Per il 19 Settembre prossimo, l’Assemblea delle Nazioni Unite avrebbe indetto a New York la terza conferenza sul razzismo chiamata “Durban 3”. L’obiettivo primario sarebbe il riconoscimento unilaterale dello Stato Palestinese.
L’Assemblea delle Nazioni Unite rappresenta l’organismo internazionale del nostro pianeta dove le nazioni del mondo si riunirebbero nel tentativo di essere una sola voce. Per questa ragione le sue risoluzioni possono avere un ruolo molto importante. Ora, quando tutto il mondo vede che circa il 40% delle risoluzioni Onu, a favore dei diritti umani, sono contro un solo Paese, la maggioranza di noi penserà che questo Paese sia veramente tremendo, che sia governato da una tirannia o comunque da un sistema dittatoriale e che in pratica sia la radice del male del mondo. Ma in realtà, il Paese che l’Onu ha condannato come il più repressivo è una democrazia, l’unica presente in Medio Oriente: Israele.
Indipendentemente da ciò che possiamo pensare delle sfide che Israele si trova continuamente ad affrontare, dobbiamo onestamente constatare che il numero delle condanne che l’Onu ha emesso contro lo Stato Ebraico, rispetto ad altri paesi con problemi anche maggiori, sono a dir poco ingiuste:
su 46.000 morti, inclusi i casi di guerra dello Stato d’Israele, l’Onu ha emesso 223 condanne; in Nigeria, su un milione di morti, l’Onu ha emesso zero condanne; in Nord Corea, su due milioni di morti, l’Onu ha emesso 10 condanne; in Sudan, su 2.250.000 morti, 45 condanne; in Cambogia, 3.000.000 di morti, 14 condanne; infine in Cina, con un numero di morti incalcolabile, l’Onu ha emesso zero condanne.
Questo è possibile perché dal 1975, cioè dal tempo della crisi di Cuba, si è creata un’alleanza tra paesi islamici e paesi comunisti (l’alleanza del blocco islamico-comunista) che ha fortemente sbilanciato il giudizio delle Nazioni Uniti a favore di questi paesi, contro Stati Uniti e contro Israele. Ecco perché dal 1975 ad oggi, così tante risoluzioni dell’Onu sono contro Israele.
Nel 1975, l’Onu dichiarò ufficialmente che il sionismo è una forma di razzismo e nella Conferenza di Durban del 2009, incaricata di trovare la radice del razzismo, il relatore chiave di suddetta conferenza, il migliore amico dei diritti umani, Mahmoud Ahmadinejad, non solo dichiarò che il sionismo è una forma di razzismo ma che esso è la radice del razzismo in tutto il mondo.
Ora il 19 Settembre prossimo, la Conferenza “Durban 3” avrebbe l’obiettivo di porre come dato di fatto il riconoscimento unilaterale dello Stato Palestinese e il blocco islamico-comunista secondo il sistema maggioritario avrebbe la meglio.
Da quando si è presupposta questa Conferenza, un forte movimento di dissenso si è levato da alcuni paesi membri delle Nazioni Uniti, inclusa l’Italia. Questi paesi non hanno niente in contrario con la formazione di uno Stato Palestinese di cui riconoscono l’urgenza, ma si oppongono fermamente al riconoscimento unilaterale da parte delle Nazioni Unite perché ciò non terrebbe in debito conto del rispetto che si deve a tutte le popolazioni di quella regione, incluso lo Stato d’Israele.
La creazione di uno Stato Palestinese, come è scritto nella dichiarazione firmata dal Senato della Repubblica Italiana, il 30 giugno 2011, potrà avvenire solo sulla base di un mutuo riconoscimento, cioè che non solo Israele riconosca lo Stato Palestinese, e da parte israeliana la volontà in questo senso non manca, ma soprattutto che l’Autorità Palestinese riconosca il diritto e la legittimità incondizionata all’esistenza dello Stato d’Israele, cosa che ancora non è avvenuta; la garanzia di confini sicuri, non quelli del ’48 a cui Durban 3 si rifarebbe; attraverso negoziati reciproci che prevedano la protezione da ingerenze di organizzazioni terroristiche come Hamas la cui prima ragione d’essere è quella di eliminare la nazione ebraica; infine, nodo cruciale: l’indivisibilità di Gerusalemme come capitale dello Stato Ebraico. Gerusalemme, cito letteralmente la Dichiarazione del Senato della Repubblica Italiana, «deve rimanere aperta alle persone di ogni fede. Solo la sovranità ebraica su Gerusalemme può garantire che la Città Antica e i Luoghi Sacri sino protetti. La Città Antica era completamente preclusa ai credenti ebrei durante l’occupazione giordana (1948-1967), periodo in cui molte sinagoghe furono distrutte e profanate. Lo stesso potrebbe avvenire se “Gerusalemme est” cadesse sotto il controllo palestinese».
In particolare come cristiani, qui in Italia, stiamo aderendo alla Lettera che il Senato della Repubblica Italiana ha preparato il 30 Giugno scorso, per il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Con la collaborazione del Senatore Lucio Malan, la Prof.ssa Fogarollo, docente presso la Facoltà Pentecostale di Aversa e referente in Italia dell’Organizzazione olandese “Christians for Israel”, è riuscita ad organizzato un seminario nel Senato della Repubblica. Alla fine è stato presentato un manifesto in inglese/italiano per sostenere Israele in questo momento storico e dire no alla decisione unilaterale dell’Onu di dividere Gerusalemme e togliere ulteriore territorio a questa nazione. Dal Senato è dunque stata avviata una raccolta di firme: il primo firmatario è stato il Presidente Sen. Marcello Pera, seguito dal Sen. Lucio Malan, Sen. Luigi Compagna, On. Magdi Cristiano Allam, , Dr. Andrew Tucker, Direttore di Christians for Israel International, ecc.
La raccolta firme è stata avviata anche direttamente sul sito di ioamolitalia.com
Purtroppo i tempi sono strettissimi: entro la fine di Agosto, deve essere riconsegnata la petizione.
La Bibbia dice in Zaccaria 12, 1-3: «Così dice l’Eterno che ha disteso i cieli, posto le fondamenta della terra e formato lo spirito dell’uomo dentro di lui: “Ecco io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti; e saranno pure contro Giuda, quando cingeranno d’assedio Gerusalemme. In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso, saranno interamente fatti a pezzi, anche se tutte le nazioni della terra fossero radunate contro di lei”».
Come discepoli di Gesù, non abbiamo alcuna scelta, occorre avere il coraggio esporci pubblicamente in favore dello Stato d’Israele. Vi lascio con una citazione di Martin Luther King: «Lascia che le mia parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei».
Ogni firma è una goccia preziosa da non sottovalutare. Vi ringrazio anticipatamente per l’adesione, certa che ci troveremo tutti uniti in questo obiettivo, un mondo di benedizioni a ciascuno di voi,
Shalom ‘al Israel, sia pace su Israele,
Silvia Baldi Cucchiara



Roma in marcia per difendere il valore della vita
Mobilitiamoci per il diritto alla vita di Israele!
Carissima Silvia, che il Signore ti benedica e ti dia sempre l’acume e il coraggio per continuare a offrirci questi straordinari contributi di corretta informazione e costruttiva educazione alla verità e alla libertà. Come movimento politico Ali dobbiamo mobilitarci a settembre per ribadire il nostro sostegno incondizionato al diritto di Israele all’esistenza come Stato del popolo ebraico, denunciando il tentativo di annientarlo da parte di chi vorrebbe imporre unilateralmente uno Stato palestinese che ad oggi non vuole riconoscere l’identità ebraica dello Stato di Israele e, al tempo stesso attraverso l’azione terroristica di Hamas, persegue l’obiettivo di sterminare gli israeliani e eliminare fisicamente Israele. Noi amiamo Israele perché amiamo la vita e perché l’amore per la vita è il fondamento della nostra fede cristiana così come laicamente è ciò che sostanzia il fondamento della nostra comune umanità. Viva Israele e abbasso le Nazioni Unite, emblema della corruzione e della sottomissione ai dittatori islamici!