Carissimi Protagonisti e Amici di Io amo l’Italia, vi invito calorosamente e fraternamente a partecipare a un confronto sul futuro del movimento politico Io amo l’Italia (Ali), con uno spirito libero e costruttivo, finalizzato a condividere la scelta in questa fase storica e cruciale per l’Italia e per l’Europa. Vi chiedo pertanto di inviare una vostra riflessione scritta compilando il form apposito (clicca qui) o se preferite inviate un testo scritto a Io amo l’Italia, Casella Postale n. 39, 01034 Fabrica di Roma (VT). Vi chiedo inoltre di esprimere la vostra scelta attraverso il sondaggio consultivo presente nel sito (in fondo al presente articolo) indicando l’opzione prescelta.
Le opzioni che si prospettano, escludendo di poter aderire o allearci sia con la sinistra sia con il cosiddetto terzo polo, sono sostanzialmente tre:
1) Affermarci come soggetto politico ed elettorale indipendente in senso compiuto e pieno, che partecipa alle elezioni amministrative e legislative in modo del tutto indipendente dalle altre liste (così come è stato ad esempio in Basilicata quando nel 2010 abbiamo concorso con il simbolo di Io amo la Lucania alle elezioni per la Presidenza e la Giunta della Regione).
2) Essere un soggetto politico autonomo politicamente ma alleato elettoralmente del centro-destra, che alle elezioni si allea con altri soggetti politici del centro-destra, presentandoci con una nostra lista ma facendo convergere il nostro sostegno al candidato sindaco o presidente di Provincia, di Regione o del Governo nazionale comune alla coalizione di centro-destra (così come è stato alle elezioni amministrative del maggio 2011 a Milano, dove Io amo Milano ha partecipato sostenendo il candidato sindaco comune del centro-destra).
3) Scegliere di integrarci nel Popolo della Libertà (escludo di poterlo fare con la Lega Nord) trasformandoci in una corrente interna del Pdl, ritenendo che dall’interno del contenitore politico che finora aggrega il consenso della maggioranza assoluta degli elettori del centro-destra e anche il consenso relativo dell’insieme degli elettori italiani, ci sarebbero maggiori opportunità di emergere sul piano personale e di far attuare la nostra proposta politica anche se passa in secondo piano l’indipendenza di Io amo l’Italia.
Diamoci pure tutto il tempo che serve per approfondire l’analisi e far maturare una scelta ponderata, saggia ed anche coraggiosa. L’importante è che tutti i Protagonisti e gli Amici di Ali partecipino a questa riflessione e condividano la scelta che verrà adottata ufficialmente dal nostro movimento politico anche se inizialmente non corrispondeva alla loro posizione.
Al riguardo vorrei chiarire che mi assumo totalmente, quale presidente di Io amo l’Italia, la responsabilità finale della scelta che verrà adottata, considerando attentamente e rispettosamente l’orientamento prevalente, senza scadere nella logica assemblearista che rischia di danneggiare l’interesse del nostro movimento politico se dovesse scontrarsi con i nostri valori fondativi e con gli obiettivi che li traducono in atti concreti.
Personalmente sostengo l’opzione della nostra piena indipendenza politica ed elettorale. Ma sono pronto a prendere seriamente in considerazione anche le altre due opzioni a fronte di argomenti fondati, convincenti e vincenti.
Ora voglio spiegarvi perché mi sono convinto della bontà della prima opzione. Da quando, a partire dal 30 novembre 2008, iniziò questo nostro percorso con la costituzione del movimento di testimonianza valoriale e identitaria Protagonisti per l’Europa Cristiana, il quadro politico italiano ha registrato un rapido e irreversibile mutamento nella direzione del degrado etico, perdita di credibilità e frantumazione interna.
Nel giugno del 2009 fui eletto nel Parlamento Europeo come candidato indipendente nella lista dell’Udc nella circoscrizione del Nord-Ovest. Fu il mio esordio in politica dopo aver scelto di dimettermi dalla vice-direzione del Corriere della Sera. Ma fu soprattutto l’occasione per toccare con mano la realtà dell’appiattimento della politica con il potere economico-sociale e con il denaro. Il leader unico dell’Udc, Pierferdinando Casini, mi negò qualsiasi aiuto nella campagna elettorale che è stata onerosissima e faticosissima, così come non mi fu offerta alcuna presenza ai vertici dell’Udc nonostante il buon rapporto personale con lui, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione. Servivo loro perché non avevano un candidato forte spendibile come capolista nella circoscrizione più importante d’Italia e capace di trainare tutti gli altri candidati, ma non facevo parte del loro mondo. In ogni caso decisi di interrompere qualsiasi collaborazione con l’Udc dopo che alle elezioni regionali del 2010 si schierò al fianco della Mercedes Bresso per la sua rielezione alla Presidenza della Regione Piemonte, a dispetto del fatto che si tratta di un personaggio che si vanta di essere stata la prima a consentire l’uso della pillola abortiva RU- 486 nelle cliniche piemontesi ed essere stata la prima a offrire a Beppino Englaro l’opportunità di venire in una clinica piemontese per far morire la figlia Eluana che si trovava in uno stato definito di coma vegetativo. Contemporaneamente l’Udc accentuò la sua strategia opportunistica detta dei “due forni”, schierandosi indifferentemente a destra o a sinistra nelle coalizioni comunali, provinciali o regionali a seconda del proprio tornaconto in termini di potere e poltrone.
Nel marzo del 2010 partecipai alle elezioni regionali in Basilicata come candidato alla Presidenza della Regione insieme alla nostra lista “Io amo la Lucania”. Inizialmente avrei dovuto essere il candidato alla Presidenza del centro-destra, avendo Silvio Berlusconi dato il suo assenso a far convergere il sostegno del Pdl sul mio nome. Senonché il veto posto nei miei confronti da Gianfranco Fini e il ripensamento di Berlusconi, mi portarono ad andare avanti comunque in modo del tutto indipendente. Fu un azzardo dal momento che in Basilicata avevamo solo una ventina di iscritti. Eppure al momento del voto il 29 marzo ottenni circa 30 mila voti, pari a circa il 9% dei consensi. Nel capoluogo Potenza il consenso personale arrivò al 20%. Avevamo un personaggio prestigioso confluito nella nostra lista, il sindaco di Melfi Alfonso Ernesto Navazio, che scelse di aderire a Io amo l’Italia abbandonando il Pdl. Il buon successo personale gli ha consentito di diventare il nostro primo consigliere regionale. Non si è potuto fare di più perché la lista “Io amo la Lucania” nel suo insieme ottenne circa un terzo del consenso dato alla mia persona.
Nel maggio del 2010 partecipammo alle elezioni comunali a Gela, in provincia di Caltanissetta. Lì avevamo una nostra lista, Io amo Gela, ma sostenevamo il candidato sindaco indicato dal Pdl. Il sostanziale insuccesso ci fece comprendere che fu un errore allearci elettoralmente con un soggetto politico e sostenere un candidato sindaco screditati.
Nel maggio 2011 abbiamo partecipato alle elezioni comunali a Milano, Trecate (Novara), Busto Arsizio e Gallarate (Varese), Adria (Rovigo), Rimini, Oria (Brindisi), Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), Melfi (Potenza) e all’elezione per la Provincia di Macerata. Siamo riusciti ad eleggere dei nostri consiglieri solo a Melfi (2) e ad Oria (2). A Melfi ci siamo presentati in modo del tutto indipendenti politicamente ed elettoralmente, con la lista “Io amo Melfi” e il candidato sindaco Mina Sassone che al ballottaggio ha ottenuto il 37,12% . Ad Oria ci siamo presentati con la nostra lista “Io amo Oria” sostenendo il candidato sindaco del centro-destra Pino Carbone, aggiudicandoci in assoluto il più alto consenso tra i partiti (14,49%) ed ottenendo solo due seggi, non essendo il candidato sindaco del centro-destra riuscito a spuntarla sul rivale del centro-sinistra attestandosi al 43,8% dei consensi. Sia a Melfi sia a Oria abbiamo avuto dei candidati forti, rappresentativi del territorio, che avevano già ricoperto gli incarichi di sindaci, assessori o consiglieri.
Voglio soffermarmi sull’elezione amministrativa più importante, quella del Comune di Milano. Vi abbiamo partecipato con la nostra lista Io amo Milano, il nostro simbolo e i nostri candidati, quindi abbiamo chiesto ai milanesi di votarci, ma abbiamo fatto convergere il nostro sostegno come lista al candidato sindaco del centro-destra Letizia Moratti. Nel momento in cui i milanesi di centro-destra hanno inequivocabilmente bocciato Berlusconi, che era il capolista del Pdl concedendogli metà dei voti ottenuti nel 2006, e hanno espresso la loro disaffezione nei confronti della Moratti, scegliendo di non andare a votare, la ricaduta sulla nostra lista è stata fortemente negativa. Abbiamo ottenuto come lista poco più di 3 mila voti mentre personalmente, come capolista, ho ottenuto solo 1.128 voti.
Nella valutazione complessiva del risultato negativo a Milano dobbiamo sicuramente tener conto del fatto che non abbiamo un radicamento territoriale, che i nostri iscritti sono ancora pochi, che non vi è stata sufficiente chiarezza e adeguata condivisione della strategia politica ed elettorale, che disponevamo di risorse limitate per affrontare i costi della campagna elettorale, che non abbiamo avuto una sufficiente visibilità mediatica. Tutto ciò è vero così come lo è l’effetto disastroso dell’essere stati percepiti come chi era salito per opportunismo elettorale sul carrozzone di Berlusconi e della Moratti che sono stati i grandi sconfitti.
In particolare la sconfitta personale di Berlusconi a casa sua, nel suo collegio elettorale di Milano, conferma di più ogni altro dato certo il tracollo del berlusconismo inteso come il sistema di potere che negli ultimi 17 anni ha visto Berlusconi il protagonista assoluto della politica italiana, quale collante sia del centro-destra sia del centro-sinistra. Questo sistema politico oggi non esiste più, così come Berlusconi ha cessato di essere l’uomo dei miracoli che con la sua sola presenza era in grado di capovolgere le sorti di elezioni impossibili determinando la vittoria dei candidati del centro-destra.
Il quadro che si presenta oggi è quello di una fase di transizione caratterizzato dalla più assoluta confusione sul piano dei valori e delle identità politiche. E’ stato estremamente significativo prendere atto che il fronte che si è schierato per il Sì ai referendum del 12 e 13 giugno 2011 andava da cardinali di spicco della Chiesa cattolica fino a Beppe Grillo, così come è indubbio che una parte del centro-destra si è anch’essa schierata per il Sì. Metà degli elettori della Lega Nord sono andati alle urne, favorendo comunque il raggiungimento del quorum e, una parte di loro, ha votato per il Sì. Si è così registrata una dissonanza pubblica tra la posizione di Umberto Bossi, che non è andato a votare, e quella del ministro dell’Interno Roberto Maroni, del sindaco di Verona Flavio Tosi e del governatore del Veneto Luca Zaia che si sono invece recati alle urne. Quest’ultimo ha addirittura fatto apertamente propaganda a favore del Sì annunciando nella giornata di domenica 12 giugno, a urne ancora aperte, che aveva votato quattro Sì.
Il quadro complessivo è di un’Italia che aggrega un fronte il cui unico collante ideologico è l’anti-berlusconismo, la volontà di cambiare con l’attuale sistema politico, anche se questo avviene all’insegna della menzogna sulla realtà dei quesiti referendari, speculando spudoratamente sul rischio che l’acqua avrebbe potuto non essere più un bene pubblico e tacendo sulla realtà della pesante dipendenza energetica dal petrolio e dal gas che suggerisce quantomeno di aprirsi alla ricerca scientifica sul nucleare e su altre prospettive energetiche. Il “popolo del Sì” è la rappresentazione del calderone che mette insieme tutto e il contrario di tutto, dalla Chiesa relativista e buonista ai Grillo parlanti ciarlatani e catastrofisti, cristiani, socialisti, nazionalisti, laici, laicisti, comunisti, ambientalisti, islamici e qualunquisti.
Questa è l’Italia peggiore che l’odio nei confronti di Berlusconi abbia potuto produrre, dove è del tutto evidente la responsabilità di Berlusconi stesso che ha ormai perso la consapevolezza della realtà degli italiani, è un leader politico ossessionato da cause che sono di per sé giuste ma che lui ha ridotte a parodie sbagliando contenuti, modi e tempi della denuncia. Berlusconi è ormai un uomo braccato che pensa solo a difendersi ripetendo la stessa litania risultando persino patetico, continuando a scherzare sulle sue inclinazioni sessuali non comprendendo che gli italiani sono ormai stanchi se non esasperati perché i problemi reali sono altri, dal lavoro che scarseggia al fisco che è una rapina armata nelle case degli italiani, dai bambini che non nascono più ai giovani senza prospettiva, dalle famiglie super-indebitate agli imprenditori e liberi professionisti che per sopravvivere sono costretti ad evadere le tasse, dalla criminalità organizzata che ormai ha attecchito a Torino e Milano alla minaccia del radicalismo islamico che si espande attraverso una rete inarrestabile di moschee e scuole coraniche.
In questo contesto l’appello di Io amo l’Italia di boicottare le urne e di dar vita a un “Comitato per il non voto al referendum del 12 e 13 giugno 2011” è stata un’iniziativa che ha saputo rapportarsi correttamente alla realtà, nella consapevolezza che l’unico modo per impedire la vittoria del Sì menzognero e demagogico era il non voto. Purtroppo sia noi sia soprattutto Berlusconi e Bossi ci siamo mossi troppo tardi. In particolare è stato controproducente che il centro-destra attraverso i suoi portavoci ufficiali ha continuato a predicare la libertà di voto, quasi che non fosse poi così interessato a difendere delle leggi che aveva voluto, per l’evidente timore che se si fosse apertamente schierato per il non voto e se il Sì avesse comunque vinto ci sarebbe stato un contraccolpo duro per la sorte del governo. Il risultato è che il Sì ha comunque vinto e che il contraccolpo duro per la sorte del governo c’è stato comunque!
Ebbene, carissimi Protagonisti e Amici di Io amo l’Italia, proprio sulla base dell’insieme di questo quadro politico che sta deflagrando e della nostra seppur breve esperienza politica ed elettorale, sono arrivato al convincimento che oggi noi dobbiamo osare, dobbiamo avere il coraggio di mettere le Ali, l’acronimo del nostro movimento politico, per volare alto, partecipando in modo del tutto indipendente come soggetto politico e soggetto elettorale in un’Italia che sta per affrontare un terremoto politico senza alcuna certezza del presente e del futuro.
Io amo l’Italia potrà vincere questa sfida storica se riusciremo a diventare il punto di certezza, nel generale disorientamento valoriale ed identitario, di chi incarna la fede nei valori non negoziabili (sacralità della vita, dignità della persona, libertà di scelta) e la centralità delle regole (diritti che garantiscono tutti senza alcuna discriminazione e regole che vincolano tutti senza alcuna eccezione). Se riusciremo ad emergere come chi incarna la certezza, nel relativismo e qualunquismo diffuso, del sodalizio di fede e ragione per rapportarsi in modo oggettivo e responsabile con la realtà circostante, e del riscatto dell’amore per se stessi, l’amore per l’Italia e gli italiani, senza cui non potremo essere forti dentro ed essere capaci di rapportarci in modo costruttivo e amorevole con il prossimo. Se riusciremo a individuare, di fronte alla stagnazione economica, un nuovo modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato che mette al centro la persona, il libero imprenditore come protagonista dello sviluppo affidando allo Stato e alle istituzioni il ruolo di garanti del rispetto delle regole che devono valere indistintamente per tutti, favorendo i micro, piccoli e medi imprenditori proprio perché si fondano sulla centralità della persona e della famiglia naturale, perseguendo il traguardo del bene comune che si traduce nel bene dei nostri figli e dei nostri nipoti. Se riusciremo a far primeggiare, nel contesto del suicidio-omicidio demografico in atto, un nuovo modello sociale che promuova la cultura della vita, sostenendo la natalità, la maternità, la famiglia naturale, l’educazione olistica dei giovani affinché siano strutturalmente solidi, capaci di far sì che ciò che imparano e conoscono corrisponda ai valori non negoziabili in cui credono e si traduca nelle opere buone che realizzano.
Io amo l’Italia potrà vincere questa sfida storica se riusciremo a operare con successo lungo quattro direttrici:
1) Consolidamento del radicamento sul territorio. Significa avere un maggior numero di iscritti Protagonisti e di Amici che simpatizzano per il nostro movimento politico. Così come significa dar vita ad una organizzazione solida e capillare che, da un lato, consenta a chiunque aderisca ad Ali di trovare subito la sua adeguata collocazione che possa valorizzare al meglio le sue competenze e soddisfare il più possibile le sue aspettative; dall’altro di tradurre in atti positivi la proposta politica di Ali, coniugando efficienza, economicità e crescita personale.
2) Elaborazione di una strategia politica ed elettorale vincente. Sulla base dell’opzione scelta e condivisa dal nostro movimento politico, dobbiamo essere in grado di tradurla in una strategia che definisca gli obiettivi da perseguire, le tappe per conseguire gli obiettivi, la modalità di attuazione. E’ fondamentale essere capaci di indicare delle soluzioni concrete ai problemi reali degli italiani, assumendo delle iniziative che siano in grado di mobilitare l’opinione pubblica ed evidenziare la nostra volontà e capacità di essere presenti tra i cittadini recependo correttamente le loro istanze e realizzando le loro legittime aspettative.
3) Acquisire una maggiore visibilità mediatica. In quest’epoca dove i mezzi di comunicazione di massa costituiscono il principale investimento degli attori della politica, senza considerare secondario il rapporto diretto con i cittadini dobbiamo essere in grado di diffondere in seno alle grandi masse la notizia che Io amo l’Italia esiste, che ha uno specifico programma politico, che assume delle iniziative significative, apprezzabili e che potrebbero essere condivise. Per far ciò è fondamentale che parlino di noi le televisioni, le radio, i giornali e le riviste, i siti e i blog e i social network in Internet. Dobbiamo cogliere tutte le opportunità che ci vengono offerte ed esplorare quelle finora restie a parlare di noi per una ragione o per un’altra, affinché si accresca e si diffonda la nostra visibilità mediatica, perché è del tutto evidente che se la gente non ci conosce non potrà mai votarci.
4) Individuare le risorse finanziarie necessarie per i costi dell’organizzazione politica e delle campagne elettorali. Una volta che Io amo l’Italia diventerà un soggetto politico credibile e autorevole, con un radicamento territoriale a livello nazionale, una organizzazione solida ed efficiente, con una strategia politica chiara ed efficiente, presente sui mezzi di comunicazione di massa con regolarità, allora diventerà possibile ricevere dei contributi finanziari da coloro che dispongono di risorse e scelgono di investire nel nostro movimento politico condividendone i valori fondativi e gli obiettivi da perseguire.
Preciso, avviandomi alla conclusione di questa lunga esposizione del dibattito a cui vi invito accoratamente a partecipare, che preferisco considerare Io amo l’Italia un movimento e non un partito politico, perché il movimento politico si fonda sull’inclusione anziché sull’esclusione così come privilegia il successo della causa comune rispetto all’accaparramento di poltrone e denaro. Fermo restando che come movimento siamo un soggetto politico compiuto che svolge attività politica, partecipa alle elezioni e aspira a governare l’Italia.
Quest’ultimo chiarimento è fondamentale per determinare la scelta circa il futuro di Io amo l’Italia. Dobbiamo essere consapevoli che la ragione essenziale per la quale siamo in politica è favorire il cambiamento qualitativo della cultura politica, la promozione di un nuovo modello di sviluppo e di un nuovo modello di società. Non siamo invece in politica per ottenere poltrone e denaro fine a se stessi.
Carissimi Protagonisti e Amici di Io amo l’Italia, è giunta l’ora di avere il coraggio di essere pienamente se stessi nella nostra casa comune! Affrontiamo insieme con la schiena dritta e a testa alta l’emergenza etica che è all’origine della deriva economica, del degrado politico e del suicidio della nostra civiltà. Cominciamo con il riscattare il diritto-dovere di usare la ragione per rappresentare correttamente la realtà senza mistificarla per ignoranza, ingenuità, paura o collusione ideologica. Contemporaneamente affermiamo la cultura dell’amore per l’Italia concepita come la nostra casa comune, perché se non ci amiamo finiremo per capitolare sia di fronte alla Cina capital-comunista sul piano economico sia di fronte all’ideologia islamica sul piano valoriale e identitario. Quindi affermiamo la fede nei valori non negoziabili che sostanziano l’essenza della nostra comune umanità, per dare un’anima all’Italia e all’Europa forte della sacralità della vita, della dignità della persona e della libertà di scelta. Infine affermiamo la certezza delle regole che sostanziando diritti e doveri che garantiscono ma al tempo stesso vincolano tutti indistintamente, corrispondendo al requisito incontrovertibile per il perseguimento del bene comune.
Carissimi Protagonisti e Amici di Io amo l’Italia, è giunta l’ora del riscatto! Assumiamo la storica missione di affrancarci dalle ideologie del relativismo, laicismo, buonismo, islamicamente corretto, soggettivismo giuridico e formalismo democratico che sfociano nel nichilismo, restando Fedeli alle radici giudaico-cristiane, diventando Protagonisti di verità e libertà, ergendoci a Testimoni di fede e ragione, elevandoci a Costruttori della civiltà di valori e regole.
Carissimi Protagonisti e Amici di Io amo l’Italia, è giunta l’ora di agire! Uniamoci per affermare una concezione etica della cultura politica affinché la politica corrisponda autenticamente al servizio della collettività; per promuovere un nuovo modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato coniugando il libero mercato con il bene comune; per assicurare un nuovo modello di società che metta al centro la promozione della cultura della vita, il sostegno alla famiglia naturale, la necessità dell’educazione olistica che coniuga strutturalmente la dimensione della conoscenza, dei valori e delle opere.
Sì, noi siamo Fedeli alle radici giudaico-cristiane. E ce la faremo!
Sì, noi siamo i Protagonisti di verità e libertà. E ce la faremo!
Sì, noi siamo Testimoni di fede e ragione. E ce la faremo!
Sì, noi siamo i Costruttori della civiltà di valori e regole. E ce la faremo!
Sì, noi amiamo l’Italia. E ce la faremo!
Vi abbraccio fraternamente, vi auguro di cuore salute per il corpo, serenità per l’anima, nuovi successi per gioire, nuovi traguardi per crescere, sempre e comunque un mondo di bene.
Magdi Cristiano
(Fabrica di Roma, 18 giugno 2011)



Roma in marcia per difendere il valore della vita
Non sono un “moralista” ma certi personaggi del centro destra porterebbero solo discredito al nostro movimento!
Nel mio precedente commento per ciò che concerne le alleanze in vista di future elezioni avevo votato per l’opzione: INDIPENDENTE MA ALLEATO DEL CENTRO DESTRA ALLE ELEZIONI.
Ebbene. Dopo aver visto i personaggi con cui si è circondato l’On Scilipoti non posso che optare per la soluzione che indica l’assoluta indipendenza del movimento!!
Come si può accettare che un movimento che si richiama ai valori spirituali ed etici possa allearsi con personaggi come Sara Tommasi, la quale tutt’altro rappresenta che i valori dello spirito!
Il momento migliore
Credo che mai come in questo momento ci sia bisogno di un nuovo soggetto politico in grado di intercettare malumori e delusioni molto diffusi nei confronto dell’attuale classe politica e dirigente.
Stando a quello che dicono alcuni sondaggisti oltre il 45% degli italiani non si sente rappresentato dai partiti attualmente in campo ed oltre il 41% ha dichiarato di non voler andare a votare alle prossime elezioni o comunque di essere molto indeciso se farlo.
Questo significa che presentarsi adesso all’elettorato con una proposta politica chiara e di rottura rispetto alla linea seguita finora, specialmente in materia di ripristino di sovranità nazionale economica e monetaria significherebbe avere di fronte una prateria da cavalcare.
Il problema più grosso rimane comunque la visibilità; non credo che ad una proposta politica di tal fatta con un richiamo netto a valori non negoziabili troverebbe scarsissimo spazio negli organi di informazione di massa attualmente presenti e sicuramente si troverebbe di fronte un tentativo di affossamento da parte della tecnocrazia comunitaria e bancaria, che poi sono la stessa cosa.
Comunque le elezioni prima o poi dovranno svolgersi, pertanto il movimento dovrebbe cominciare a muoversi per partecipare alle elezioni nazionali e trovare dei candidati all’altezza in tutta Italia capaci di trasmettere in campagna elettorale un messaggio forte di discontinuità politica basato sugli elementi sopra evidenziati.
Credo che sarebbero sufficienti gli spazi comunicativi riservati ai partiti che partecipano alle elezioni per raccogliere un ampio consenso.
Sarebbe il caso di dire, parafrasando un famoso slogan: “Se non ora, quando?”
Condivido pienamente quello che afferma Magdi Allam sui valori non negoziabili e sul governo dei poteri forti di Monti. Mi spavento, infatti, di fronte all’enorme conflitto di interessi presente nell’esecutivo varato dal Presidente Napolitano. Ma non posso non rilevare con rammarico che la democrazia è sospesa, nel senso che il sistema democratico in sè sembra vacillare, perché dimostra che i partiti politici non riescono a prendere decisioni impopolari necessarie e secondo giustizia, preoccupati solo di calcolare le eventuali conseguenze sul proprio elettorato di riferimento. Non sono all’altezza di governare i momenti di crisi profonde come l’attuale. Quindi il governo Monti sta coprendo un vuoto legislativo e di governo a causa della paralisi delle forze politiche elette legittimamente in Parlamento. Una anomalia che denuncia la quasi impossibilità del Parlamento di operare per il bene comune, fino a delegare a un governo tecnico, non scelto dai cittadini,decisioni che la politica dovrebbe dirigere verso l’equità, pur di defilarsi da provvedimenti ritenuti troppo costosi sul piano elettorale. Ormai ci sono solo politici che pensano a come farsi rieleggere alle prossime elezioni piuttosto che statisti che pensano al futuro delle prossime generazioni. Per cui, un partito nuovo, in discontinuità con questo squallido spettacolo, deve presentarsi non per difendere interessi di parte ma per una politica onesta, trasparente e coraggiosa che faccia giustizia di troppi privilegi e ponga fine ad un paese dove la legge non è rispettata ma sempre derogata, in quanto tutti si sentono in diritto di pretendere esenzioni. L’Italia deve diventare uno Stato di diritto e non uno Stato ‘fondato sulle deroghe’!
osservazioni
dove sono i cattolici in politica? A destra a sinistra al centro…, è necessario che un nuovo soggetto politico raccolga consensi da parte dei cattolici e non. Pare che una grande parte degli elettori sia indecisa con chi stare. I principi cristiani sono luce e salvezza: la promozione integrale della persona umana fatta ad immagine e somiglianza di Dio, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale,la famiglia come cellula fondamentale , fondata sull’unione inseparabile tra un uomo e una donna, la giusta ed equa distribuzione delle risorse e della ricchezza… .
E’ necesaria una politica trasparente con persone che amano il bene comune, la giustizia e disposti a morire per promuovere tali valori.
Credo che Ali potrà raggiungere il successo solo se eviterà di allearsi o, peggio, di fondersi con il PDL. Tutto infatti gioca a nostro sfavore, sulla carta: scarsa visibilità mediatica, difficoltà a reperire fondi, problemi legati alla costruzione da zero di un nuovo partito, posizioni politiche in controtendenza e fuori dal coro… C’è però qualcosa che, se sapremo fare fino in fondo, senza venire a compromesso con forze che si sono dimostrate demagogiche, incapaci e anche poco sensibili al bene comune (il PDL e la Lega)ci potrà portare alla fine alla vittoria: dire la verità al di là delle convenienze del momento e dei miopi utilitarismi; e la verità è che l’Europa è stata danneggiata non solo dall’ideologia marxista, ma anche dalla mentalità personificata da Berlusconi: un liberismo individualista, relativista e materialista che rinnega le radici cristiane della civiltà europea, tanto da giungere a proporre l’ingresso della Turchia nell’Unione.
GRAZIE MAGDI, IL FALLIMENTO DEL BERLUSCONISMO E’ IL FALLIMENTO DELL’IDEOLOGIA LIBERISTA ABBRACCIATA SIA DALLA DESTRA CHE DALLA SINISTRA( SINCERAMENTE NON HO VISTO GRANDI DIFFERENZE TRA IL CAV E PRODI!), IN TUTTA EUROPA TALE IDEOLOGIA HA PRODOTTO MOLTI DANNI ED E’ PERICOLOSA QUANTO IL COMUNISMO SOVIETICO( BASTA GUARDARSI INTORNO) DAL PUNTO DI VISTA SOCIO ECONOMICO.AL POSTO DEI BUROCRATI SOVIETICI NOI ABBIAMO SPECULATORI E RICCHI DISONESTI CHE STANNO SPOLPANDO LE CLASSI POPOLARI,QUINDI BEN VENGA UN MOVIMENTO, MA CHE NON SIA COME IL PDL, CIOE’ UN PARTITO REPUBBLICANO O LIBERALE CAMUFFATO DA PARTITO POPOLARE, SAREBBE L’ENNESIMA SOLA .CON RISPETTO PAOLO
Credo fermissimamente che Io amo l’italia debba proseguire il proprio cammino politico in modo indipendente.In questo modo non ci saranno compromessi di nessun tipo,non ci saranno controversie e rancori e,cosa più importante,sarà motivo di orgoglio aver raggiunto un risultato importante.
Mi auguro di cuore che persone come Cristiano e collaboratori possano dare nuova linfa e un volto migliore alla mia e nostra Italia,con questo porgo i miei più calorosi saluti…in fede massinmiliano
PENSO CHE SIA IMPORTANTE CREARE IN ITALIA UN’ALTERNATIVA AI MARXISTI E AI NEOLIBERISTI,SIA IL CENTROSINISTRA CHE IL CENTRODESTRA HANNO DIMOSTRATO DI NON ESSERE DALLA PARTE DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO ,MA DALLA PARTE DEI POTERI FORTI.PORTANDOCI VERSO IL BARATRO.QUINDI CON TUTTO RISPETTO, NE’ CON BERLUSCONI,NE’ CON BERSANI,MA UN MOVIMENTO POLITICO CULTURALE CHE SI ISPIRI AL CRISTIANESIMO SOCIALE, APERTO A TUTTI GLI ITALIANI CCHE VERAMENTE VOGLIONO BENE AL NOSTRO PAESE