una società sovrana, prospera, solidale, democratica, ecologicamente responsabile e libera.

Primi firmatari:

Julio Anguita/ Sebastián Martin Recio/ Diosdado Toledano/ Héctor Illueca/ Salvador López Arnal/ Joaquín Miras/ Juan Rivera/ Miguel Riera/ Andrés Piqueras/ Miguel Candel/ Alberto Herbera/ Isabel de la Cruz/ Rodrigo Vázquez de Prada/ Manuel Muela/ Rosario Segura/ Juan Montero/ Leonel Basso/ Joan Tafalla/ Manuel Monereo/ Antonio Gil/ Manuel Cañada/ Santiago Fernández Vecilla/ Carlos Martínez/ Pedro Montes

PER ADERIRE AL MANIFESTO

http://salirdeleuro.wordpress.com/

(traduzione di Rosamaria Coppolino)

Il sistema finanziario globalizzato ci ha condannato alla piena depressione

di Stefano Di Francesco
20/05/2013 18:56:47
Il sistema finanziario globalizzato ci ha condannato alla piena depressione

Voglio rassicurarvi! Tutto procede secondo i piani. Siamo in piena depressione economica voluta dal sistema finanziario globale, siamo ottimi emettitori di titoli di stato (BTP,CCT,CTZ,..) che pagano interessi  ben superiori all’inflazione e non corriamo, per il momento, il rischio di venire buttati fuori dall’euro.

Quindi stiamo assolvendo alla perfezione al nostro compito che ci vede a livello globale tra i primi paesi produttori di “safe asset”, con buona pace dei disoccupati, degli esodati, degli scoraggiati, dei pensionati cui nulla viene da questa condizione di leadership globale. 

Ma al Governo Letta (leggasi Monti-bis) non frega niente. Loro vedono la luce in fondo al tunnel; io credo invece che vedano un tir contromano che ci investirà in pieno! Questione di punti di vista.

E’ di qualche giorno fa il seguente comunicato ISTAT: 

 

Siamo alle solite: laddove le stime del Governo  davano una riduzione del PIL per il 2013 del – 1,3%, dopo appena tre mesi  già siamo ben oltre con un -1,5 %. Il trend purtroppo non sembra voler invertire. Anzi, la stima realizzata dalla Banca d’Italia nel suo ultimo Bollettino indica un tendenziale rapporto debito/PIL al 133% alla fine del 2013, ma c’è da scommettere che andrà molto molto  peggio.

Insomma, da quando l’Italia è stata presa in cura dalla “troika” e dalle sue folli cure a base di austerity, tasse, pareggio di bilancio, il rapporto debito/ PIL è passato dal 120% al 130% attuale.

 

Non c’ è bisogno di commentare nulla. Purtroppo le cose andranno sempre peggio. Stiamo percorrendo la via in direzione sbagliata e nonostante tutti, dico tutti gli indicatori, non abbiano fatto altro che peggiorare, ancora si presentano in Tv a dirci che taglieranno l’IMU,che storneranno fondi dalla produttività per destinarli alla solidarietà (leggasi partita di giro),…

La cosa più interessante è però verificare come lo Stato, a dispetto di una severa politica di repressione fiscale, risulti incassare sempre meno tributi, come si evince dal seguente grafico:

 

Infatti, nel mese di Marzo 2013 (ma anche a Gennaio le cose non erano andate bene), le entrate fiscali si sono ridotte di ben 180 milioni di euro rispetto al mese di Marzo del 2012, nonostante la pressione fiscale sia nel frattempo salita di circa un punto percentuale. Questo significa che probabilmente, d’ora in avanti, ad un inasprimento del regime fiscale, non seguirà un incremento delle entrate per lo Stato, il che comporterà probabilmente l’adozione di misure di prelievo straordinarie ( magari una tassa sui depositi bancari stile Cipro del 25-30%)

Poveri noi.

Eurozona, pensare l'impensabile: abbandonare l'euro? Il momento in cui l'Europa dirà basta

di Thomas Catan e Marcus Walker
20/05/2013 18:00:27
Eurozona, pensare l'impensabile: abbandonare l'euro? Il momento in cui l'Europa dirà basta

(Fonte: Wall Street Journal m.europe.wsj.com/articles/SB10001424127887323398204578489261685554102; traduzione italiana a cura di Erika Di Dio www.forexinfo.it/Eurozona-pensare-l-impensabile) - La disoccupazione in Spagna è al 27%. I giovani sono in fuga dal Portogallo e dall’Irlanda. Un greco su quattro dice di avere difficoltà a pagare per il cibo.

Nonostante le condizioni di quest’era di Depressione, tuttavia, l’Europa non ha un piano concreto per riportare la gente al lavoro. Nel quadro della strategia di progettazione tedesca per sfuggire alla crisi dell’euro, i membri dell’Europa meridionale che lottano devono continuare a tagliare la spesa pubblica, ad abbassare i salari fino a quando non saranno di nuovo competitivi. Al ritmo attuale, ci potrebbe volere un decennio o più per completare il processo, in base agli studi di Goldman Sachs.

Tutta questa sofferenza porta alla domanda: c’è un punto di rottura in cui gli europei diranno semplicemente: "Basta"?

Pazienza infinita?

Certamente, gli europei hanno protestato contro l’austerità. Ma nonostante diffuse paure, nessun paese ha lasciato l’euro. Il supporto per rimanere nella moneta comune rimane alto, anche se vi è un diffuso disincanto nei confronti dell’Unione europea. Oltre il 60% di spagnoli, greci, italiani e francesi vuole mantenere la moneta comune, secondo un sondaggio pubblicato questo mese dal Pew Research Center.

I profeti della sventura dell’euro, che prevedevano che la Grecia avrebbe abbandonato la moneta unica lo scorso anno hanno apparentemente sottovalutato la volontà degli europei a sopportare anni di difficoltà, piuttosto che scommettere su di un’uscita. Ma i funzionari europei che puntano alla stabilità del sentimento pro-euro potrebbero fare l’errore opposto.

Le riserve di pazienza degli Europei sono profonde, ma sicuramente non infinite.

"Solo l’enormità di abbandonare l’euro ha finora militato contro un aumento nel sostegno verso un’uscita dall’euro stesso", dice Simon Tilford, capo economista presso il Center for European Reform di Londra. Non appena le persone si renderanno conto del fatto che non c’è luce alla fine del tunnel, però, "probabilmente inizieremo a vedere un dibattito più aperto circa i costi e i benefici del rimanere nella moneta unica," dice. "E una volta che si accenderà il dibattito, le cose potrebbero cambiare abbastanza rapidamente".

Il caso dell’Argentina

Questo è giù accaduto in passato. Come i paesi che hanno aderito alla zona euro, l’Argentina negli anni ’90 rinunciò al controllo sulla propria moneta, fissando il tasso di cambio della valuta alla parità con il dollaro. Ciò riuscì a domare l’iperinflazione, ma portò anche ad un indebitamento esagerato in dollari che spinse in alto salari e costi aziendali. Come l’Europa meridionale oggi, l’Argentina divenne profondamente non-competitiva e la valuta del paese non riusciva più a rendere i suoi beni attraenti all’estero.

Come i membri dell’euro oggi, l’Argentina ha dovuto sorridere e resistere fino a quando i salari e i prezzi non sono scesi abbastanza perché il paese diventasse di nuovo competitivo. La saggezza popolare a quel tempo era che gli argentini avrebbero sopportato qualsiasi difficoltà pur di continuare ad utilizzare il dollaro statunitense, dopo essere stati così scottati da decenni di caos politico ed economico.

"La svalutazione non è un’opzione in Argentina", disse al momento un economista della Banca Mondiale. "Con un livello così alto di dollarizzazione, una svalutazione sarebbe troppo costosa".

Tecnicamente, l’Argentina aveva una propria moneta a cui poter tornare, ma abbandonare la parità con il dollaro era vista come troppo straziante da intraprendere, perché quasi tutti i debiti e i contratti aziendali erano nella valuta statunitense. Dopo tre anni di recessione, tuttavia, gli argentini decisero in massa che qualunque cosa sarebbe venuta dopo non sarebbe mai potuta essere peggiore della depressione infinita necessaria per mantenere i loro pesos intercambiabili con i dollari.

In una mite serata di dicembre 2001, la classe media si riversò per le strade di Buenos Aires, in un’esplosione di rabbia. Rivolte in tutto il paese spazzarono via il governo dal potere. L’Argentina andò in default subito dopo, e poi il paese abbandonò il "gancio" della sua moneta al dollaro.

Avvertimento per l’Europa

Quanto è simile la situazione del sud Europa oggi? L’economia argentina aveva subito una contrazione di circa l’8% nei tre anni precedenti la rivolta. Entro la fine di questo anno, le economie di Italia e Portogallo si saranno ridotte di circa l’8% rispetto al loro picco, la Spagna di circa il 6% e la Grecia di oltre il 23%, secondo il Fondo Monetario Internazionale.

I responsabili politici dell’UE confortevoli con l’apparente popolarità dell’euro dovrebbero considerare che anche gli argentini sostenevano ampiamente il dollaro fino al momento in cui sono esplosi. In un sondaggio pubblicato nel dicembre 2001, lo stesso mese in cui gli argentini sono insorti, solo il 14% diceva che il regime di moneta doveva essere abbandonato, il 62% invece voleva mantenerlo. Questa è praticamente la stessa percentuale di spagnoli e greci che dicono di voler mantenere l’euro oggi.

L’Argentina, con i suoi alti e bassi dalla svalutazione, non è un modello per l’Europa. Piuttosto, è un avvertimento.

Alla fine del 2001, il ministro dell’economia argentino definì il legame del paese al dollaro "un’istituzione permanente", il cui crollo impensabile avrebbe causato "la dissoluzione delle istituzioni di base dell’economia e della società." Un mese dopo era sparito.

Coloro che dicono che il rischio di uscita dall’euro sia stato eliminato dovrebbero prendere in considerazione altri momenti in cui le persone definivano sacro un regime di moneta, fino a quando non hanno deciso di spazzarlo via.


Traduzione italiana a cura di Erika Di Dio. Fonte: Wall Street Journal

A Colle Val D'Elsa la nuova moschea "italiana" megafono dell'integralismo islamico

di Magdi Cristiano Allam
19/05/2013 09:17:31
A Colle Val D'Elsa la nuova moschea

(Il Giornale) - Finalmente abbiamo una moschea italiana! Voluta dagli italiani anticipando le stesse pretese degli islamici, gestita dagli italiani in combutta con gli islamici, finanziata dagli italiani unitamente agli islamici, con un imam (guida religiosa) italiano convertito dagli islamici. La moschea di Colle Val D'Elsa, di prossima inaugurazione, incarna la scelta suicida dell'Italia ideologicamente collusa con l'islam di allearsi con il proprio aspirante carnefice, votandosi a vittima sacrificale sull'altare del relativismo, del buonismo, del filo-islamismo e del più spregiudicato materialismo.

Stiamo assistendo, per molti inconsapevolmente per altri irresponsabilmente, all'evoluzione della specie dell'islamicamente corretto in Italia. All'inizio c'è stata la Moschea di Segrate, la prima con cupola e minareto, concessa in ambito locale in ossequio alla volontà della comunità islamica straniera di mettere radici nel nostro Paese. Dopo è sorta la Grande Moschea di Roma, finanziata dall'Arabia Saudita, voluta in ambito nazionale dalla classe politica che ha governato nella Prima Repubblica come monumento alla scelta dell'Italia di allearsi e di sottomettersi ai detentori del dio petrolio sulle altre sponde del Mediterraneo. Ora, finalmente, nel contesto della globalizzazione ispirata dal multiculturalismo e dalla finanza speculativa, si inaugurerà la Moschea di Colle Val D'Elsa voluta ed amministrata da un'istituzione pubblica italiana, il Comune (gestito da sempre dai comunisti e dai loro discendenti), finanziata con complessivamente 500 mila euro da una banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena, per il tramite della sua Fondazione (anch'essa nelle mani dei comunisti e dei loro discendenti). Così come sarà la prima moschea che in Italia rappresenterà e fungerà da cassa di risonanza della cosiddetta “Primavera araba”, la più colossale menzogna mediatica che ha consentito l'avvento al potere degli integralisti e degli estremisti islamici proprio di fronte a casa nostra, accettando generose donazioni del Qatar e dell'Arabia Saudita (il costo complessivo della moschea è di 1,5 milioni di euro), che sono proprio quelli che finanziano i terroristi islamici che stanno massacrando cristiani e minoranze islamiche non sunnite.

Sono stati prima Marco Spinelli, sindaco Ds a Colle dal 1994 a 2004, e poi il suo successore Paolo Brogioni, emblema del nascente catto-comunismo che ha contrassegnato la Seconda Repubblica, nella loro veste di membri della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena a volere a tutti i costi la moschea, promuovendo la concessione dei 500 mila euro a fondo perduto (di cui 300 mila per la moschea e 200 mila euro per la riqualificazione dell'area circostante), offrendo metà della superficie del parco comunale San Lazzaro nel quartiere Abbadia (3.200 metri quadrati) alla sedicente “Comunità musulmana di Siena e provincia”, affidando e pagando lo studio di fattibilità all’architetto tarantino Danilo Raccuja, convertito all’islam, bocciando due referendum promossi dai cittadini di Colle perché la costruzione della moschea non avrebbe un “interesse generale in quanto trattasi di un progetto presentato da un soggetto privato portatore di diritti definitivi meritevoli di tutela secondo i principi civilistici della buona fede”, anche se poi contraddicendosi il Comune ha deciso di non incassare gli oneri di urbanizzazione e costruzione e di fissare un canone d’affitto del terreno poco più che simbolico.

I nostri alleati islamici sarebbero “un soggetto privato portatore di diritti definitivi meritevoli di tutela secondo i principi civilistici della buona fede”? Ma lo sanno tutti che dietro alla sigla “Comunità dei musulmani di Siena e provincia”, che ha sottoscritto con il Comune l’accordo per la costruzione della moschea, si cela l’Ucoii, ideologicamente affiliati ai Fratelli Musulmani, quelli che con la sigla Hamas praticano il terrorismo suicida, che in Siria sono responsabili di efferati stragi, che in Egitto mirano all'eliminazione dei cristiani. E’ scritto chiaro e tondo nell’articolo 2 dello statuto allegato all’atto costitutivo della “Comunità dei musulmani di Siena e provincia”, registrato a Poggibonsi presso lo studio del notaio Andrea Pescatori il 17 marzo 1999 (n. 217, serie 1, versate L. 260.000): “L’Associazione aderisce all’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (Ucoii)”.

In un'intervista al settimanale New Yorker del maggio 2006, Oriana Fallaci disse: “Non voglio vedere questa moschea molto vicina alla mia casa in Toscana, non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto quando io non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia nel loro Paese! Se sarò ancora viva andrò dai miei amici anarchici a Carrara e con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare in aria!”.

Povera Oriana! Dobbiamo prendercela innanzitutto con noi stessi! Il caso della moschea di Colle Val D'Elsa ci fa toccare con mano che siamo noi il nostro principale nemico, che prima di preoccuparci del terrorismo islamico dobbiamo occuparci della nostra vocazione al suicidio della nostra civiltà. Dopo l'offensiva politica e mediatica a favore dello ius soli, della depenalizzazione del reato di ingresso illegale, della messa al bando della parola “clandestino”, dell'esaltazione dell'immigrazionismo con l'apertura incondizionata delle nostre frontiere, con l'inaugurazione della prima moschea italiana stiamo facendo un ulteriore passo in avanti in direzione del baratro. Ed allora riscattiamo il nostro diritto e dovere ad essere pienamente noi stessi a casa nostra rivendicando sia le dimissioni del ministro dell'Integrazione Kyenge che dice “non potrei essere interamente italiana”, sia lo stop alle moschee che promuovono l'ideologia islamica intrisa di odio, violenza e morte. Stop alle moschee!

twitter@magdicristiano

L'Italia prenda esempio dal Giappone: la sovranità monetaria per rilanciare la crescita economica

di Flavio Facioni
17/05/2013 17:29:39
L'Italia prenda esempio dal Giappone: la sovranità monetaria per rilanciare la crescita economica

La politica monetaria e fiscale fortemente espansiva del Giappone, denominata Abenomics e voluta dal Premier Shinzo Abe insediatosi alla guida del Paese nello scorso dicembre, inizia a dare i suoi frutti.

In totale controtendenza rispetto alle politiche di austerità europee, infatti, il Giappone ha promosso una serie di misure che mirano a una rapida crescita economica e che grazie anche alla svalutazione dello yen hanno permesso di raggiungere un rialzo del Pil nel primo trimestre del 2013 pari allo 0,9% sui tre mesi precedenti e del 3,5% su base annualizzata, addirittura oltre rispetto alle previsioni fissate rispettivamente allo 0,7% e al 2,8%.

Il ministro delle Politiche economiche e fiscali Akira Amari ha spiegato che questo altro non è che l'inizio di una ripresa che porterà a fine anno a una crescita del 2,5%.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla decisione del Premier Abe che ha disposto un rilascio di liquidità pari a oltre mille miliardi di dollari, contestualmente a una svalutazione dello yen, con l'obiettivo di mantenere il tasso di inflazione pari al 2%.

Intanto si è registrata anche una notevole crescita dei listini della Borsa di Tokyo giunti ai massimi da dicembre 2007 (+44% nel 2013).

Queste misure hanno innescato una spirale di crescita produttiva, di esportazioni e di nuovi consumi che sono aumentati complessivamente dello 0,9%, con le famiglie che hanno speso il 5,2% in più nel mese di marzo nel 2013 e con le vendite dei prodotti di largo consumo aumentate del 3,9%.

Insomma, le performance dell'economia Giapponese nel primo trimestre del 2013 sono state addirittura superiori rispetto a quelle dell'economia americana e sono distanti anni luce rispetto alla recessione dei Paesi dell'Eurozona tra cui la Francia con un calo del -0,2% e dell'Italia che sprofonda a -0,8%.

Emergono dunque in modo lampante le differenze tra i due differenti modelli economici, europeo e giapponese, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che nel Paese nipponico il rapporto tra debito pubblico e Pil è pari al 236% e il deficit al 10%. Valori questi che sarebbero eccessivi per tutti i limiti imposti dai trattati europei e di cui tuttavia il Giappone non tiene conto.

Forti della propria sovranità monetaria, della possibilità di emettere moneta e svalutarla regolando la propria inflazione i giapponesi riescono a dare impulso vitale alla propria economia reale, senza subire continuamente le imposizioni e le limitazioni derivanti dalla finanza speculativa.

L'Europa e l'Italia dovrebbero prendere esempio dalla realtà giapponese, accettare il fallimento delle politiche di rigore e di austerity e uscire dalla spirale recessiva ripartendo dal riscatto della sovranità monetaria. Solo così l'Italia potrà tornare a essere finalmente artefice del proprio destino.

L’ennesima follia: pecorino DOP toscano prodotto obbedendo ai dettami del Corano e della Sharia

di Giancarlo Matta
21/05/2013 11:44:35

MANCIANO (GR) È l’ennesima follia del politicamente corretto: un pecorino DOP toscano prodotto obbedendo ai dettami del Corano e della Sharia. Il pecorino sarà infatti prodotto con il latte locale ma preparato con modalità che lo rendano “halal”, ossia come prescrive l’islam. Seguendo precise norme rituali. La certificazione è stata consegnata ai primi di Maggio 2013 dall’Associazione Islamica Zayd Ibn Thabit.

Al Caseificio Sociale Manciano

Località Fedeletto - MANCIANO 58014        (GROSSETO)            0564.60.941

si sono chiesti in quale modo si potesse coniugare la tradizione secolare del Pecorino Toscano con il concetto di “halal” preteso dagli islamici.

Rispondiamo noi: in base alla LEGGE ITALIANA = nessuno.

In sintesi: quali sono le differenze del Pecorino Toscano DOP da quello nuovo certificato “halal” !? Non potranno lavorare alla produzione né donne –soprattutto se incinte, massimo dell’impurità per il fanatismo islamico– , né uomini di religione non islamica.

I Sindacati tacciono. Non ostante la preparazione di cibo considerato halal sia una chiara violazione del diritto dei lavoratori. Perché recitano le regole di preparazione per prodotti halal, che il cibo sia preparato esclusivamente da uomini – prima violazione – che siano di religione islamica – seconda violazione – che recitino le frasi di rito ad Allah… .

Immaginate se qualcuno imponesse – come sarebbe anche logico – che i prodotti DOP italiani debbano essere preparati da Italiani, e non solo con prodotti italiani, per essere considerati tali. Immaginate i ricorsi e le denunce delle varie  associazioni di stampo xenofilo. Immaginate la loro cagnara assordante.

Ma qui si discriminano le donne e i lavoratori italiani. E quando si ha a che fare con il “migrante”, anche le tanto blandite “donne” cadono in secondo piano per sindacati e affini di una certa parte politica.

 

FONTE = NOTIZIARI RETE INFORMATICA.

Postato il 21/05/2013 11:44:35 in il polemista polemologo

Rimborsopoli lucana: la cronistoria dell'inchiesta che ha travolto la Regione Basilicata

di Io amo l'Italia
18/05/2013 17:16:40

24 aprile - "Rimborsopoli" Regione Basilicata

I carabinieri hanno arrestato l'assessore al Lavoro Vincenzo Viti (Pd), il capogruppo del Pdl, Nicola Pagliuca e l'assessore regionale ex idv Rosa Mastrosimone. Le accuse sono truffa e peculato. Notificati anche altri provvedimenti cautelari, come il divieto di dimora. Sui rimborsi spese ai gruppi ed ai consiglieri la procura potentina ha da tempo aperto un’inchiesta che vede alcune decine di indagati tra vecchi e nuovi eletti. In mattinata è prevista una conferenza stampa del procuratore della Repubbica di Potenza. I provvedimenti cautelari seguono la sentenza di primo grado dell’11 Aprile scorso, nei confronti di quattro ex consiglieri regionali, condannati a venti mesi di reclusione per aver percepito, secondo i giudici, dal 2004 al 2009, rimborsi non dovuti perchè residenti 'di fattò a Potenza.

SEQUESTRATI CONTI PER CENTOMILA EURO - Nell’inchiesta coordinata dal Procuratore capo della Repubblica di Potenza, Laura Triassi, sono stati anche sequestrati conti corrente per un valore totale di circa centomila euro. In particolare, le somme sequestrate agli assessori e ai consiglieri regionali lucani indagati variano da circa cinquemila a 18 mila euro. Sono otto i divieti di dimora notificati nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi illeciti percepiti dai consiglieri regionali della Basilicata e riguardano i consiglieri in carica Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Agatino Mancusi (Udc), Mariano Pici (Pdl), Alessandro Singetta (Gruppo Misto), Mario Venezia (Pdl), Rocco Vita (Psi) e l’ex consigliere Vincenzo Ruggiero (Udc). Per sette degli otto consiglieri (tranne Ruggiero), il divieto di dimora consiste nell’impossibilità di soggiornare nella città di Potenza. Per Ruggiero, invece, il divieto si riferisce al paese di Valsinni (Matera), dove ricopre un incarico politico

La posizione del presidente della giunta, Vito De Filippo (Pd), riguarda spese per francobolli; quella del presidente del consiglio, Vincenzo Santochirico (Pd), è riferita all'acquisto di giornali. I neoassessori coinvolti (due riconfermati, altri quattro nuovi) sono Attilio Martorano, Marcello Pittella, Nicola Benedetto, Luca Braia, Roberto Falotico ed Enrico Mazzeo Cicchetti, tutti di centrosinistra.

Nei confronti di tutti sono ipotizzati i reati di concorso in peculato e falso compiuti tra il 2010 e il 2012. Immediate le dimissioni del governatore De Filippo (Pd), che aprono la strada allo scioglimento anticipato del Consiglio regionale.
L'inchiesta di polizia, Guardia di finanza e carabinieri, avrebbe svelato «episodi, imponenti nel numero», di appropriazione indebita di denaro pubblico.
Ben 151.403 euro che ieri sono stati sottoposti a sequestro su disposizione del gip. Secondo il magistrato, infatti, ci sarebbe «una vera e propria certezza probatoria in ordine alla sussistenza delle condotte appropriative» e «sull'incameramento di denaro da parte di consiglieri e assessori della Regione Basilicata in occasione dei contributi ottenuti per le spese di rappresentanza e di attività istituzionale». Una vicenda che ricorda le inchieste giudiziarie già avviate da altre procure sulle regioni Lazio, Piemonte e Lombardia. E che svela quanto il fenomeno sia largamente diffuso.

Tra gli altri uomini politici indagati vi sono consiglieri in carica ed ex consiglieri e assessori, di tutti gli schieramenti, tra cui Antonio Autilio, Giuseppe D'Alessandro, Prospero De Franchi, Antonio Di Sanza, Agatino Mancusi, Rosa Mastrosimone, Franco Mattia, Vilma Mazzocco, Franco Mollica, Michele Napoli, Giacomo Nardiello, Nicola Pagliuca, Mariano Pici, Antonio Potenza, Erminio Restaino, Pasquale Robortella, Donato Salvatore, Luigi Scaglione, Alessandro Singetta, Mario Venezia, Rocco Vita, Vincenzo Viti.

Tre altre persone non sono uomini politici: uno è un commercialista legato ad un assessore anche da rapporti di parentela e due sono titolari di ristoranti che hanno emesso ricevute presentate per i rimborsi.

Vito De Filippo (Presidente della Giunta Regionale)

Poco più di 3mila euro in francobolli con ricevute fiscali «anomale» e senza intestazione.

Le ricevute messe a rimborso da De Filippo conterrebbero delle «anomalie» e provengono da tre tabaccherie di Potenza. In una di queste il presidente - o chi per lui - nel 2011 risulta aver acquistato 2.300 euro di valori bollati. Ma - secondo i militari delle Fiamme gialle - la tabaccheria «risulta essersi approvvigionata con acquisti di francobolli effettuati da Poste italiane per euro 1.200». Il dato di cui tengono conto però gli investigatori è che la tabaccheria non è stata in grado di fornire alcun documento inerente a possibili giacenze. Il caso è infatti considerato dagli investigatori molto marginale. Lui, in serata, commenta: «Sarebbe facile chiamare in soccorso le centinaia di lucani e non che ricevono mia corrispondenza, ma reputo inutile farlo perché non si può pensare che un presidente di Regione abbia tra i suoi compiti quello di contare i francobolli in uso alla sua segreteria». 

Rosa Mastrosimone (Assessore regionale ex IDV)

Panini, acqua minerale, bibite, succhi di frutta, biscotti, merendine. La lista della spesa di Rosa Mastrosimone, ex assessore della Regione Basilicata in quota Idv agli arresti domiciliari ammontava a 5mila euro annuali. «Le consegnavamo la spesa sia a Potenza sia a Matera», hanno confermato agli investigatori i negozianti di fiducia dell’ex assessore prima mastelliana e poi dipietrista che aveva chiesto il rimborso di quintali di alimenti tra le «spese di rappresentanza». 

Mastrosimone arriva a chiedere il rimborso per l'acquisto delle sigarette e delle gomme da masticare. Ma non solo, perché la politica dichiara ben 105 ricevute fiscali fasulle di ristoranti e viaggi anche per collaboratori, per 9.700 euro. Ascoltati per sommarie informazioni, gli aiutanti di Mastrosimone hanno assicurato che «no, non ho mai effettuato alcun viaggio riguardo alla mia collaborazione» con l'assessore.

Intanto emergono alcuni particolari sulle accuse a carico degli arrestati: Rosa Mastrosimone (assessore all'agricoltura esterna in quota Idv nella giunta regionale della Basilicata) - agli arresti domiciliari dal 24 aprile per aver percepito rimborsi illeciti - chiese di riavere indietro 5,90 euro spesi in un'area di servizio dell'autostrada Roma-Napoli, il 19 gennaio 2010, per acquistare un "mini orsetto". Nel mirino degli investigatori, anche l'acquisto di un pezzo di caciocavallo silano, pagato 3,40 euro.

Vincenzo Viti (Assessore regionale PD)

In Basilicata il "tecnico" dei rimborsi sarebbe stato l'assessore democratico Viti. «Un vero e proprio specialista – annota nell'ordinanza il gip – nell'allegazione di spese di ristorazione e non solo, assolutamente non sostenute». Ricevute fiscali falsificate «per nascondere la reale causale». Per gli investigatori, Viti avrebbe intascato con questo sistema 18.566 euro. Inoltre, avrebbe tentato di inquinare le prove attraverso un ristoratore che pur di nascondere le ricevute false, avrebbe denunciato un allagamento con la relativa distruzione dei documenti. «Un comportamento – ritiene il gip – che manifestava chiaramente l'intenzione di proteggere Viti».

Nicola Pagliuca (Capogruppo PDL nel Consiglio Regionale

Pagliuca, capogruppo Pdl al Consiglio, invece, sarebbe arrivato a falsificare a penna le ricevute, appropriandosi di 16.576 euro. Scrive il gip che sono state trovate «fatture fiscali per spese di ristorazione con importi maggiorati a mano ovvero relativi, addirittura, a pasti mai fruiti. Vedi il caso della fattura del 2 luglio 2009 del ristorante La Primula dove l'importo veniva modificato da 80 a 180 euro, come confermato dal titolare».

394 EURO PER CENA 'ARGENTINA' A MILANO - Il ristorante è uno dei più noti a Milano, in centro, specializzato nella cucina argentina: è il posto in cui sono stati spesi 394 euro (poi "riavuti" come rimborso per l'attività politica e amministrativa) in piatti tipici dal capogruppo del Pdl alla Regione Basilicata, Nicola Pagliuca - agli arresti domiciliari - coinvolto nell'inchiesta sui rimborsi illeciti, che ha assaggiato un "Gran Lomo", filetto di manzo da 99 euro, e un "Jamon Pata Negra" (prosciutto iberico) da 22 euro. C'é anche questo negli scontrini controllati dai Carabinieri, dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza. Il pasto (sei coperti) è stato consumato il 9 luglio 2011. Nel menu del ristorante, il "Gran Lomo" risulta essere un singolo "filetto di manzo intero per quattro persone", mentre sono stati tre i commensali della cena offerta dal consigliere che hanno assaggiato il prosciutto iberico (per un totale di 66 euro). Nella fattura (poi "regolarmente" presentata agli uffici regionali) anche altre prelibatezze dai nomi esotici (come il piatto di "Rueda de Lomo" da 26 euro o di "Arroz verdulero" da 12): il tutto, ovviamente, bagnato da una bottiglia di "rosso" doc, un Amarone da 66 euro, e da due amari per chiudere la tavolata

 

Donato Salvatore (Consigliere Regionale Psi)

Un'altra scheda - finita nell'inchiesta della procura di Potenza - riguarda il consigliere Donato Paolo Salvatore (Psi). Gli investigatori hanno considerato non in regola le richieste di rimborsi per spese di carburante e hanno allegato ricevute per 300 euro in un'officina per riparare l'auto di proprietà della moglie del consigliere. Altri due casi riguardano "tre pasti nella stessa giornata" (uno almeno, quindi, non riferibile al consigliere) e quella che è stata definita una "occasione ludica", cioè un viaggio in Veneto, a Vinitaly, con altre persone, per una spesa totale di 1.100 euro.

Altri

Migliaia di scontrini, ricevute fiscali, fatture, pagamenti per collaborazioni e acquisti: i consiglieri della Regione Basilicata finiti nell’inchiesta sui rimborsi «a go go» depositavano qualsiasi atto utile a ottenere un contributo. E tra gli atti dell’inchiesta sono finite anche - consegnate dall’ex assessore Vincenzo Viti del Pd (agli arresti domiciliari) - le pubblicità dei locali romani di lap dance stampate sul retro delle ricevute dei taxi. 
COPPE E TARGHE, PASTE E ACQUA TONICA - Ha portato a "risultati probatori davvero imbarazzanti" l'inchiesta sui rimborsi illeciti per assessori e consiglieri della Regione Basilicata: lo hanno scritto gli investigatori, che hanno spiegato di aver messo insieme solo "fatti-reato oggettivamente ed inconfutabilmente riscontrati senza margini di dubbio". Fra questi, un classico: coppe e targhe per la finale del torneo sportivo, pagate con soldi pubblici (220,40 euro), per rinforzare l'affetto degli elettori. Purtroppo, però, per il consigliere regionale della Basilicata Giuseppe Dalessandro (Pd) la spesa è finita nella scheda fra quelle non ammissibili a rimborso. In un'altra scheda - riferita all'assessore alla sanità, Attilio Martorano (esterno in quota centrosinistra) - vi sono 90 euro per spese di pasticceria sostenute nel giorno del suo compleanno e due spese di ristorazione nel giorno del compleanno della moglie: 370 e 450 euro. Negli atti raccolti dagli investigatori si trova anche uno scontrino per una spesa di cinque euro per un'acqua tonica. Infine, tra la documentazione presentata a rimborso dal consigliere Luigi Scaglione (Popolari uniti) si trova una fattura del 25 settembre 2010 per una spesa di 2.794 euro in un negozio di telefonia di Potenza: le ricariche sono ben 140, a cui si aggiungono un telefono a doppia scheda (129 euro di spesa) e cento risme di carta (540 euro).

Vincenzo Santochirico (Presidente del Consiglio regionale - PD)

Il presidente del consiglio regionale della Basilicata, Vincenzo Santochirico (Pd) - fra i 40 indagati (per aver chiesto due volte il rimborso dell’abbonamento ai giornali quotidiani) - Santochirico non ha nascosto il suo disappunto per il «circo e il turbinio mediatico» in cui è finita la vicenda e ha criticato la pubblicazione sui giornali di atti giudiziari non prima notificati agli indagati, ha ammesso che l’immagine della Regione è quella «di un’istituzione ferita».

Gruppi Consiliari

In Procura stavano già raccogliendo informazioni sulle spese dei gruppi consiliari. Perché il «grasso» era lì che colava: 500mila euro all’anno divisi soprattutto tra Pd e Pdl. In uno dei conti dei capigruppo gli investigatori - l’inchiesta sui gruppi è stata condotta dalla Squadra mobile, quella sulle spese di rappresentanza, invece, da carabinieri e Guardia di finanza - hanno trovato un «buco» che viene definito «notevole ». E strani «passaggi economici» dal gruppo che «scroccava» euro alla Regione Basilicata a un partito politico «di rilievo nazionale». Ma questo è un aspetto dell’indagine che la Procura tiene ancora sotto chiave. 

3 maggio - Rimessi in libertà Viti e Mastrosimone

Il gip di Potenza, Luigi Spina, ha rimesso in libertà i due ex assessori di centrosinistra della Regione Basilicata - Vincenzo Viti (Pd) e Rosa Mastrosimone (Idv) - agli arresti domiciliari dal 24 aprile per uso illecito dei rimborsi. Passa dai domiciliari al divieto di dimora a Potenza anche l'ex capogruppo del Pdl, Nicola Pagliuca.

fonti: ilquotidianodellabasilicata.it, lagazzettadelmezzogiorno.it

Postato il 18/05/2013 17:16:40 in Comunicati

Io amo l’Italia contro Equitalia: “Sanzioni usurarie”

di estense.com Ferrara
16/05/2013 18:10:20

La coordinatrice ferrarese chiede al sindaco Tagliani di trasferire la riscossione crediti ad un ufficio comunale

(Fonte: http://www.estense.com/?p=301048“) - Il sindaco Tagliani trasferisca il servizio di recupero crediti, attualmente affidato a Equitalia, a un ufficio comunale”. È questa la richiesta inviata al sindaco di Ferrara da Eleonora Giacomelli, coordinatrice provinciale di “Io amo l’Italia”, la forza politica fondata e guidata dal giornalista egiziano Magdi Allam e che ha recentemente inaugurato la propria sede ferrarese (vai all’articolo). Una richiesta accompagnata da un duro attacco all’agenzia di riscossione delle imposte, ritenuta “responsabile dell’imposizione ai contribuenti di sanzioni usurarie, costringendo le imprese a cessare l’attività e a gettare nella mischia le famiglie”.

La Giacomelli accusa Equitalia di essersi dimostrata “tutt’altro che vicina al cittadino al punto che in molti comuni italiani, anche con una maggiore intensità di popolazione rispetto a Ferrara, si è preferito non affidarsi più a questo ente”, e afferma che “il Comune di Ferrara, gestendo in proprio il recupero crediti, sarebbe in grado di monitorarli direttamente, potendo così intervenire prima che i cittadini rischino il pignoramento dei propri beni e le aziende le attrezzature per svolgere le loro attività”.

La richiesta rivolta al sindaco Tagliani è quindi quella di trasferire il recupero crediti a un ufficio comunale, “al fine di permettere al cittadino una maggior tutela e un rapporto più umano tra ente creditore e debitore”, ma soprattutto che gli interessi e le sanzioni , “attualmente applicati con aliquota massima da Equitalia, vengano ridimentsioanati nell’ottica di un periodo di profonda crisi come quello nel quale stiamo vicendo, favorendo anche una maggiore rateizzazione”.

Postato il 16/05/2013 18:10:20 in Dicono di Noi

Crema, un incontro su "Islam e moschea" con Magdi Cristiano Allam organizzato dalla Lega Nord: giovedì 23 alle 20.45

di www.mondopadano.it \
16/05/2013 17:18:08

(Fonte:http://www.mondopadano.it/stories/cronaca/1562_crema_un_incontro_su_islam_e_moschea_con_magdi_cristiano_allam_organizzato_dalla_lega_nord_gioved_23_alle_2045/#.UZUFq7WQVjR) - CREMA – Incontro per favorire l'integrazione organizzato dalla Lega Nord sul tema “Islam e moschea” giovedì 23 alle 20.45 presso la Sala dei Ricevimenti del Palazzo Comunale di Crema in piazza Duomo. All'appuntamento presenzierà l'onorevole Magdi Cristiano Allam, presidente del Movimento Politico Io amo l'Italia, oltre alla senatrice Silvana Comaroli e il consigliere regionale Federico Lena.


Dall’ottobre dello scorso anno è ripreso in città il dibattito sulla possibilità di insediamento di un “centro culturale arabo”, eventualità che da subito ha visto la Lega Nord contraria, a fronte di una forte spinta della maggioranza di sinistra favorevole al progetto.
In questi mesi poco o nulla è trapelato dal Palazzo Comunale sul reale progetto che si vorrebbe realizzare nel quartiere di Ombriano, nessun documento ufficiale è arrivato all’attenzione dei consiglieri comunali, anzi, abbiamo assistito ad un “balletto semantico” sul nome corretto col quale indicare l’insediamento: centro culturale arabo o islamico, moschea o musalla.

Magdi Cristiano Allam, la biografia Magdi Cristiano Allam è il Presidente del Movimento politico nazionale “Io Amo l’Italia” da lui fondato il 28 novembre del 2009. Dal luglio del 2009 è deputato al Parlamento Europeo. È presente come soggetto politico indipendente nel Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (Eld). E’ stato vicedirettore ad personam del quotidiano «Corriere della Sera» dal 2003 al 2008, dopo aver ricoperto la carica di editorialista e inviato speciale del quotidiano «La Repubblica» dal 1996. È laureato in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma. Per la Mondadori ha pubblicato: Europa Cristiana Libera (2009); Grazie Gesù (2008); Viva Israele (2007); Io amo l’Italia (2006); Vincere la paura (2005); Kamikaze Made in Europe (2004); Bin Laden in Italia (2003); Saddam (2003); Diario dall'islam (2002). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Saint- Vincent di giornalismo, l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano, il Premio internazionale Dan David e il Mass Media Award dell’American Jewish Committee. È nato al Cairo nel 1952 dove ha studiato presso le suore comboniane e i sacerdoti salesiani. Vive in Italia dal 1972 ed è orgogliosamente cittadino italiano dal 1987.

Postato il 16/05/2013 17:18:08 in Eventi

Io amo l'Italia chiede la chiusura di Equitalia a Ferrara

di Eleonora Giacomelli
16/05/2013 12:39:07

Pubblichiamo l’istanza che “Io amo l’Italia” ha presentato al Sindaco di Ferrara affinchè, come già altre amministrazioni hanno fatto, cessi la collaborazione con Equitalia o enti analoghi, dei quali sono note le modalità spesso vessatorie di riscossione.

Anche se è notizia recente che dal 1° luglio prossimo tale collaborazione è comunque da ritenersi risolta, “Io amo l’Italia” auspica che le incombenze ora affidate ad Equitalia vengano gestite da un ufficio interno al Comune e comunque non da agenzie esterne private che potrebbero solo reiterare i dannosi e talvolta ingiusti comportamenti di Equitalia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ferrara, 14 maggio 2013

Al signor Sindaco del Comune di Ferrara avv. Tiziano Tagliani

La sottoscritta ELEONORA GIACOMELLI, nata a Ferrara il 24 maggio 1967 ed ivi residente in via Bolzana 33, per conto del Coordinamento Comunale di Ferrara di “IO AMO L’ITALIA”

PREMESSO

-          che “IO AMO L’ITALIA” è favorevole alla chiusura di Equitalia e di ogni altro organismo che opera in maniera similare, in quanto è responsabile dell’imposizione ai contribuenti di sanzioni usurarie, costringendo le imprese a cessare l’attività e a gettare nella miseria le famiglie.

CONSIDERATO

·         che ci troviamo in un periodo nel quale le aziende falliscono una dopo l’altra, la pressione fiscale mette in ginocchio commercianti, imprenditori e famiglie e i suicidi, in gran parte dovuti ad errori della stessa Equitalia, si susseguono in maniera sistematica;

·         che i mezzi e i modi di operare di Equitalia per il recupero crediti si sono dimostrati tutt’altro che vicini al cittadino al punto che in molti Comuni italiani, anche con una maggiore intensità di popolazione rispetto a Ferrara (v.Roma), si è preferito non affidarsi più a questo ente;

·         che il Comune di Ferrara, gestendo in proprio il recupero crediti, sarebbe in grado di monitorarli direttamente, potendo così intervenire prima che i cittadini rischino il pignoramento dei propri beni e le aziende le attrezzature per svolgere la loro attività;

·         che il numero di coloro che hanno deciso di togliersi la vita in Italia, per gli anni 2012/2013 ammonta a 121 suicidi, avvenuti anche per errori commessi da Equitalia;

CIO’ PREMESSO

“IO AMO L’ITALIA”, a mezzo della sottoscritta Coordinatrice,

CHIEDE

1)      Che il servizio di recupero crediti, attualmente affidato ad Equitalia, venga trasferito ad un ufficio comunale, al fine di permettere al cittadino una maggior tutela e un rapporto più umano tra ente creditore e debitore;

2)      che gli interessi e le sanzioni, attualmente applicati con aliquota massima da Equitalia, vengano ridimensionati nell’ottica di un periodo di profonda crisi come quello nel quale stiamo vivendo, favorendo anche una maggiore rateizzazione.

Ringraziando per la cortese attenzione

 

Per il Coordinamento di “Io amo l’Italia” – Ferrara

Dott.ssa Eleonora Giacomelli

Postato il 16/05/2013 12:39:07 in Comunicati

Magdi Cristiano Allam stasera a Radio Padania parlerà della petizione contro la Kyenge

di Giuliano Citterio e Roberto Maggi
16/05/2013 11:04:56

(Articolo tratto da La Padania del 16/05/2013) - Argomenti scottanti e ospiti assolutamente eccezionali questa sera a “Sulla strada della libertà”. In collegamento da Bruxelles, Magdi Cristiano Allam che con due potenti editoriali sul Giornale ha avuto il coraggio di difendere il paese nel quale ha scelto di vivere e di riconoscersi, anche rischiando la propria vita. “Non si sente itagliana però vuole tutti itagliani”, dedicato alla ministra Kyenge, e “Asilo politico ultimo trucco dei clandestini”, a commento della tragedia di Niguarda, la strage compiuta da un clandestino che non avrebbe mai dovuto essere sul nostro territorio.

Orrore nell’orrore in questa terribile vicenda, le incredibili dichiarazioni della giunta Pisapia, sempre pronta a difendere i caini. Dopo aver tolto tutte le difese ai cittadini non trova di meglio che accusare le Lega Nord di strumentalizzare (ricordo per questo fine settimana la gazebata contro l’abolizione del reato di clandestinità) e, addirittura colpevolizzare i pochi milanesi in giro alle cinque di mattina, per non essere stati pronti fra una bastonata e una picconata, a chiamare le forze dell’ordine! Ben altre le risposte che aspettiamo dalla giunta: quando torneranno i militari per le strade, quando i vigili si occuperanno della sicurezza dei cittadini e non solo di far fare soldi all’amministrazione, chi ha aiutato il clandestino, chi gli ha procurato l’assistenza legale, chi gli ha compilato il ricorso contro l’espulsione?

Altro ospite di assoluto livello un anostro amico, grande militante e parlamentare storico della Lega Nord: Roberto Castelli. Con lui un’analisi sull’impasse del nuovo governo Napolitano, meglio conosciuto come l’inciucio due, e la sua manifesta incapacità di dare le risposte concrete ed efficienti alla crisi economica che sta distruggendo il paese. Ottimi motivi per seguirci questa sera su Radio Padania Libera, ore 21 – 23.30, “Sulla strada della Libertà”. In studio Roberto Maggi, Giuliano Citterio, Erminio Fumagalli e Marco Tognini.

 

Postato il 16/05/2013 11:04:56 in Dicono di Noi
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